Oltre seicento segnalazioni all’Amiu, topi tra i cassonetti, una città che “affoga nei rifiuti”: così il Corriere del Mezzogiorno di domenica ha raccontato Foggia. La vicesindaca e assessora all’Ambiente Lucia Aprile ha risposto ammettendo “errori nella comunicazione” e sostenendo che “la parte sana della città” starebbe con l’amministrazione; la presidente di Amiu Puglia, Antonella Lomoro, ha parlato di “sacche di resistenza” tra i cittadini e di dati in crescita. Abbiamo chiesto un commento all’avvocato Michele Vaira, penalista, che dal gennaio 2023, insieme alle associazioni ambientaliste e dei consumatori, ha denunciato alla Procura, alla Corte dei conti e all’Anac l’affidamento novennale del servizio ad Amiu Puglia, e che oggi rappresenta il Wwf come parte civile nel processo che ne è scaturito.

Avvocato Vaira, la vicesindaca ammette gli errori, ma li circoscrive alla comunicazione, e afferma che i dati le danno ragione e che “la parte sana della città” è con l’amministrazione. Condivide?
Dalle sue parole si coglie una cosa sola: non hanno capito che la cittadinanza li ha abbandonati. Completamente. La parte davvero sana di questa città è esattamente quella che ha la competenza per capire che il servizio è un disastro. Ed è la stessa parte che, sbagliando, aveva puntato su di lei. Perché la vicesindaca era, diciamolo, priva di competenze specifiche e di esperienza amministrativa; ma quantomeno appariva abbastanza libera da impegni lavorativi, slegata dalle logiche di partito, animata da un forte senso civico e, soprattutto, dall’umiltà di farsi guidare da chi, per navigata esperienza nel campo ambientale e per competenze professionali, aveva anticipato che affidare il servizio ad Amiu per altri nove anni sarebbe stato un disastro annunciato. Un minuto dopo aver messo piede a Palazzo di Città ha svelato la sua vera identità, che è l’esatto opposto. Gli errori di comunicazione sono l’ultimo dei problemi: il problema è il servizio, e il servizio non funziona. Lo dicono seicento segnalazioni, non un sondaggio.

Eppure la vicesindaca viene proprio dal mondo delle associazioni e della società civile. Che cosa è cambiato?
Non è cambiata la società civile. Quella è sana, e dice sempre le stesse cose, inascoltata, da anni: i dati falsati, i cassonetti mai sostituiti, il piano industriale di fantasia, la Tari dei foggiani finita a coprire le perdite di Bari. È cambiato l’atteggiamento di chi prima ne era la rappresentante, e ne sottoscriveva gli esposti, e ora ne è la principale avversaria. Qualcuno dice che a far cambiare idea sia l’indennità. Non so se questa spiegazione sia corretta e, francamente, il perché non mi interessa. Mi interessa il risultato: chi doveva difendere i cittadini dentro il Comune oggi difende Amiu dai cittadini.

Amiu è una società pubblica. Il problema, secondo lei, è la gestione pubblica in sé?
No. Nel campo dei rifiuti non esiste una superiorità assoluta della gestione pubblica o di quella privata. Al Nord ci sono gestioni pubbliche che funzionano benissimo. Ma non serve andare al Nord: nella stessa provincia di Foggia c’è Vieste, tra tutte, che è un esempio formidabile di come un gestore privato abbia fatto, in pochissimo tempo, miracoli. Oggi Vieste è scintillante per pulizia, e non soltanto per quella. Quello che conta non è la natura giuridica del gestore, ma la qualità del servizio, il controllo e la possibilità di cambiare chi non funziona. Con un affidamento in house di nove anni, a una società che risponde a Bari, a Foggia non c’è né controllo né possibilità di scelta.

Lotta serrata all’abbandono selvaggio dei rifiuti a Torremaggiore. Nella notte tra il 21 e il 22 settembre, fino alle prime luci dell’alba, le pattuglie della Polizia Locale hanno effettuato mirati servizi di appostamento nei punti del centro cittadino maggiormente interessati dal fenomeno. L’operazione ha consentito di cogliere in flagranza alcuni cittadini intenti ad abbandonare illecitamente rifiuti, nei confronti dei quali sono scattate le previste sanzioni. L’attività rientra nel più ampio progetto di tutela ambientale portato avanti da diversi mesi, con controlli costanti nelle aree più sensibili del centro urbano e nelle campagne, dove si registrano abbandoni e altri illeciti ambientali.

Nuova iniziativa di cittadinanza attiva a Foggia da parte dei volontari dell’associazione La Via della Felicità, da anni impegnati nella cura e nella riqualificazione degli spazi urbani della città. Ieri pomeriggio i volontari si sono ritrovati in Piazza della Legalità per un’attività di raccolta dei rifiuti abbandonati. Nonostante la pioggia, il gruppo ha atteso che spiovesse per poter iniziare l’intervento e dedicarsi alla pulizia dell’area. Al termine dell’attività sono state raccolte sei buste di rifiuti, insieme a numerosi pacchetti di sigarette abbandonati nell’aiuola. L’iniziativa si inserisce nel costante impegno dei volontari de La Via della Felicità di Foggia, che da anni promuovono attività concrete per contribuire al decoro urbano e sensibilizzare i cittadini sul rispetto degli spazi pubblici.

La campagna foggiana non può diventare una terra di nessuno. È l’allarme lanciato dal WWF Foggia di fronte al fenomeno dei roghi notturni e al proliferare di discariche abusive nelle aree periurbane e rurali del territorio. Un quadro che, secondo l’associazione ambientalista, rischia di trasformare l’agro in una nuova “Terra dei fumi”, con conseguenze che riguardano non soltanto il decoro e la tutela del paesaggio, ma anche la qualità dell’aria, del suolo e delle falde. Le segnalazioni provenienti dalle campagne raccontano di cumuli di rifiuti che vengono progressivamente alimentati e, in alcuni casi, dati alle fiamme durante le ore notturne. Una pratica che rende ancora più difficile individuare i responsabili e che, secondo il WWF, richiede un rafforzamento dei controlli soprattutto nelle aree più periferiche e nelle borgate. A preoccupare sono anche i materiali che finiscono nei roghi.  Tra questi, il WWF segnala manichette utilizzate per l’irrigazione a goccia, teli per la pacciamatura e vassoi in polistirolo utilizzati nel vivaismo, oltre a rifiuti urbani e scarti riconducibili ad attività agricole, artigianali e commerciali. La combustione incontrollata di rifiuti può produrre emissioni nocive e, proprio per questo, l’associazione chiede che la natura dei materiali presenti nei siti venga verificata attraverso specifici accertamenti ambientali. Particolare attenzione viene richiesta per i materiali che potrebbero contenere amianto, la cui eventuale presenza dovrebbe essere accertata attraverso campionamenti e analisi tecniche. 
Tra le aree indicate dal WWF c'è Tratturo Camporeale, una delle antiche direttrici rurali del territorio foggiano, che secondo le segnalazioni raccolte dall'associazione sarebbe interessata dalla presenza di numerosi cumuli di rifiuti. Macerie, laterizi, materiali provenienti da demolizioni, imballaggi, scarti riconducibili alle attività produttive e agricole e materiali di diversa natura sarebbero stati abbandonati lungo il tratturo e nelle strade limitrofe. L'area indicata comprende il quadrante tra via Napoli, la Statale 16 e strada del Salice Nuovo, dove il problema dell'abbandono dei rifiuti si intreccia con quello dei roghi abusivi. Il WWF chiede che vengano effettuati sopralluoghi tecnici e una precisa caratterizzazione dei materiali presenti, anche per verificare l'eventuale presenza di rifiuti pericolosi. Un passaggio necessario, sottolinea l'associazione, prima di procedere alle operazioni di rimozione e bonifica.

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