I Sindaci dei Comuni di Chieuti, Diego Iacono, e di Serracapriola, Michele Leombruno, hanno inviato questa mattina un protocollo istituzionale congiunto indirizzato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Sottosegretario On. Tullio Ferrante e ai vertici di Rete Ferroviaria Italiana (RFI). L'obiettivo è fare immediata chiarezza sulle recenti notizie di stampa relative all'avvio dell'iter preliminare per il ripristino della fermata passeggeri "Chieuti-Serracapriola" lungo la tratta adriatica in corso di raddoppio. La nota congiunta nasce a seguito delle dichiarazioni trionfalistiche diffuse lo scorso 30 ottobre dai deputati di Forza Italia On. Andrea Caroppo e On. Giandiego Gatta. I parlamentari hanno annunciato l'avvio delle attività istruttorie da parte di RFI per reinserire lo scalo, soppresso oltre dieci anni fa nei progetti preliminari dell'opera. “Accogliamo con misurato ottimismo l’interessamento della politica parlamentare”, dichiarano congiuntamente i Sindaci Iacono e Leombruno. “Tuttavia, l’esperienza amministrativa ci impone di rimanere fermamente ancorati alla realtà degli atti. Ad oggi siamo di fronte a mere manifestazioni d'intenti a mezzo stampa. Non esiste alcun decreto ministeriale, provvedimento d'urgenza o variante formale approvata che modifichi il progetto esecutivo di un’opera da 700 milioni di euro che è già interamente cantierizzata e avanza speditamente. In assenza di un atto formale vincolante e dotato di autonoma copertura finanziaria, il rischio che i treni sfreccino sul doppio binario cancellando per sempre la nostra storica fermata resta drammaticamente concreto”.

L'olio extravergine di oliva prodotto nel Gargano e, più in generale, in tutta la Capitanata rappresenta una delle espressioni più autentiche e prestigiose del patrimonio agroalimentare pugliese. Un'eccellenza che, anche attraverso produzioni certificate DOP, racconta la storia, la cultura, le tradizioni agricole e l'identità di un territorio che possiede tutte le caratteristiche per competere sui mercati nazionali e internazionali. Eppure, ancora una volta, ci troviamo di fronte a una contraddizione difficile da accettare: un prodotto di elevatissima qualità, riconosciuto per le sue caratteristiche organolettiche e per il suo legame con il territorio, viene commercializzato a prezzi particolarmente bassi, spesso insufficienti a garantire ai produttori un adeguato recupero dei costi sostenuti. Le lamentele degli olivicoltori sono legittime. Produrre olio extravergine di qualità comporta investimenti, lavoro, competenze, costi di raccolta, trasformazione e gestione aziendale. Quando il prezzo riconosciuto al produttore non remunera adeguatamente questi sacrifici, non è soltanto l'impresa agricola a essere penalizzata, ma l'intero sistema economico territoriale. Ma il problema non può essere affrontato continuando a parlare esclusivamente di prezzo.

L’ennesimo annuncio di lavori alla galleria Palombari riaccende il dibattito sui collegamenti tra Vieste e il resto della provincia di Foggia. Aldo Ragni, dirigente di Italia Viva affida a un lungo post sui social una riflessione sulle ripetute chiusure delle gallerie e sulle conseguenze per residenti, lavoratori, studenti e turisti. A far discutere è soprattutto la durata dei nuovi interventi annunciati: 217 giorni. Un periodo che, secondo Ragni, si aggiunge a una lunga serie di disagi registrati negli ultimi cinque anni. "Ho sempre contestato quella lettura, piuttosto diffusa tra molti miei concittadini, secondo cui Vieste e il Gargano sarebbero territori poco considerati, dimenticati dalle istituzioni e trattati come periferie di cui ci si ricorda soltanto occasionalmente", esordisce Ragni. Una convinzione che, però, ammette di aver cominciato a rivedere proprio alla luce delle continue interruzioni della viabilità.

Dal carovita al diritto allo studio, gli studenti hanno attraversato l'Italia insieme ai lavoratori. Al centro della protesta la richiesta di risorse per formazione, servizi e autonomia, futuro è sceso in piazza prima ancora di diventare un contratto di lavoro, una casa da affittare, una vita indipendente. Le manifestazioni di venerdì hanno attraversato l'Italia portando nelle strade studenti e lavoratori, uniti dalla contestazione del carovita e delle politiche di riarmo. Dietro gli striscioni, una preoccupazione comune: il progressivo restringersi delle possibilità di studiare, lavorare e costruire un'autonomia economica. Lo sciopero generale proclamato dall'Unione sindacale di base ha incrociato la mobilitazione delle organizzazioni studentesche. Prezzi, affitti, bollette e salari insufficienti hanno composto una piattaforma nella quale il diritto allo studio è diventato parte di una questione sociale più ampia. Le organizzazioni hanno contestato un futuro segnato da precarietà e lavoro povero, chiedendo un'istruzione pubblica accessibile e risorse destinate ai bisogni sociali. Per chi frequenta una scuola o un'università, le difficoltà cominciano prima dell'ingresso nel mercato del lavoro: trasporti, materiali didattici, alloggi e costi della formazione pesano sulle famiglie. A Bari, nella manifestazione partita da piazza Umberto, le richieste hanno riguardato anche finanziamenti strutturali per le borse di studio, un biglietto unico regionale dei trasporti e interventi sugli edifici scolastici. Forte l'adesione a Foggia dove il corteo ha raggiunto la Provincia, intrecciando la protesta contro il carovita alla richiesta di scuole sicure. La manutenzione degli istituti è stata uno dei temi centrali richiamati dagli studenti. Le piazze hanno così posto una domanda che resta anche quando i cortei si sciolgono: quali prospettive attendono chi oggi studia? La risposta passa dalla possibilità di accedere alla formazione, completarla e trovare un lavoro che consenta di vivere del proprio reddito. È lungo questo percorso che vanno cercate opportunità e fratture.

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