Nel dibattito acceso che nelle ultime settimane ha investito Manfredonia, l’accoglienza dei richiedenti asilo è diventata terreno di scontro politico, emotivo e identitario. Una discussione che nasce locale, ma che si inserisce in un quadro molto più ampio: quello di un’Europa che ridisegna le proprie politiche migratorie e di un’Italia attraversata da tensioni, decreti emergenziali e narrazioni contrapposte. A livello nazionale, il 2024 e il 2025 hanno segnato un cambio di paradigma. Secondo ActionAid e Openpolis, il sistema italiano è passato “da un modello volto all’integrazione a uno sempre più incentrato sulla gestione emergenziale”, con strutture sovraffollate e servizi ridotti. Allo stesso tempo, l’Europa ha approvato il nuovo Patto su migrazione e asilo, che introduce procedure accelerate e maggiori possibilità di trattenimento, mentre le domande di protezione internazionale restano elevate: oltre 158mila in Italia nel 2024, terzo dato più alto dell’UE. È in questo contesto che si collocano le reazioni politiche e civiche di Manfredonia, dopo l’annuncio dell’arrivo temporaneo di un gruppo di richiedenti asilo. Innocenza Starace e Alfredo De Luca, figure di riferimento dell’ambientalismo locale e oggi co-portavoce provinciale di Europa Verde la prima e consigliere comunale il secondo, hanno diffuso una nota contro quella che definiscono una campagna di disinformazione.
“Il soggetto arrestato dalla polizia non è un rifugiato ed ha problemi psichiatrici”, precisano denunciando l’uso strumentale di un episodio isolato per alimentare paura. Piuttosto, rivendicano la storia accogliente della città ricordando che “i rifugiati sono stati da sempre collocati nella città di Manfredonia, durante il periodo di governo di diverse amministrazioni, con gli stessi numeri ed inseriti in progetti, nelle scuole, nelle associazioni”.
E invitano i cittadini a non cadere nella trappola dell’odio. “La nostra città non viene invasa da immigrati pericolosi – la rassicurazione -, ma da persone che sono dovute fuggire per salvarsi la vita””. Un appello che si chiude con un’immagine potente: “Guardate negli occhi chi verrà a Manfredonia: troverete i volti degli italiani che fuggivano dal regime fascista”.
La posizione di Molo 21 - il gruppo politico di cui il Sindaco Domenico la Marca è diretta espressione – è altrettanto netta. “Manfredonia non è nuova a esperienze di accoglienza”, scrivono. Il gruppo respinge ogni tentativo di collegare i richiedenti asilo a episodi di cronaca, perché considera “grave e irresponsabile collegare episodi isolati alla presenza dei rifugiati”. E chiarisce un punto spesso distorto nel dibattito pubblico: “Il Comune di Manfredonia non decide né autorizza questi progetti, né utilizza risorse comunali”.
Per Molo 21, la vera emergenza è un’altra. “Alimentare paure per ottenere consenso è una scelta che divide la comunità e genera tensioni”. Da qui la solidarietà al Sindaco e all’arcivescovo, “attaccati in modo grave e inaccettabile”.
Tra gli interventi più discussi – e apprezzati – c’è quello di Tommaso Rinaldi, già candidato Sindaco con Azione, che allarga lo sguardo oltre il caso specifico. Rinaldi denuncia l’ipocrisia di chi oggi invoca trasparenza e sicurezza. “Dove erano gli impauriti cittadini quando arrivavano centinaia di ucraine e ucraini?”, la sua domanda provocatoria. E ironizza sulla “geopolitica della melanina”, evidenziando come il colore della pelle continui a orientare percezioni e paure. A suo avviso, la polemica sui richiedenti asilo è solo un pretesto per colpire l’amministrazione. “Più che la preoccupazione per i ‘nirije’ (‘neri’in vernacolo, ndr) in arrivo, temo ci sia il desiderio di abbattere il Sindaco in carica”.
La sua riflessione finale va oltre Manfredonia, quando appunta che “non sono tutti uguali a noi e, soprattutto, non siamo tutti uguali tra noi. E questa, forse, è la vera notizia che fa paura”.
Le parole di Starace e De Luca, di Molo 21 e di Rinaldi raccontano una comunità attraversata da tensioni ma anche da una lunga tradizione di accoglienza. In un’Europa che ridefinisce i confini del diritto d’asilo e in un’Italia che fatica a garantire standard adeguati, Manfredonia deve saper scegliere se lasciarsi trascinare dalla paura oppure continuare a essere ciò che è sempre stata. Una città di mare. Aperta. Capace di accogliere chi arriva da lontano. Perché un antico detto di Manfredonia recita di “Sande Lavrjinze, amànde de frustjire”. Cioè San Lorenzo – uno dei patroni della città - ha predilezione per chi viene da fuori. Serve altro?
(Foto: B. Mondelli)
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