Una vasta operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e del Nucleo Investigativo dei Carabinieri ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari nei confronti di un’organizzazione criminale con base logistica a Cerignola, ritenuta specializzata negli assalti ai furgoni portavalori in tutta Italia.
Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, l’associazione per delinquere aggravata, la rapina aggravata dal metodo mafioso e numerosi altri reati contro il patrimonio. Secondo gli investigatori, il gruppo operava con modalità paramilitari, impiegando armi da guerra, esplosivi, mezzi rubati e una rigorosa organizzazione interna.
L’inchiesta prende le mosse dall’assalto al portavalori avvenuto il 6 novembre 2024 sulla Statale 96, nei pressi di Toritto, quando il commando esplose numerosi colpi di kalashnikov contro il blindato e utilizzò esplosivi per aprire il mezzo. Determinante per le indagini fu il ferimento di uno dei presunti rapinatori, ricostruito grazie a intercettazioni, pedinamenti e alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
Per la prima volta la Procura di Bari ha ottenuto il riconoscimento del metodo mafioso in un’inchiesta sugli assalti ai portavalori, ritenendo che la forza intimidatrice, l’impiego sistematico di armi da guerra e la capacità di operare su scala nazionale rappresentino un vero e proprio “brand” della criminalità organizzata cerignolana.
Le misure cautelari sono state eseguite nei confronti di cinque cerignolani – Biagio Michele Nazareno Barrasso, Antonio Braschi, Cosimo Attila Cirulli, Giuseppe Da Bellonio e Giovanni Terlizzi – oltre ai due andriesi Riccardo Acquaviva e Riccardo Magno.
Tra gli indagati figurerebbe anche l’ex sindaco di Cerignola, il medico Antonio Giannatempo - perché avrebbe prestato soccorso ad un ferito -, Francesco e Rocco Gaeta di Orta Nova, Alberto Macchiarulo, Michele Piarulli e Giustina Pollice (tutti di Cerignola).
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