Tabula rasa. Il disastro tecnico dell’annata che passerà alla storia come la più nefasta in assoluto inevitabilmente avrà ripercussioni a tutti i livelli. E in primis comporterà l’azzeramento dell’apparato-squadra. Resettare e ripartire sarà il leit-motiv che accompagnerà i giorni della rifondazione in casa Foggia, e che darà corso ad un giro di vite senza precedenti. La riprova la si sta avendo proprio in questa delicata fase post-retrocessione, in cui il club è al lavoro per ottenere la risoluzione consensuale di tutti i contratti in essere. Giovanni Bucaro e Carmine Cagnazzo ormai da una settimana stanno programmando tutta una serie di incontri con i tesserati (ed i loro agenti) per trovare una intesa sulla interruzione del rapporto che prevede la rinuncia alle due ultime mensilità, ma almeno per ora il risultato conseguito non è in linea con i desiderata della società società, i rossoneri coi contratti più onerosi (il riferimento, a parte Petermann, è ai presunti rinforzi de gennaio, ndr) com’era facilmente prevedibile sono recalcitranti a scendere a più miti consigli, si va dunque verso un inevitabile braccio di ferro che non è escluso possa protrarsi fino al 30 giugno, giorno in cui tutti i contratti si azzereranno. A differenza del tesseramento che resterà invece ancora in essere e che potrebbe avere un suo peso specifico in caso di ripescaggio o di riammissione.

Tre uomini al comando. Per ora, a pilotare la navicella rossonera nelle acque tempestose della serie D, ci sono loro: Gennaro Casillo, Antonio e Giuseppe De Vitto. Per ora. Ma non è detto che di qui a breve la compagine societaria di allarghi e registri nuovi ingressi. Di quale portata resta tutto da stabilire. Soprattutto all’indomani di una retrocessione che ha lasciato il segno. In casa Foggia fin dagli esordi, oltretutto, non si è fatto mai mistero di voler allargare la base, e di essere disponibilissimi ad accogliere nuovi potenziali soci. Sì, avanti c’è posto, l’importante è che chi se la sente a fare un passo in avanti sia animato da buoni propositi. E, soprattutto, abbia le disponibilità economiche per essere della partita. No perditempo, insomma: deve essere pressappoco questo il pensiero della proprietà che a gennaio scorso ha dato la scalata al club contro ogni previsione, e che a fronte degli sforzi messi in campo, si ritrova ora in una situazione paradossale. Al centro della gogna mediatica dopo una incredibile retrocessione, e con la necessità di resettare e ripartire il prima possibile.

Senza rimpianti. Sapendo di aver fatto fino in fondo il proprio dovere. L'Audace Cerignola chiude la stagione ‘25/26 a testa alta, fermandosi al primo turno dei playoff di Serie C dopo l'1-1 di domenica sera contro il Crotone allo Scida. Nonostante l'eliminazione, maturata a causa del miglior piazzamento in classifica dei calabresi, l'annata degli ofantini va catalogata sulla falsariga delle precedenti. Se non addirittura migliore per quelle che erano state le premesse iniziali della formazione di Enzo Maiuri. Partita senza squilli di tromba dopo il profondo maquillage estivo e la cura dimagrante imposta dal club.

Si è chiusa ieri la breve parentesi-bis di Enrico Barilari sulla panchina del Foggia. Il tecnico spezzino, che dopo l’esonero di Michele Pazienza ha guidato i rossoneri nell’ultimo impegno di campionato contro la Salernitana che ha decretato la retrocessione in Serie D, nel pomeriggio ha sottoscritto la rescissione consensuale del contratto, aderendo ad una precisa richiesta del club, e così ha scritto la parola fine sulla sua controversa e sfortunata avventura a Foggia.

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