Superare la soglia delle trenta edizioni significa dimostrare che un appuntamento ha saputo mettere radici e trovare, nel tempo, le ragioni per continuare a esistere. Arrivare a trentuno, per una manifestazione che ha fatto del rapporto con la terra e con le tradizioni locali la propria cifra distintiva, vuol dire anche rinnovare una scommessa. È con questo spirito che ieri Villa Jamele ha ospitato il 31° Appuntamento con la Daunia, la manifestazione ideata da Peppe Zullo che ha riunito attorno alla sua esperienza il mondo della cultura, dell'impresa e dell'enogastronomia. L'edizione del 2026 ha avuto un significato particolare per lo chef contadino di Orsara di Puglia, insignito del riconoscimento di Maestro del Made in Italy per il suo contributo alla valorizzazione delle produzioni locali e alla trasmissione dei saperi legati alla cucina e alla cultura agricola. Alla ricorrenza si è aggiunta la presentazione al pubblico della nuova Casa Museo nel vigneto, un progetto di recupero edilizio realizzato all'interno del complesso di Villa Jamele e destinato a diventare un punto di riferimento per le attività didattiche e culturali legate al vino. Il lavoro di Peppe Zullo non si esaurisce nella cucina e nella trasformazione delle materie prime, ma si propone di custodire e trasmettere un patrimonio di conoscenze che appartiene alla storia dei Monti Dauni. È una prospettiva nella quale la ristorazione incontra l'agricoltura, la cultura del cibo si intreccia con quella dell'accoglienza e l'impresa contribuisce a rendere riconoscibile il territorio in cui opera. "Quella di quest'anno è un'edizione speciale perché, se superare i trenta è difficile, farne trentuno è ancora più difficile. Ma noi ci siamo, siamo ancora qua nell'orto, con i nostri prodotti, con la nostra terra, con il nostro territorio, gli stupendi Monti Dauni, in cui crediamo tantissimo e lo dimostriamo ogni giorno", ha dichiarato Peppe Zullo a l'Attacco. Lo chef ha parlato con i prodotti della sua terra tra le mani, richiamando il legame con il territorio che rappresenta il filo conduttore della sua esperienza professionale. Non una semplice dichiarazione d'amore per le proprie radici, ma una scelta costruita nel tempo attraverso l'utilizzo delle produzioni locali e la volontà di fare della cucina uno strumento per raccontare la storia e le peculiarità di un'area interna della Puglia. Il riconoscimento di Maestro del Made in Italy conferisce un valore ulteriore a questo percorso. "Quest'anno, oltre a festeggiare la terra, il cibo e tutto il resto, ho avuto l'onore di ricevere un premio che, secondo me, è uno dei più importanti che si possano ricevere, quello di Maestro del Made in Italy nell'agroalimentare", ha aggiunto Zullo a l'Attacco.