Peschici, il giorno dopo l’incendio: “La macchina ha funzionato, evitato un altro 2007. Ma ci diano più mezzi”

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Il giorno dopo, il fuoco non ha più il rumore dell’emergenza, ma assume il volto del fumo che sale dai rami, delle chiazze scure sulle colline, del l’odore acre che arriva fino alla strada e dei Canadair che continuano a sorvolare Peschici. Non è un nuovo incendio, non c’è nessuna ripresa delle fiamme. Sono le bonifiche, il lavoro lento e capillare necessario per raffreddare ciò che continua a bruciare sotto la cenere. In paese, alla scuola primaria “Libetta”, trasformata domenica in centro di accoglienza, il movimento è ormai ridotto. I turisti assistiti durante le ore più drammatiche vengono riaccompagnati nei villaggi, le aule che avevano accolto centinaia di persone si svuotano mentre, pochi chilometri più avanti, nell’area fra Manaccora, Calalunga e Baia Zaiana, comincia la conta dei danni. L’incendio divampato nella tarda mattinata di domenica 26 luglio è stato domato intorno alla mezzanotte, dopo oltre dodici ore di attività. Circa mille turisti sono stati complessivamente assistiti, con una parte degli ospiti trasferita anche via mare. Non tutte le strutture, però, sono state formalmente evacuate. In molti casi sono stati gli stessi turisti ad allontanarsi autonomamente, spaventati dal fumo e dalla vista delle fiamme sulle colline. La scelta è stata soprattutto precauzionale, come ha chiarito a l’Attacco il Sindaco di Peschici, Luigi D’Arenzo: “Intorno alle strutture l’incendio era stato contenuto già nella serata di ieri. Fortunatamente non registriamo vittime, danni alle abitazioni o alle strutture ricettive”. La stessa rassicurazione arriva dall’assessora comunale alla Protezione civile Angela Ricci: “La situazione è sotto controllo. L’incendio è stato spento e domato grazie anche all’intervento dei Canadair, che hanno lavorato per tutta la giornata di ieri e sono tornati in azione questa mattina. I turisti ospitati nelle scuole elementari sono già rientrati nelle strutture ricettive”. Circa l’entità del rogo, le prime valutazioni istituzionali parlano di almeno 150 ettari di vegetazione distrutti. Chi ha lavorato direttamente sul posto, però, ritiene che la superficie percorsa dal fuoco possa essere molto più ampia, fino a 300 e più ettari. Una stima precisa potrà arrivare soltanto attraverso i rilievi e le ricognizioni dall’alto. Il dato più importante resta un altro: nessuna vittima, nessuna abitazione distrutta e nessuna struttura turistica direttamente raggiunta dalle fiamme. Un bilancio che, a Peschici, riporta inevitabilmente alla memoria la tragedia del 2007, ma che questa volta racconta un epilogo diverso. A mettere in fila per l’Attacco cosa è accaduto dentro il fronte dell’incendio è Enzo Zaffarano, responsabile delle Giacche Verdi di Vico del Gargano. Le squadre sono entrate in azione intorno alle 11:00 e hanno lasciato il campo soltanto a mezzanotte: “Abbiamo svolto oltre dodici ore di attività direttamente sul fuoco”, racconta. “Le Giacche Verdi hanno impiegato dodici volontari e quattro mezzi operativi. Ci siamo spostati sui diversi fronti, intervenendo dove c’era maggiore necessità”.

Nel bilancio dell’associazione si parla di dieci volontari impegnati nelle attività di spegnimento e due addetti alla logistica e alle comunicazioni. Tutti e quattro i pick-up antincendio boschivo utilizzati hanno riportato piccoli danni. Alcuni moduli sono stati danneggiati e hanno richiesto interventi di riparazione prima di poter tornare operativi. Nessuna conseguenza grave per i volontari, anche se uno di loro ha riportato lievi scottature al viso e alle braccia. Dopo dodici ore trascorse tra fiamme e fumo, nonostante le maschere antifumo, quasi tutti hanno accusato irritazioni alla gola e agli occhi. Malgrado ciò “Aver contribuito e aver fatto la nostra parte ci rende orgogliosi”.

È anche da questi particolari che emerge la fragilità del sistema: uomini preparati e associazioni presenti, ma mezzi spesso datati, sottoposti a uno sforzo enorme e costretti a lavorare per ore dentro condizioni estreme. Zaffarano non nasconde il problema, ma respinge l’idea di una macchina rimasta ferma: “I mezzi presenti sono stati impiegati correttamente. Non sono mezzi ipertecnologici, ma i pick-up delle associazioni fanno il loro lavoro negli interventi a terra. Se arrivano più risorse, ben vengano, nessuno direbbe il contrario”.

Il responsabile delle Giacche Verdi contesta soprattutto quella che definisce la tendenza a “cavalcare l’emergenza”. ”Finito l’incendio, vedrete cosa accadrà: tutto tornerà nel dimenticatoio. Sono anni che sentiamo le stesse cose, poi l’emergenza passa e non se ne parla più”. La sua posizione è chiara: ricostruire ciò che ha funzionato e ciò che deve essere corretto, ma farlo a mente fredda. ”Bisogna sedersi intorno a un tavolo e capire dove si è sbagliato, cosa si può migliorare e cosa, invece, è stato fatto bene. Le polemiche mentre decine e decine di persone stanno lavorando sul fuoco non servono a niente”.

Anche il vicesindaco Matteo Masella difende il funzionamento della macchina operativa: “Le polemiche ci saranno sempre, ma per organizzare un intervento servono tempi tecnici. I Canadair devono arrivare da fuori. La macchina è intervenuta e ha funzionato: abbiamo limitato i danni e possiamo ritenerci soddisfatti dell’operazione”, ha dichiarato ai microfoni de l’Attacco.

Diversa, ma non opposta, la lettura della consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Rosa Barone, recatasi in paese per avere contezza della situazione. La consigliera riconosce l’efficacia dell’intervento regionale, ma segnala un intervallo significativo prima dell’arrivo dei velivoli nazionali: “Il sistema regionale è partito e ha risposto in maniera eccellente”, afferma Barone. “Sono stati attivati gli elicotteri, la Protezione civile e tutti i volontari. È anche vero, però, che si è verificato più di un’ora di vuoto prima dell’arrivo dei Canadair. Quando le emergenze sono numerose e il vento favorisce la propagazione, tutto diventa più complicato”.

Se sulla gestione dell’emergenza le valutazioni sono in larga parte positive, persiste un quesito di fondo: i Comuni e le associazioni possono contare su dotazioni sufficienti per affrontare incendi di queste dimensioni? Masella chiede alla Regione di sostenere direttamente i territori: “Abbiamo bisogno di mezzi da tenere a disposizione. Noi siamo già sul posto e possiamo intervenire prima degli altri. Aiutateci ad avere macchine e risorse per affrontare immediatamente i primi focolai”.

Il Sindaco D’Arenzo allarga il ragionamento alla presenza di un presidio aereo stabile. Tra le proposte avanzate ci sono il potenziamento dei mezzi antincendio e l’utilizzo dell’aeroporto Gino Lisa di Foggia come base operativa della Protezione civile, con almeno un elicottero dislocato stabilmente sul territorio. ”Servono mezzi più moderni e una presenza più vicina”, sostiene il primo cittadino. “Il Gino Lisa potrebbe diventare un punto di riferimento per la Protezione civile. In emergenze del genere, ridurre i tempi di intervento può fare la differenza”. Il problema riguarda anche la manutenzione delle dotazioni esistenti, mezzi che lavorano direttamente dentro l’incendio, spesso per molte ore, su percorsi difficili e con temperature altissime.

E la parte più difficile comincia quando il fuoco è spento. Perché a Peschici, come in tutto il Gargano, il tema della prevenzione torna puntualmente dopo ogni incendio e scompare quando finisce l’emergenza. ”Dobbiamo tornare a una cura costante delle aree boschive, simile a quella garantita in passato dagli operai forestali”, afferma il Sindaco. “Le fasce antincendio sono fondamentali. Oggi, però, la burocrazia può bloccare per anni le autorizzazioni necessarie a intervenire nei boschi”.

Angela Ricci insiste sulla responsabilità individuale e sulla necessità di denunciare: “Bisogna lavorare sulla prevenzione. Molti incendi sono di natura dolosa e questi atti terribili devono essere segnalati e denunciati”. Barone propone di affiancare alla manutenzione tradizionale strumenti tecnologici più avanzati: droni, sistemi di sorveglianza e applicazioni basate sull’intelligenza artificiale per individuare fumo e focolai nelle fasi iniziali. ”Il danno naturalistico è enorme e richiederà anni per essere recuperato”, osserva la consigliera. “Bisogna pulire i boschi, ma anche utilizzare tutti i sistemi oggi disponibili per anticipare gli incendi e migliorare il coordinamento”.  

Ad ogni modo Peschici, il giorno dopo, torna lentamente alla normalità. I turisti sono rientrati, le strutture sono aperte e il fuoco è cessato. C’è da evitare ora che, insieme al fumo, svanisca anche la promessa di intervenire prima del prossimo incendio.

Nelle dichiarazioni raccolte il giorno dopo ricorre una frase: tutti hanno fatto la propria parte. Vigili del fuoco, Protezione civile, forze dell’ordine, associazioni, strutture ricettive, amministratori e semplici cittadini. “Quando ci siamo accorti che la situazione stava per aggravarsi abbiamo aperto immediatamente la scuola Libetta e organizzato il centro di accoglienza”, sono state le parole a l’Attacco del consigliere delegato agli Eventi del Comune di Peschici, Francesco D’Arenzo, che ha coordinato l’assistenza agli sfollati. “Molti avevano bambini piccoli e non se la sono sentita di rientrare nelle strutture più vicine all’area interessata dall’incendio”, racconta. Nella mattinata di lunedì si è ha continuato a garantire assistenza agli ultimi evacuati, offrendo anche la colazione prima del rientro. “I pulmini del Comune li stanno riaccompagnando nelle rispettive strutture, ora che la viabilità è stata riaperta. Tutti potranno rientrare in sicurezza”.

Il messaggio dell’amministrazione è rivolto ai turisti che hanno scelto il Gargano per le vacanze: “Peschici sta ripartendo, dobbiamo ripartire per questa stagione 2026. Invitiamo tutti gli ospiti a venire a Peschici: il Gargano è vivo, il Gargano è solido e noi siamo pronti a ripartire”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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