Ci sono articoli che nascono dalle interviste e ci sono articoli che nascono camminando. A volte, da ambedue le cose. Passeggiando per il centro storico di Rodi Garganico, non si può fare a meno di rimanerne ammaliati. È sufficiente mettersi a guardare i portali in pietra, gli scorci che si aprono all’improvviso sul mare, i vicoli, i palazzi antichi. È senza dubbio uno dei borghi più belli del Gargano. Poi, però, alzando gli occhi non si possono non notare anche le tante serrande abbassate - nonostante la stagione estiva -, cartelli “vendesi”, pochi locali aperti, i parcheggi ancora mezzi vuoti a metà luglio sia in paese sia lungo il tratto verso San Menaio. Non si può dire che sia un paese morto, tutt’altro. Ma è proprio questo il vero problema. Rodi è un paese che sembra vivere al di sotto delle proprie possibilità.
Parlando con gli operatori emerge un filo conduttore sorprendente. Ognuno indica un problema diverso - trasporti, aeroporto, ferrovia, servizi, promozione, investimenti - ma tutti finiscono per descrivere la stessa sensazione: quella di un territorio che possiede moltissimo e restituisce meno di quanto potrebbe. È difficile trovare un altro luogo che concentri, in pochi chilometri, mare, laghi, Foresta Umbra, borghi storici, gastronomia e un porto turistico di qualità.
Ciò nonostante spesso tutto questo resta scollegato e i turisti finiscono per scegliere altre mete, come Vieste o Peschici. La domanda è perché Rodi, con tutto ciò che possiede, non riesca ancora a convincere fino in fondo nemmeno sé stessa. La risposta è che il turismo non vive soltanto di bellezza, vive di visione. E quella, oggi, sembra essere la risorsa più difficile da trovare.
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