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Housing sociale per anziani ad Orsara: l’iniziativa pensata per sostenere gli anziani del territorio
Grazie ai fondi del PNRR per 260.000 euro e ai Piani di zona, il Comune di Orsara di Puglia ha inaugurato una struttura di Housing Sociale per anziani.
Sabato 12 settembre, alle ore 17.30, a Orsara di Puglia in via Ponte Capò sarà inaugurato il nuovo Housing Sociale per anziani. È stato realizzato nell’ambito del “Progetto delle Autonomie delle persone non autosufficienti”, finanziato dal PNRR Missione 5, Componente 2, investimento 1.1, una specifica linea di finanziamento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dedicata all’autonomia degli anziani non autosufficienti.
Lesina ha vissuto, com’è opinione diffusa, una giornata che resterà nella memoria della sua comunità, con la prima unione civile della sua storia comunale. “Ho avuto l’onore e l’emozione di celebrare la prima unione civile nella nostra città, quella tra Giorgio e Primiano che hanno deciso di condividere pubblicamente un impegno fatto di amore, rispetto, fiducia e responsabilità - ha detto la Sindaca, Alessandra Matarante -. L’unione di Giorgio e Primiano appartiene alla loro storia personale ma, da oggi, entra anche nella storia di Lesina. È un momento che racconta la comunità che vogliamo essere: aperta, rispettosa e capace di accogliere, nella quale ogni persona possa sentirsi riconosciuta e libera di costruire la propria felicità. Perché l’amore, quand’è autentico, non chiede privilegi. Chiede rispetto. Non chiede di essere spiegato. Chiede di essere vissuto. Non abbiamo celebrato solo una prima volta. Abbiamo scritto insieme una nuova pagina della storia di Lesina”. A ciò son seguiti i sinceri auguri, alla coppia, da parte della Prima cittadina, di tutta l’Amministrazione comunale e della comunità della città lagunare. Nella normalità di come va trattata la storia dei giovani Giorgio, di San Severo, e Primiano, di Lesina, entrambi accompagnati con la gioia della circostanza e di una felice vita futura, da genitori, parenti e amici, a cui si sono uniti tanti cittadini, durante la festa all’aperto. Per lavoro lavorano insieme e fuori zona, ma sono molto legati alle loro origini. Ma la strada per la normalità è ancora lunga e non sono mancati, sotto il post del profilo personale di Alessandra Matarante, insieme ai tanti auguri e felicitazioni, i pur pochi di inciviltà e pessimo gusto: “Sono la Sindaca e ufficiale dello Stato civile che ha il compito di garantire che quel momento avvenga con rispetto: chiunque siano le persone che scelgono di farlo - ha detto a l’Attacco, Matarante -. A ulteriore garanzia c’è una legge della Repubblica italiana, la n° 76 del 2016 che reciuta, all’articolo uno: “La presente legge istituisce l'unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione e reca la disciplina delle convivenze di fatto”. Ciò al di là della mia emozione personale e della mia questione umana che non rinnego, perché ritengo, il tutto, normale. Inoltre, come scritto nel mio programma elettorale, sono particolarmente orgogliosa di aver avviato un percorso diverso, perché quand’ero assessora c’era un bando, credo di Anci Puglia, che si chiamava “Genere in Comune”, parlava proprio di parità di genere e prevedeva la formazione per gli amministratori e i dipendenti comunali”.
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Lesina ha vissuto, com’è opinione diffusa, una giornata che resterà nella memoria della sua comunità, con la prima unione civile della sua storia comunale. “Ho avuto l’onore e l’emozione di celebrare la prima unione civile nella nostra città, quella tra Giorgio e Primiano che hanno deciso di condividere pubblicamente un impegno fatto di amore, rispetto, fiducia e responsabilità - ha detto la Sindaca, Alessandra Matarante -. L’unione di Giorgio e Primiano appartiene alla loro storia personale ma, da oggi, entra anche nella storia di Lesina. È un momento che racconta la comunità che vogliamo essere: aperta, rispettosa e capace di accogliere, nella quale ogni persona possa sentirsi riconosciuta e libera di costruire la propria felicità. Perché l’amore, quand’è autentico, non chiede privilegi. Chiede rispetto. Non chiede di essere spiegato. Chiede di essere vissuto. Non abbiamo celebrato solo una prima volta. Abbiamo scritto insieme una nuova pagina della storia di Lesina”. A ciò son seguiti i sinceri auguri, alla coppia, da parte della Prima cittadina, di tutta l’Amministrazione comunale e della comunità della città lagunare. Nella normalità di come va trattata la storia dei giovani Giorgio, di San Severo, e Primiano, di Lesina, entrambi accompagnati con la gioia della circostanza e di una felice vita futura, da genitori, parenti e amici, a cui si sono uniti tanti cittadini, durante la festa all’aperto. Per lavoro lavorano insieme e fuori zona, ma sono molto legati alle loro origini. Ma la strada per la normalità è ancora lunga e non sono mancati, sotto il post del profilo personale di Alessandra Matarante, insieme ai tanti auguri e felicitazioni, i pur pochi di inciviltà e pessimo gusto: “Sono la Sindaca e ufficiale dello Stato civile che ha il compito di garantire che quel momento avvenga con rispetto: chiunque siano le persone che scelgono di farlo - ha detto a l’Attacco, Matarante -. A ulteriore garanzia c’è una legge della Repubblica italiana, la n° 76 del 2016 che reciuta, all’articolo uno: “La presente legge istituisce l'unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione e reca la disciplina delle convivenze di fatto”. Ciò al di là della mia emozione personale e della mia questione umana che non rinnego, perché ritengo, il tutto, normale. Inoltre, come scritto nel mio programma elettorale, sono particolarmente orgogliosa di aver avviato un percorso diverso, perché quand’ero assessora c’era un bando, credo di Anci Puglia, che si chiamava “Genere in Comune”, parlava proprio di parità di genere e prevedeva la formazione per gli amministratori e i dipendenti comunali”.
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Con l’avvio del nuovo anno scolastico, l’Unione degli Studenti Puglia torna a denunciare le condizioni in cui migliaia degli studenti pugliesi si troveranno a vivere le proprie giornate: aule roventi tra fine estate e inizio autunno, gelide in inverno, in edifici che da anni attendono interventi risolutivi mai arrivati. “Ogni anno ci troviamo a denunciare le stesse identiche criticità, mentre le istituzioni regionali continuano a rimandare l’emergenza invece di programmare interventi strutturali. Non possiamo più accettare che il diritto allo studio venga ignorato” dichiara Jacopo lo Russo, coordinatore dell’Unione degli Studenti Puglia.
Il dato più evidente resta quello delle presenze. Alla Casa circondariale di Foggia ci sono oggi 689 detenuti, quasi il doppio dei 365 posti disponibili. Il tasso di sovraffollamento raggiunge così il 220%, facendo dell’istituto foggiano uno dei più affollati d’Italia. È quanto emerso dalla visita effettuata questa mattina da Nessuno Tocchi Caino, con una delegazione guidata dal segretario Sergio D’Elia. Accanto all’emergenza strutturale, però, arrivano alcuni segnali incoraggianti. Gli episodi di autolesionismo sono passati dai circa 120 del 2025 ai circa 60 registrati quest’anno. Non si sono verificati suicidi, mentre le aggressioni agli operatori sono scese da 38 a 17. Restano comunque carenze nell’organico. Gli agenti effettivi sono 225 rispetto ai 244 previsti. Particolarmente delicata la situazione sanitaria. I detenuti con patologie psichiatriche sono 123, mentre tre persone attendono da oltre un anno di essere trasferite in una Rems. Sono inoltre 145 i detenuti con problemi di tossicodipendenza.
Sono foggiano e vivo da anni in Svizzera. Eppure, ogni volta che torno a Foggia sento ancora le farfalle nello stomaco. È la città nella quale ho trascorso la mia giovinezza, quella dei miei ricordi e di una parte importante della mia vita. Foggia oggi è cambiata e conosco bene le difficoltà che attraversa, ma continua a essere la mia città. Proprio per questo ciò che è successo alla mia famiglia lo scorso 10 luglio 2026 mi ha ferito particolarmente. Quel giorno mia moglie Ganga e mia figlia Asia, di 12 anni, si sono recate al Bookstore di Corso Roma 15, a Foggia. Io non ero con loro e quindi, per correttezza, preciso che quanto accaduto in quel momento mi è stato raccontato da entrambe.
Secondo il loro racconto, quando hanno cercato di entrare nella libreria, il proprietario si sarebbe messo davanti all’ingresso, impedendo loro di entrare e mandandole via con un secco: "Via, via, via". Nessuna spiegazione. Nessuna possibilità di entrare. C’è un particolare fondamentale per comprendere perché abbiamo vissuto questo episodio come un atto di discriminazione: mia moglie Ganga è originaria dello Sri Lanka e ha la pelle scura; nostra figlia Asia ha la carnagione olivastra. Non posso entrare nella testa di un’altra persona e affermare con certezza quale fosse la ragione del suo comportamento. Ma davanti a due persone fermate sulla soglia e mandate via senza alcuna spiegazione, è stato inevitabile per noi domandarci se il colore della loro pelle avesse avuto un ruolo.
Il caldo della stagione estiva ha necessariamente imposto una riflessione per la ripartenza di tutte quelle attività pubbliche che necessitano di una maggiore attenzione, tra queste, vi è senza dubbio la riapertura degli Istituti scolastici. La campanella per tutti le scuole di ogni ordine e grado in Puglia dovrebbe risuonare il 17 settembre, ma non sono pochi gli amministratori comunali della provincia di Foggia che hanno chiesto o hanno avviato un tavolo di concertazione con i dirigenti scolastici degli istituti del Primo Ciclo, la cui competenza sfugge all’Ufficio provinciale. E’ di pochi giorni fa la notizia dell’istituzione di un confronto promosso dal Comune di Lucera con i dirigenti dei tre Istituti Comprensivi. Con un comunicato stampa il primo cittadino ha fatto sapere alla stampa di aver avviato, congiuntamente con l’assessore all’istruzione e alle politiche scolastiche, Daniela Pagliara. “Si è svolta questa mattina, presso la sede comunale, la riunione tra l’Amministrazione comunale e i dirigenti scolastici degli istituti cittadini, convocata per affrontare la questione delle elevate temperature previste in concomitanza con l’avvio dell’anno scolastico”, fanno sapere da Palazzo Mozzagrugno, in relazione ad un incontro tenutosi tra martedì e mercoledì. “Nel corso dell’incontro è stato avviato un tavolo di concertazione e monitoraggio permanente, con l’obiettivo di seguire costantemente l’evoluzione delle condizioni climatiche e valutare, insieme alle istituzioni scolastiche, le eventuali misure da adottare a tutela del benessere e della sicurezza degli studenti, del personale docente e del personale scolastico. Abbiamo ritenuto fondamentale confrontarci direttamente con i dirigenti scolastici – dichiara l’assessore alle Politiche scolastiche – perché la situazione richiede attenzione, responsabilità e soprattutto un lavoro condiviso. Non intendiamo assumere decisioni affrettate, ma stiamo valutando congiuntamente tutte le possibilità, alla luce dell’andamento delle temperature e delle condizioni effettive degli edifici scolastici. Il tavolo resterà attivo nei prossimi giorni, così da monitorare costantemente la situazione e individuare la soluzione più adeguata, tenendo conto delle esigenze degli istituti e delle condizioni climatiche previste per l’avvio delle lezioni. L’Amministrazione comunale continuerà pertanto a mantenere un confronto diretto con i dirigenti scolastici, nella convinzione che una decisione condivisa e tempestiva rappresenti il modo migliore per affrontare una situazione che riguarda direttamente la comunità scolastica e le famiglie”.
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Sono 156 le famiglie dell’ambito territoriale “Alto Tavoliere” che attendono da quattro mesi il sostegno economico destinato ai nuclei con familiari disabili. L’ultimo pagamento risale al mese di maggio. Quattro mesi senza quel contributo che, per molte famiglie, rappresenta un aiuto fondamentale per affrontare le spese legate all’assistenza e alla vita quotidiana delle persone con disabilità. Il sostegno ammonta a circa 700 euro mensili, ma da maggio le erogazioni risultano ferme.
Tre anni di lavoro nel Foggiano per costruire percorsi di inclusione socio-lavorativa rivolti a migranti in condizioni di svantaggio sociale. È il progetto regionale Spartacus Puglia, promosso dall’Associazione Giuste Terre e finanziato da Fondazione Vismara e Fondazione con il Sud, che ha concentrato le proprie attività nell’area di Borgo Mezzanone, partendo dalla conoscenza diretta del territorio. L’iniziativa ha proposto un modello di accoglienza a 360 gradi: alloggi dignitosi, corsi di italiano, formazione tecnico-professionale e percorsi di inserimento lavorativo. Tra i partner c’è la rete No Cap, attraverso il coinvolgimento di aziende agricole etiche certificate. Hanno collaborato inoltre: la cooperativa Arcobaleno, con l’attivazione di percorsi formativi; la Scuola Fatoma, con corsi di italiano e classi di informatica; la comunità Emmaus, impegnata nei percorsi di accoglienza e inserimento abitativo. Il lavoro sul campo ha portato gli operatori a confrontarsi direttamente con Borgo Mezzanone e con il suo insediamento informale. “Conosco la realtà, ho visitato alcune volte il Borgo e anche l’insediamento informale. In questo momento sono a Foggia per fare un sopralluogo. Sfortunatamente è una realtà che persiste nel tempo, nonostante gli sforzi progettuali nostri, di Fatoma, di Intersos e di tantissime altre realtà che operano sul campo”, racconta Jacopo Gelli, coordinatore di progetto. “Le condizioni socio-economiche e politiche fanno sì che la tendopoli rimanga. È difficile interrompere un fenomeno così complesso”. “Il nostro è un progetto multiregionale che parte sette anni fa in Calabria e continua tuttora. Siamo molto presenti nell’insediamento informale di Rosarno e conosciamo bene la realtà di questi spazi, luoghi di abbandono dove paradossalmente emergono anche storie di soggettivazione di migranti che compiono scelte difficili da comprendere per noi addetti ai lavori”. Il riferimento è alle persone che scelgono di abbandonare i percorsi di accoglienza per tornare negli insediamenti informali, dove possono trovare maggiore autonomia e il sostegno delle proprie comunità. “Sappiamo benissimo come essere spinti fuori da un percorso di accoglienza legale, per esempio attraverso un foglio di via o un diniego da parte di una commissione territoriale, possa spingere le persone ai margini della società fino a trovarsi in queste situazioni”.
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Ieri a Vieste si e svolto l’incontro voluto fortemente dalla Associazione Ugr27 di Monte Sant’Angelo con i ragazzi che stanno frequentando il Campo Scuola a Monte Sant’Angelo in località Abbazia di Pulsano "La Protezione Civile siamo noi" organizzato dall’Ugr27. Su loro richiesta il comandante Matteo Taronna della sottosezione Polizia Stradale di Vieste li ha accolti in occasione del Campo Scuola effettuando una giornata in trasferta, ricca di incontri importanti e nuove scoperte.
Un Campo di Formazione e Lavoro “Insieme ai migranti”: è l’iniziativa fortemente voluta dal vescovo, monsignor Giuseppe Mengoli, attraverso la Caritas e l’Ufficio Migrantes della Diocesi di San Severo, per permettere ai giovani di conoscere direttamente la difficile realtà degli insediamenti in cui vivono centinaia di migranti. Il campo “Insieme ai migranti” è cominciato ieri e proseguirà fino al 4 settembre nei ghetti di Torretta Antonacci e Arena, entrambi nell’agro di San Severo. Il campo non si limiterà alle lezioni in aula, ma porterà i partecipanti a vivere momenti di forte impatto umano ed esperienziale direttamente nei luoghi in cui i migranti vivono, spesso in condizioni di marginalità. Diversi i temi e gli obiettivi del percorso: dall’analisi dei dati e del quadro normativo al rapporto tra migrazioni e rete dei servizi, dal focus sul Polo SU.PRE.ME. e sul Villaggio Don Bosco di Foggia al fenomeno del caporalato e del lavoro agricolo, fino alla fase conclusiva dedicata alla verifica e alla progettazione. A guidare i partecipanti saranno esperti, operatori sociali, esponenti ecclesiali e rappresentanti del Terzo Settore. A tutti i partecipanti sarà rilasciato un diploma di partecipazione al Campo. L’iniziativa ha preso il via ieri mattina negli spazi della Caritas di San Severo, con una prima lezione in aula. Dopo la presentazione affidata a don Andrea Pupilla, direttore della Caritas di San Severo, e don Nazareno Galullo, direttore di Migrantes San Severo, è seguito l’intervento di Antonio De Maso, direttore della Fondazione “Siniscalco Ceci - Emmaus”, che ha illustrato il progetto SU.PR.EME. e le sue principali finalità. I saluti del vescovo Mengoli sono stati scanditi da una domanda che ogni partecipante al Campo dovrebbe porsi: “Perché siamo qui?”. Una domanda semplice, ma tutt’altro che scontata, alla quale l’Attacco ha chiesto di rispondere a Maria Vittoria, studentessa di Torremaggiore e volontaria della Caritas, tra le giovani iscritte all’iniziativa: “Ho deciso di partecipare a questo corso di formazione perché, stando a contatto con persone fragili, ho capito che potrei essere d’aiuto e vorrei esserlo proprio per queste persone. Voglio avvicinarmi a questa realtà per cercare di offrire il mio contributo nel modo migliore possibile”. Il momento centrale della mattinata è stata la lezione di Leonardo Palmisano, scrittore, sociologo, giornalista ed editore, che ha illustrato ai 25 partecipanti al Campo le criticità e le storture del sistema migratorio.
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Un Campo di Formazione e Lavoro “Insieme ai migranti”: è l’iniziativa fortemente voluta dal vescovo, monsignor Giuseppe Mengoli, attraverso la Caritas e l’Ufficio Migrantes della Diocesi di San Severo, per permettere ai giovani di conoscere direttamente la difficile realtà degli insediamenti in cui vivono centinaia di migranti. Il campo “Insieme ai migranti” è cominciato questa mattina e proseguirà fino al 4 settembre nei ghetti di Torretta Antonacci e Arena, entrambi nell’agro di San Severo.
Nel rione Ordona Sud, in via Pertini 4, ha aperto da qualche mese Officina Civica APS, associazione di promozione sociale che si presenta alla città con un claim in tre verbi: “Partecipare, Progettare, Trasformare”. A guidarla è Paola Antonazzo, che spiega a l’Attacco come sia nata l’idea: “Non c’è stato un episodio preciso. C’è stata semplicemente l’occasione di riunirsi insieme ad amici di buona volontà e a persone competenti, e abbiamo ritenuto di procedere in maniera concreta, attraverso un’associazione che sia indipendente dalla politica e dai suoi meccanismi”.
In quanti conoscono nel merito gli strumenti, le norme – non sono pochi i casi rilevati di conoscenza superficiale da chi, poi, deve applicarle in modo corretto verso i migranti -, che sono d’ausilio alla regolarizzazione del rapporto con un lavoratore migrante; o cosa significa fare accoglienza e in che modo; cosa c’è scritto nel cosiddetto “decreto flussi”; come dare supporto sanitario; come dare una spallata, perché si può, al caporalato; come la Chiesa locale, attua la pastorale Sociale e del Lavoro alla luce del Vangelo e senza barriere. Una Chiesa universale e le tante chiese locali che aprono le porte alle donne, agli uomini e ai bambini che desiderano avere un futuro diverso, migliore, ma le contesto normativo vigente. Questi e altri temi saranno trattati da esperti, mentre gli oltre 35 iscritti al corso, tra cui tanti imprenditori e persone interessate, provenienti anche da Roma e altre le mura provinciali e regionali. Si tratta, quindi, di un campo di formazione e lavoro “Insieme ai migranti”: questa l’iniziativa fortemente voluta dal vescovo, monsignor Giuseppe Mengoli, attraverso la Caritas e l’Ufficio Migrantes della Diocesi di San Severo per far conoscere direttamente ai giovani la difficile realtà degli insediamenti dove vivono centinaia di immigrati. Cofinanziato dall’Unione Europea, con il sostegno del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI), del Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali e del Ministero degli Interni, il campo, “Insieme ai migranti”, indirizzato a giovani maggiorenni e non solo (le iscrizioni di sono chiude il 25 agosto) si svolgerà da lunedì 31 al 4 settembre nei “ghetti” di Torretta Antonacci e Arena, entrambi in agro di San Severo. “Essere in campo e sul campo, per coloro che si sono iscritti, sarà un’esperienza di vita, di formazione e di contatto diretto nei luoghi dell’accoglienza informale e rientra nelle attività del progetto ‘Poli Sociali Integrati’, promosso dalla Regione Puglia per la realizzazione e gestione di un Polo sociale integrato sul territorio della provincia di Foggia rivolto ai cittadini dei Paesi terzi, regolarmente soggiornanti, vittime o potenziali vittime di sfruttamento lavorativo”, ha spiegato don Nazareno Galullo, direttore di Migrantes San Severo.
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