Sono trascorsi sei anni, da quando l’amministrazione comunale del centro federiciano, retta all’epoca da Antonio Tutolo fu costretta a dichiarare il dissesto economico-finanziario dell’ente, prendendo formalmente atto della sentenza della Corte dei Conti. Un fatto non solo ascrivibile ad una questione meramente economica, ma anche e soprattutto politico. All’epoca dei fatti, l’opinione pubblica si divise tra sostenitori dell’operato dell’amministrazione comunale e, detrattori, in verità molto pochi, i quali ritennero gli allora amministratori responsabili di una mala gestio nel riscuotere i crediti che pure l’ente vantava. Tutolo difese il proprio operato sostenendo di non aver contratto “un solo centesimo di mutuo”, ma, per contro “di aver pagato i debiti delle altre amministrazioni”. Oggi, a sei anni di distanza dall’inizio di una fase per molti versi buia e calante sul piano delle finanze pubbliche, l’ente si avvia verso le fasi finali del percorso amministrativo. Nel gennaio scorso il Sindaco Giuseppe Pitta, aveva fatto sapere, durante una conferenza stampa, della uscita dal dissesto e della chiusura del bilancio con un avanzo “libero” di 8 milioni di euro, “senza aver mai speso un centesimo di anticipazioni di cassa, che era uno dei motivi che ci mandava in dissesto finanziario unitamente alla riscossione bassa della TARI, ora migliorata”, aveva aggiunto il primo cittadino. La procedura di dissesto non è più in corso afferma ai microfoni de l’Attacco, Fabrizio Abate, all’epoca assessore al bilancio del Comune di Lucera e vice Sindaco, oggi volutamente in panchina ma al fianco dei compagni del Partito Democratico che in Consiglio occupano ben due scranni -. Sono trascorsi cinque anni da quando si è aperta tale procedura ed è dallo scorso anno che essa è conclusa ora si attende la restituzione di tutto ciò che residua dall’Osl (Organismo Straordinario di Liquidazione), una prassi che è indipendente dalla chiusura della procedura legale di dissesto. L’ente è tornato in bonis ed è in una fase di gestione ordinaria, in quanto la debitoria è stata pagata”, ha continuato il commercialista lucerino, sostenendo l’inutilità della sentenza che all’epoca sancì il regime di dissesto.
“Allora come oggi ed i fatti mi hanno poi dato ragione, non compresi le reali motivazioni per le quali la Corte dei Conti stabilì il dissesto, non condivisi quella sentenza. Si è verificato puntualmente quello che dissi durante la conferenza stampa che tenemmo per spiegare le circostanze, e ciò che a mio modo di vedere non c’erano gli elementi per condannare il Comune di Lucera al dissesto, ma le sentenze si rispettano anche se non si condividono e allora fummo costretti a dichiararlo e votarlo in Consiglio comunale, pur avendo un’altra possibilità, più drastica: quella di far sciogliere il Consiglio e passare la mano ad un commissario straordinario ad acta che comunque avrebbe percorso la medesima strada che è stata battuta dall’amministrazione comunale. La motivazione per la quale non condivisi la sentenza della Corte dei Conti è legata al fatto che l’ente aveva una massa attiva molto più elevata di quella passiva, parliamo di una massa attiva pari a 64 milioni di euro, a fronte di una passiva di circa 40 milioni. Un’anomalia, mi chiedo quale ente finisca in dissenso se i crediti vantati sono superiori ai debiti”, ha evidenziato Abate.
“Con la massa attiva sono stati pagati i debiti, sia pure in maniera ridotta, ma, ripeto, a mio modesto parere, ed i fatti mi hanno dato ragione, non c’erano i presupposti per finire in dissesto tant’è che esso non ha portato chissà quale cambiamento alla vita economico-finanziaria della città. Il Comune ne è uscito decorosamente e dignitosamente, da un punto di vista legale la fine del dissesto è stata scritta un anno fa, certo, l’amministrazione potrebbe pure decidere di abbassare i tributi locali, si tratta di una scelta politica, probabilmente se ciò non viene fatto è perché si incassare le somme per poter fare altri investimenti, sostenendo altri costi, non dimentichiamo che negli anni scorsi si è dovuto provvedere a realizzare una serie di progettualità per l’anno della Capitale. C’è da dire che ogni amministrazione contrae dei debiti, in passato c’è chi ne ha strafatti e chi ne ha dovuto pagare le conseguenze. Devo dare atto che chi ha amministrato la città in questi ultimi anni, lo ha fatto in maniera ordinata, gestendo la fase del dissesto, fornendo risorse sufficienti e, talvolta, anche in misura maggiore, all’Osl che ha sua volta ha condotto la prassi in maniera lineare. L’Organismo Straordinario di Liquidazione è stato capace di convincere i creditori ad accettare la transazione con una riduzione del 40% di quanto avevano diritto. Ora, entro fine anno l’Osl terminerà il suo lavoro e ci sarà la piena ordinarietà dell’ente con il bilancio di previsione di fine anno”, ha concluso.
Una visione meno disincantata è invece quella di Antonio Tutolo, oggi tra i banchi dell’opposizione in quanto consigliere di minoranza. “Affermare come si va dicendo che il Comune di Lucera è uscito fuori dal dissesto è una menzogna, innanzitutto perché occorre il parere del Ministero delle Finanze, in politica non basta parlare, bisogna supportare le parole con degli atti, altrimenti si fa come con la questione del tubone – afferma Tutolo -. Non tutti i creditori dell’ente hanno accettato la transazione proposta, questi ultimi torneranno ad esigere quanto gli spetta, attuando tutte le procedure che la legge gli offre, anche quelle che la procedura di dissesto aveva congelato. La situazione in cui mi trovai io era differente, in quanto il Comune non era dotato dell’ente di riscossione. Appena insediato, con la mia amministrazione presentai alla Corte dei Conti un piano di riequilibrio finanziario pluriennale. La legge stabilisce che entro 90 giorni la Corte dei Conti si deve pronunciare circa tale piano di riequilibrio, nel caso di Lucera, noi ricevemmo comunicazione da Roma dopo 5 anni, dopo che molti debiti erano stati già pagati. Tante anomalie e poche risorse”.
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