L’avvocato Giovanni Putignano - legale di Alcantara Service - sostiene che sarebbero stati accostati alle informazioni pubblicate “dati personali della legale rappresentante e foto private della stessa, attinte dai profili social, non sorretti da alcuna finalità informativa legata alla materia trattata, con intento puramente denigratorio e screditante”. È necessario chiarire che la ricostruzione della figura di Ana Ironelys Alcantara Corporan non è nata da una curiosità privata. La visura camerale identifica la signora come socia unica, titolare del cento per cento delle quote, amministratrice unica e rappresentante legale della società. Non stiamo parlando, dunque, di una figura estranea alla vicenda, ma della persona che detiene l’intera proprietà e la rappresentanza dell’impresa oggetto dell’inchiesta. Non si è inteso raccontare la sua vita privata, né esporla alla curiosità dei lettori per ragioni estranee alla materia trattata. La sua figura è stata presa in considerazione perché riveste un ruolo direttamente collegato all’oggetto dell’inchiesta. Si tratta di riconoscere che il ruolo imprenditoriale di una persona può assumere rilevanza pubblica quando è direttamente coinvolto nella gestione di servizi finanziati con denaro pubblico. Descrivere queste pubblicazioni come un tentativo di denigrazione significa ignorare il contenuto complessivo degli articoli e la funzione che quelle fotografie svolgono al loro interno.

Questa inchiesta non è nata da un pregiudizio nei confronti di Alcantara Service. È cominciata nell’aprile scorso, quando Manfredonia si è trovata improvvisamente ad accogliere un centinaio di richiedenti asilo provenienti dal CARA di Borgo Mezzanone, nei locali della Casa della Carità. In quella circostanza, le domande più semplici erano anche quelle a cui sembrava più difficile ottenere risposta: chi gestiva concretamente quella struttura, con quali procedure era stato individuato e quali risorse pubbliche sarebbero state destinate al servizio? Da quel momento abbiamo iniziato a consultare decreti prefettizi, contratti, disciplinari, verbali di commissione, visure camerali, bilanci, provvedimenti comunali e documentazione amministrativa. Alcune ricostruzioni sono state integrate con testimonianze, interlocuzioni sindacali e fonti confidenziali, distinguendo sempre - per quanto possibile - ciò che risultava documentalmente acquisito dalle circostanze ancora da verificare. Il metodo è rimasto quello di un’inchiesta che cerca riscontri, confronta versioni e ricostruisce responsabilità. È così che abbiamo raccontato l’ingresso di Alcantara Service nel sistema prefettizio, gli affidamenti d’urgenza del 2023, la gestione di quattro alberghi a San Giovanni Rotondo e la successiva aggiudicazione della gara europea. Abbiamo pubblicato i numeri delle procedure, le date dei provvedimenti, le condizioni economiche e il fatto che in determinati passaggi fosse pervenuta una sola offerta. Non abbiamo scritto che la circostanza di essere stati gli unici concorrenti costituisse un illecito. Abbiamo chiesto, piuttosto, perché il sistema pubblico si sia trovato ripetutamente in quella condizione e quali conseguenze abbia prodotto sull’organizzazione dell’accoglienza. Quando la Prefettura di Foggia ha bandito una nuova gara - alla quale hanno partecipato anche altri operatori - abbiamo confrontato le rispettive offerte tecniche. Abbiamo anche raccontato che nel Lotto II - relativo alle strutture da 51 a 100 posti - Alcantara Service, in raggruppamento temporaneo con la cooperativa Approdo, era l’unica concorrente. Da qui una domanda che continua a essere legittima: come si misura la qualità di un servizio pubblico quando la competizione è assente o fortemente ridotta?

Una ventina di articoli in sei mesi per una ricostruzione basata su documenti amministrativi, visure e bilanci. L’avvocato Giovanni Putignano contesta il nostro lavoro, ma non entra nel merito delle singole questioni. Dalle gare deserte ai conti della società, dai controlli sulle strutture alle fotografie della rappresentante legale: il diritto di cronaca non può essere confuso con un attacco personale. Una lettera di diffida non è una risposta alle domande di un’inchiesta. È una posizione legittima - naturalmente - che una società ha il diritto di assumere quando ritiene lesa la propria reputazione. Ma non può sostituirsi alle spiegazioni che un giornale cerca, soprattutto quando la materia riguarda contratti pubblici, risorse economiche dello Stato e servizi destinati a persone particolarmente vulnerabili. 

La lunga inchiesta de l’Attacco sui Servizi Sociali del Comune di San Severo ha portato alla luce un circuito chiuso, alimentato dall’interazione tra tre attori: politica, enti del Terzo settore e macchina amministrativa. Una vicenda che oggi è diventata di dominio pubblico e occupa un posto centrale nel dibattito politico, coinvolgendo tanto il centrosinistra quanto il centrodestra. A conferire all’inchiesta una dimensione nazionale è stata l’interrogazione parlamentare a risposta scritta depositata dall’onorevole Giandonato La Salandra, deputato di Fratelli d’Italia, e indirizzata al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Un’iniziativa che proietta la vicenda ben oltre i confini di San Severo, estendendo il raggio d’attenzione agli altri Comuni dell’Alto Tavoliere, e sollecitando gli amministratori locali a ripensare l’approccio a un settore che appare profondamente condizionato da una commistione di interessi. In vista delle prossime elezioni amministrative, previste indicativamente per la primavera del 2027, le coalizioni e i rispettivi candidati sindaci hanno il dovere di attribuire ai Servizi Sociali un ruolo centrale nei propri programmi elettorali. Non soltanto alla luce dell’inchiesta de l’Attacco, ma soprattutto perché si tratta di un settore strategico, destinato a incidere trasversalmente sulla vita della comunità e che, proprio per la sua rilevanza, non può essere ridotto a un mero strumento di propaganda politica o di costruzione del consenso. Se nel centrosinistra Angelo Masucci si è messo a disposizione per una riconferma della propria candidatura a sindaco della Città dei Campanili, nel centrodestra l’ex assessore alle Politiche Sociali Bruno Savino ha già confermato la propria candidatura, potendo contare, al momento, su due liste civiche. In vista del ruolo che entrambi intendono ricoprire nella futura vita amministrativa di San Severo, l’Attacco li ha intervistati per conoscere le rispettive posizioni sull’inchiesta condotta e raccontata su queste colonne. L’ex assessore alle Politiche Sociali, Bruno Savino, è intervenuto a l’Attacco per raccontare la propria esperienza amministrativa, breve ma significativa, all’interno del settore: “Quando sono arrivato negli uffici ho trovato parecchie persone, rimanendo anche meravigliato dal loro numero. Poi, poco alla volta, ho capito quale fosse il personale deputato all’Ufficio di Piano e quali fossero, invece, i veri e propri assistenti sociali che si occupavano dell’attività su San Severo, oltre che del Piano Sociale di Zona. La prima impressione è stata quella di un bell’ambiente di lavoro. Ho trovato tutte persone molto garbate. È chiaro che, all’inizio, avvertivo ancora il fantasma della Venditti: una presenza che aveva lasciato il segno negli uffici. Ho avuto poco tempo per entrare bene nei meccanismi. Devo dire che all’inizio, come è noto, ero senza dirigenti o, meglio, avevo due dirigenti ad interim: l’architetto Mucilli per l’Ufficio di Piano e l’ingegnere Di Lullo, che si occupava dei servizi sociali in senso stretto. È ovvio che, essendo entrambi dirigenti ad interim, si limitavano a fare l’essenziale. Devo dire che, con non poca fatica, mi sono trovato molte volte a pungolare i dirigenti su quelli che erano servizi essenziali e che non potevano assolutamente essere procrastinati. Mi riferisco, ad esempio, all’avvio del servizio mensa e del servizio di trasporto, ma anche ad altri servizi. C’erano, inoltre, una serie di pagamenti arretrati alle famiglie. Poi è arrivata la dirigente Salvemini che, come tutti sappiamo, ha messo mano ai vari servizi, facendo emergere in alcune situazioni anche circostanze quantomeno discutibili”.

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