Quadri ma anche "erbacce" per far tornare a vivere le torri costiere di Vieste e cambiare il suo turismo

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Se si potesse tracciare un filo conduttore per unire idealmente i fichi d’India dipinti dal celebre Renato Guttuso con le erbe spontanee fotografate da Rocco Casaluci, questo attraverserebbe il Mediterraneo - giungendo al Gargano dalla Sicilia (terra d’origine del pittore) - e finirebbe per intrecciarsi con la storia delle antiche torri costiere di Vieste. Forse è proprio da questo collegamento che ha preso vita  uno dei progetti culturali più ambiziosi dell’estate viestana. Due mostre profondamente diverse ma accomunate dalla medesima intuizione: riportare al centro il territorio, osservandolo sotto una luce diversa. Torre San Felice, restituita alla città dopo un importante intervento di recupero, è stata infatti trasformata in sede espositiva per una mostra che porta sul Gargano uno dei grandi maestri del Novecento italiano come Guttuso. Sul lato nord, a Torre Porticello, la fotografia incontra la botanica e invita a guardare con occhi nuovi ciò che spesso passa inosservato. Il cuore dell’operazione resta la mostra dedicata a Renato Guttuso, visitabile dal 7 giugno fino al 20 settembre: ventitré opere originali, tutte archiviate e pubblicate nel catalogo generale dell’artista, selezionate dal curatore Giuseppe Benvenuto per raccontare l’intero universo creativo del maestro siciliano. “Sono rappresentate quasi tutte le grandi tematiche della pittura di Guttuso”, spiega Giuseppe Benvenuto a l’Attacco. “Dalle nature morte ai paesaggi, dai nudi ai temi del lavoro e della dimensione politico-sociale. È un Guttuso completo, sinceramente il più importante che abbia mai proposto”.

Nelle sale della torre scorrono i colori della Sicilia, le campagne mediterranee, i tetti assolati, gli oggetti quotidiani trasformati in simboli. E proprio qui, secondo il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti, sta il senso profondo della scelta: “La Torre di San Felice rappresenta la nostra vedetta sul mare. Il legame con il Mediterraneo, il nostro rapporto con il mare e con alcune delle tematiche affrontate da Guttuso, come il lavoro e il Meridione, rendono questa mostra perfettamente coerente con il luogo che la ospita”. Un dialogo continuo tra contenitore e contenuto, tra paesaggio e arte, che diventa anche una riflessione sull’identità del territorio. “È una mostra che fa riflettere, che sta bene a Vieste e che rende la città un attrattore culturale”, osserva ancora il Sindaco, ricordando come il recupero delle torri costiere faccia parte di un percorso più ampio di riappropriazione del patrimonio pubblico: “Questi luoghi, tenuti chiusi, erano un peccato. Oggi sono spazi di incontro, di meditazione e di cultura”.

Una visione condivisa dal delegato alla Cultura Alessandro Del Zompo, che vede nelle grandi mostre una leva per allargare l’offerta turistica cittadina: “L’intenzione è offrire qualcosa che vada oltre il semplice servizio balneare, puntando sulla cultura ad alto livello”, commenta. “Guttuso ci permette di rileggere la nostra tradizione mediterranea, gli antichi mestieri, ciò che eravamo e ciò che potremo diventare. Noi scegliamo che il nostro futuro passi anche dalla cultura”. Un futuro che trova un’altra declinazione a Torre Porticello, dove fino al 28 giugno sarà allestita la mostra fotografica “Il giardino delle erbacce” di Rocco Casaluci.

Qui il racconto cambia prospettiva. Spariscono i grandi nomi della storia dell’arte e compaiono papaveri, foglie di alloro, santoline, erbe mediche e piante spontanee che crescono lungo i sentieri, ai bordi delle strade di campagna, nei luoghi che normalmente attraversiamo senza fermarci. “La maggior parte di queste piante è invisibile agli occhi delle persone”, ci racconta la naturopata Lucia Coluccia, compagna del fotografo e parte integrante del progetto. “L’idea è nata quasi per caso, osservando dettagli vegetali che catturavano la nostra attenzione. Durante il lockdown quel lavoro ha preso forma e si è trasformato in una ricerca sullo sguardo”. Le fotografie, realizzate con una tecnica che utilizza macro molto spinte, retroilluminazioni e un lavoro quasi sartoriale sulla luce, restituiscono alle cosiddette “erbacce” una dignità inattesa. “Rocco le chiama le sue modelle.”, sorride Coluccia, “Sono piante che normalmente vengono estirpate o ignorate e che noi invece abbiamo provato a guardare davvero”. Anche in questo caso il luogo non è casuale. Le torri costiere di Vieste, per secoli sentinelle contro le incursioni dal mare, sono ormai a tutti gli effetti dei veri presìdi culturali.

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