Dalla scomparsa dopo una giornata nei campi al ritrovamento del cadavere nel bagagliaio della sua automobile ci sono una serie di elementi che ora gli investigatori stanno cercando di ricomporre per capire cosa sia accaduto a Sadam Houssain, bracciante pakistano di 32 anni che viveva a Ippocampo, nel territorio di Manfredonia. La Procura di Foggia procede per omicidio volontario contro ignoti. Tra le piste al vaglio c’è quella che conduce al sistema dell’intermediazione della manodopera agricola e ai rapporti che il 32enne avrebbe intrattenuto con lavoratori e aziende del territorio. Un’ipotesi investigativa, ancora tutta da verificare, sulla quale potrebbero fornire indicazioni i telefoni, le Sim, le agende e i numerosi appunti acquisiti dagli inquirenti.
La ricostruzione parte dal 4 agosto. Houssain avrebbe trascorso la giornata lavorando in un fondo agricolo nella zona di Borgo Tressanti, nelle campagne di Cerignola. Quella sera non sarebbe rientrato nella sua abitazione di Ippocampo. Il giorno successivo non si sarebbe presentato al lavoro e i tentativi del fratello Nazim di contattarlo sarebbero rimasti senza risposta: inizialmente il telefono avrebbe squillato, per poi risultare irraggiungibile. Preoccupato, Nazim raggiunse l’abitazione del fratello. La casa, secondo quanto ricostruito, appariva in ordine: nessun evidente segno di effrazione o colluttazione e diversi effetti personali ancora all’interno. Mancava, invece, l’automobile.
Durante gli accertamenti successivi i carabinieri hanno sequestrato materiale che oggi potrebbe assumere un peso importante nell’inchiesta. Nell’appartamento sarebbero stati trovati quaderni, agende e fogli manoscritti contenenti annotazioni su presunte giornate di lavoro e somme di denaro, oltre a documentazione Inps e Inail, copie di documenti riconducibili ad altre persone, chiavi di veicoli, telefoni e schede Sim. Proprio da questo materiale e dalle dichiarazioni rese dal fratello emerge uno degli aspetti sui quali si concentra l’attenzione investigativa: Sadam non avrebbe svolto soltanto attività di bracciante, ma avrebbe anche accompagnato gruppi di lavoratori nei campi e gestito alcuni rapporti economici connessi alle giornate di lavoro.
Secondo quanto riferito da Nazim agli investigatori, il fratello trasportava con la propria auto quattro o cinque connazionali e anche lavoratori originari del Bangladesh. Sarebbe stato inoltre lui, sempre secondo questa ricostruzione ancora da riscontrare, a pagare i braccianti e a tenere i rapporti con i proprietari delle aziende agricole. Elementi che hanno aperto l’interrogativo sul possibile ruolo del 32enne come intermediario della manodopera. Da qui l’ipotesi, investigativa e al momento priva di conferme definitive, che la sua morte possa essere maturata nell’ambiente del caporalato, magari per contrasti o interessi legati alla gestione delle squadre di lavoratori stagionali.
Non è però l’unico scenario preso in considerazione. Gli investigatori dovranno stabilire dove e quando Sadam sia morto, se il decesso sia avvenuto all’interno dell’automobile oppure altrove e se il corpo sia stato successivamente collocato nel bagagliaio. Centrale sarà anche la ricostruzione degli ultimi spostamenti e delle persone con cui il 32enne ha avuto contatti nelle ore precedenti alla scomparsa. L’autopsia assume quindi un ruolo decisivo: dovrà chiarire innanzitutto la causa della morte e verificare se sul corpo siano ancora individuabili lesioni o altri segni utili a ricostruire quanto accaduto.
Sul tavolo degli investigatori ci sono anche i dispositivi telefonici e i relativi tabulati. L’obiettivo è ricostruire chiamate, contatti e spostamenti del 32enne e capire chi possa aver incontrato dopo aver lasciato i campi il 4 agosto. Anche il materiale cartaceo sequestrato potrebbe consentire di individuare i lavoratori con cui aveva rapporti e le aziende o gli eventuali intermediari con cui entrava in contatto. Alcune annotazioni rinvenute nell’abitazione riguarderebbero inoltre persone appartenenti alla cerchia di conoscenze di Sadam. Al momento, però, non è possibile stabilire se questi riferimenti abbiano alcuna relazione con il delitto: anche questo materiale dovrà essere verificato e contestualizzato dagli investigatori.
Dal suo ambiente personale, intanto, non emergerebbero contrasti conosciuti. La famiglia, rimasta in Pakistan, attende ora di poter riportare a casa la salma dopo gli accertamenti medico-legali e il fratello Nazim chiede che venga fatta piena luce sulla morte del 32enne. L’inchiesta si muove dunque su più fronti. Il possibile intreccio con il reclutamento della manodopera è una delle piste, ma sarà necessario trovare riscontri concreti. Da chiarire restano soprattutto le ultime ore di vita di Sadam, chi abbia utilizzato o spostato la sua auto e perché il suo corpo sia stato occultato nel bagagliaio. Telefoni, documenti e autopsia potrebbero fornire le prime risposte.
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