Immigrati nel CAS di Manfredonia: intervento integrale del Sindaco la Marca, numeri e provenienze

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“Ho pensato di dare chiarimenti in merito all’accoglienza presso la Casa della Carità e lo faccio qui in Consiglio – ha detto ieri il Sindaco di Manfredonia, Domenico la Marca - al fine di rasserenare gli animi e (mi auguro) stemperare i toni.  Qualche giorno fa ho informato il Prefetto attraverso il suo vicario il dott.  Vincenzo Lubrano di quanto era accaduto, condividendo con lui alcuni dei passaggi che sto per illustrarvi”. 

“La nostra Costituzione all’art. 10, comma terzo, stabilisce che ’Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.’ Senza approfondire più di tanto, è opportuno ricordare a noi tutte le distinzioni tra persona irregolare: cittadino che giunge in Italia senza un visto (in maniera dispregiativa si usa il termine ‘clandestino’) o quel cittadino straniero che non ha rinnovato il permesso di soggiorno o ne ha perso i requisiti; richiedente asilo: è chi ha presentato domanda di protezione internazionale ma attende ancora una risposta. Il rifugiato è chi, presentata la domanda di protezione internazionale, ha ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato, perché a rischio di persecuzione   per motivi di razza, religione, nazionalità, gruppo sociale o opinioni politiche (protezione internazionale) per rischio di persecuzione”. 

“Accanto al riconoscimento dello status di rifugiato politico, la protezione internazionale prevede il riconoscimento di protezione sussidiaria (riconosciuta a chi non possiede i requisiti di rifugiato ma corre rischi gravi (pena di morte, tortura, violenza generalizzata in caso di ritorno). La protezione speciale è una forma di protezione nazionale per chi non può essere espulso a causa di gravi rischi nel proprio Paese (es. protezione dei diritti umani, cure mediche o integrazione)”.

“Il Ministero dell'Interno si occupa delle politiche migratorie, asilo, cittadinanza e tutela dei diritti civili, svolgendo un ruolo centrale di coordinamento e finanziamento della prima assistenza e prima accoglienza attraverso le Prefettura. Sono queste che individuano strutture e operatori economici attraverso bandi pubblici e dispongono gli invii e sottoscrivono contratti con gli enti gestori”. 

“Quando i posti nei centri governativi non bastano – ha continuato il primo cittadino -, i richiedenti, (spesso persone che fuggono dalla morte e da guerre), possono essere ospitati nei Cas (Centri di accoglienza straordinari) individuati dalle stesse Prefetture, informando l’ente locale, inseriti in un percorso complesso per la loro integrazione sociolinguistica e lavorativa”.

“Agli inizi del 2024 (4 marzo 2024), la Prefettura di Foggia, come tutte le altre Prefetture, vista la saturazione delle capacità ricettive dei CAS attivi in Provincia e del Cara, recepisce la richiesta del Governo di individuare strutture per l’accoglienza straordinaria di cittadini richiedenti nel territorio provinciale”.

“Il reperimento delle strutture avviene attraverso una gara che non viene fatta su base comunale (la gara non chiede quali comuni vogliono aderire), ma una gara pubblica aperta a livello europeo a cui possono partecipare organizzazioni private che dimostrano di avere i requisiti e strutture adeguate alle esigenze richieste presenti sul territorio provinciale”. 

“Il 18 giugno 2024 viene indetta una procedura di gara aperta sopra soglia comunitaria per l’affidamento di durata biennale, prorogabili fino a 12 mesi, dei servizi di gestione di centri collettivi di accoglienza per un fabbisogno stimato di 700 posti complessivi, di cui 500 per un Lotto I (Centri collettivi da un minimo di 15 a 50 posti e 200 posti per il Lotto II per centri collettivi da un minimo da 51 a 100 posti”.

“Se per il Lotto I, ci sono diversi operatori economici – come approfondito da l’Attacco qui -, Alcantara srl con una Società Cooperativa Approdo di Mazara del Vallo, che, originariamente, avevano messo a disposizione 100 posti presso la struttura Hotel Cicolella di San Severo, resasi subito inagibile in conseguenza di gravi atti vandalici, presenta la disponibilità di una nuova struttura ‘ Casa della Carità’ a Manfredonia dell’Arcidiocesi di Manfredonia-Vieste- San Giovanni Rotondo”.

“Ricordo a me e a tutti voi che presso la Casa della Carità già dal 2014 e precisamente dal 5 maggio 2014, era già attivo fino al 2019 un Cas dove sono stati messi a disposizioni fino a quasi cinquanta posti in concomitanza di Casa Scalabrini (dal 2015 al 2019) dove ce n’ erano altrettanti. Dal 2019 ad oggi a Casa della Carità è continuata, attraverso i corridoi umanitari della Chiesa Cattolica, l’accoglienza di richiedenti protezione internazionale”.

“Il 29 settembre 2025, viene pubblicata la graduatoria, rispettando tutti obblighi di trasparenza e informazione con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea e sulla Piattaforma ANAC (Banca dati nazionale dei contratti pubblici), garantendo visibilità europea, assicurando l’accessibilità di tutti i documenti di gare. Da quel momento tutti ci riteniamo informati”.

“Il 7 ottobre 2025, prima della stipulazione del contratto, subordinato all’ispezione del Gruppo Ispettivo a cura della Prefettura, con una nota alla RTI costituita Alcantara vengono chiesti una serie di documenti per l’accreditamento della struttura”. 

“Nei primi giorni di aprile 2026 viene stipulato il contratto con la società per l’avvio delle accoglienze. È la società a diventare da quel momento responsabile con il personale delle accoglienze”.

“Il 13 marzo 2026, venivo convocato in Prefettura. Era presente il Comune di Foggia, la Regione Puglia con l’Assessora Miglietta e il Dirigente Regionale Marzano per la presentazione del Villaggio dell’Accoglienza. In quella data venivamo informati che gli ospiti presenti al Cara sarebbero stati dislocati nei Cas del territorio e nuove strutture a disposizione della Prefettura a seguito degli imminenti lavori che avrebbero interessato la riconversione dell’ex Cara. In quella sede, abbiamo concordato una conferenza stampa per esporre la progettualità non appena ci sarebbe stata la posa della prima pietra”. 

“Non veniva precisato quando, come, quanti ospiti sarebbero stati accolti nelle strutture accreditate presenti”. 

“Quando la legge afferma ‘ il sentito l’Ente locale’ o, se preferite, informato l’ente locale, non sta imponendo un parere vincolante. Peraltro, in casi di urgenza è ordinariamente omessa la richiesta di quel parere. Così come è avvenuto, la Prefettura non è tenuta a comunicare il giorno, l’ora dell’arrivo del trasferimento degli ospiti. Ho appreso dall’avvenuto arrivo a Manfredonia, presso la Casa della carità, dagli articoli apparsi il giorno 11 aprile”.

“Alla luce di un percorso avviato con la Prefettura, Regione, io come sindaco, a nome dell’Amministrazione che rappresento, non ho trovato ragioni per oppormi, condividendo la finalità e l’obiettivo del progetto regionale di cui è stata data ampia informazione”. 

“Il superamento del Ghetto a Borgo Mezzanone, il più grande in Europa, e la dignità di quelle persone che vivono spesso in condizioni disumane rientra nel nostro programma politico. La ricollocazione in diversi centri e Cas, difatti, andava a diminuire la presenza di cittadini richiedenti sul nostro territorio (visto che Borgo Mezzanone fa parte del nostro comune), avviando un percorso (più lungo per i tempi rispetto al PNRR) per il quale la Regione Puglia, ultimamente, ha stanziato ben 40 milioni di euro e che lo stesso Ministero degli Interni, incontrato, mercoledì 01 aprile, a Roma con il Prefetto si è impegnato a sostenere nei prossimi anni”.

“Non sono stati trasferiti portatori epidemie, delinquenti appena scarcerati, soggetti socialmente pericolosi. Non c’è nessun allarme sociale, se non il problema che se la Prefettura avrà comunicato o informato la cittadinanza del giorno dell’arrivo, avremo potuto avere sì problemi di ordine pubblico e sicurezza, a leggere quanto si è scritto sui social e su testate giornalistiche”.

“Si tratta di un accoglienza temporanea e legata al tempo necessario del riconoscimento del titolo di protezione internazionale e si tratta di qualcosa che la nostra città e comunità già conosceva, visto che dal 2014 al 2019, erano attivi ben due centri CAS, oltre il nostro progetto Sprar, oggi SAI (sistema di accoglienza per migranti in Italia) forse il primo avviato in tutta la provincia di Foggia nel 2004 e che oggi accoglie 55 richiedenti asilo (uomini, donne, bambini) molti dei quali già ben inseriti nella nostra  comunità”. 

“Permettetemi di ringraziare tutti gli operatori e le operatrici per il lavoro straordinario che da vent’anni stanno facendo, i docenti del CPIA, i volontari, le attività economiche che hanno dato opportunità di lavoro per tirocini e inserimenti lavorativi, quanti cittadini si sono messi a disposizione, in sostegno di un progetto che inizialmente è stato accolto con grande timore, ma poi ha dimostrato che l'accoglienza quando non viene  trattata come una questione di ordine pubblico,  è una grande opportunità, se, accanto al percorso di accompagnamento,  si stabiliscono occasioni di interazioni e dialogo”.

“All’interno del Cas di Casa Carità dal 10 aprile 2026, sono stati accolti 100 richiedenti asilo di sesso maschile provenienti da diversi Paesi: Mali (5) Afganistan (1) Costa d’avorio (1), Egitto (10) Ghana (3) Senegal (3) Pakistan (29) Guinea (4), Ghana (2), Somalia (1) e Bangladesh (41). Sono tutti richiedenti asilo. Ad oggi, i cittadini accolti, per via di trasferimento presso altra struttura sono poco più di 70, un numero che scenderà man mano che avranno ottenuto o meno il riconoscimento della protezione internazionale”.

“Dietro quei numeri, ci sono delle persone, ci sono storie caratterizzate spesso da vulnerabilità socioeducative, che necessitano di percorsi di integrazione, ascolto e supporto, così come l’iter di richiesta di protezione internazionale prevede”. 

“Sarebbe stato meglio per Manfredonia e per i suoi cittadini lasciare che quelle persone vivessero sul nostro territorio come invisibili, alimentando ancora di più la terribile situazione di Borgo Mezzanone con tutte le conseguenze che conosciamo? Non credo proprio che questa sarebbe stata una scelta preferibile per il nostro territorio”.

“Tra gli accolti, per esempio c’è Famara, cittadino senegalese, giunto in Italia a Lampedusa, dopo aver attraversato paesi diversi, tra cui il Mali, Algeria e Tunisia per tre volte prima di arrivare sulle coste italiane. Si è iscritto al CIPIA di Foggia dove ha conseguito le certificazioni di lingua italiana. Attualmente sta seguendo un percorso per prendersi la terza media e a Manfredonia continuerà il suo percorso. Da febbraio è impiegato regolarmente con contratto come bracciante per un’azienda agricola”.

“Poi c’è Demba che, a causa della sua balbuzie, nel suo paese di origine subiva discriminazione sociale. Demba sta imparando l’italiano per conseguire un attestato di secondo livello a Foggia, oggi si è trasferito a Manfredonia. È tesserato con una squadra di calcio dilettantistico”.

“Sono dispiaciuto per quanto sia accaduto in questi giorni. Sicuramente la paura di fronte al diverso, come diceva anche Papa Francesco, é “legittima, fondata su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano”, perché “non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze”. Paure, che si fanno più forti se ad alimentarle c’è il bombardamento mediatico e tendenzioso di certa informazione”.

“Comunque- concludeva Papa Francesco, quelle paure non costituiscono un peccato, perché: “Peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità. […] Peccato è rinunciare all’incontro con l’altro, con il diverso, con il prossimo”. L’accoglienza a Manfredonia è nelle sue corde, nel suo DNA, il suo Fondatore Manfredi di Svevia, di origine tedesca, grazie a suo padre Federico II, ha sviluppato una notevole apertura verso le minoranze, in particolare verso la comunità ebraica e musulmana - Manfredi governò su un regno che era un crogiolo di culture (latina, greca, araba, normanna). Egli mantenne il legame con la colonia musulmana di Lucera, utilizzandone i soldati, dimostrando una gestione pragmatica della diversità religiosa e culturale, pur in un contesto medievale”.  

“Se poi guardiamo i nostri santi patroni. San Lorenzo Maiorano vescovo che veniva dall’altra parte del mare, da Costantinopoli che oggi si chiama Istanbul, Turchia venerato come patrono dei Forestieri. E poi Maria Santissima di Siponto di origini medio orientali, icona di origini bizantine, la cui carnagione ci dovrebbe aver abituati all’incontro con chi ha la pelle diversa da noi”.

“L’immigrato non è il “nemico”, semmai é la vittima. Le migrazioni ci sono sempre state, fanno parte della storia dell’umanità e della nostra storia. Sono sicuro che quando scopriremo che i confini non sono linee di separazione, ma punti di incontro e di unione, ritroveremo nell’altro il tratto della nostra umanità”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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