A una settimana dall’aggressione, Gianfranco Laprocina affida ai social il racconto di quanto sarebbe accaduto a lui e alla madre nella notte tra giovedì 6 e venerdì 7 agosto a Vieste. Secondo quanto riferito nel post, i due avevano appena chiuso la propria tabaccheria quando, intorno all’1:20, poco prima di rientrare a casa, sarebbero stati affrontati da alcuni uomini con l’intenzione di rapinarli. Gli aggressori, racconta Laprocina, li avrebbero attesi nei pressi dell’abitazione, utilizzando spray al peperoncino per stordirli, prima di colpirli.
Durante la colluttazione la madre sarebbe stata scaraventata a terra, mentre lui, nel tentativo di soccorrerla, sarebbe stato raggiunto alla testa dal calcio di una pistola, che gli sarebbe stata anche puntata contro dai malviventi durante la fuga. Laprocina riferisce di aver riportato un trauma cranico con punti di sutura, diverse contusioni e un dente rotto; per la madre contusioni a bacino, schiena e anca, oltre a un problema a un occhio ancora da approfondire. Entrambi sono stati poi soccorsi e sottoposti ad accertamenti in ospedale.
Nel suo intervento Laprocina allarga quindi la riflessione al tema della sicurezza, contestando quella che definisce una forma di assuefazione verso episodi simili. "Un’aggressione a mano armata non può essere considerata niente solo perché non ci è scappato il morto", scrive, chiedendo che chi lavora possa tornare a casa senza temere per la propria incolumità. La sera precedente, inoltre, un’altra persona sarebbe stata aggredita con modalità analoghe a scopo di rapina.
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