L’arte è esperienza condivisa nel “sogno scolpito” di Florian Lettl: “Dovremmo essere tutti un po' più surreali”

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Nel Chiostro di Palazzo San Domenico, ha chiuso le porte la mostra “Le forme del sogno” però è rimasta nell’aria qualcosa che non appartiene soltanto alle sculture di Florian Lettl. Le figure enigmatiche che hanno abitato il Chiostro del Comune di Manfredonia - sospese, oblique, talvolta ironiche, altre volte malinconiche - hanno trasformato lo spazio in un luogo dove il reale sembrava flettersi, lasciando filtrare una dimensione più fragile e più autentica. I visitatori, uno dopo l’altro, hanno percepito questa breccia. “Bellezza inaspettata – ha scritto la signora Annalisa di Roma –. Riuscire a stupire e ad emozionare in tempi in cui la banalità impera è qualcosa che non mi aspettavo. Opere bellissime e davvero uniche, nel pensiero, nella realizzazione”. Parole che restituiscono ciò che accade quando ci si trova davanti alle sculture di Lettl: un cortocircuito tra la materia e l’immaginazione. Florian – artista  e  figlio,  a  sua  volta, del grande pittore surrealista Wolfgang Lettl - non porta avanti un’eredità ma, piuttosto, la reinventa. E nel farlo, rinnova anche il legame con Manfredonia: quel rapporto iniziato negli anni Settanta e mai interrotto, fatto di luce, di mare, di incontri e di ritorni. Lo si percepisce nella sua voce quando parla della città, e si può avvertire nel modo in cui le sue opere sembrano dialogare con il Chiostro: come se lo “conoscessero” da sempre. La mostra appena conclusa ha rappresentato un nuovo capitolo di una storia che continua a intrecciare arte, memoria e futuro. Nella lunga conversazione avuta con Florian, ciò che emerge con forza è la convinzione che l’arte non sia mai un gesto isolato, ma un ponte. Un ponte che collega luoghi, persone, epoche. E che a Manfredonia – ancora una volta – ha trovato terreno fertile per generare stupore.

Le sue sculture trasformano il Chiostro in un luogo “sospeso”: che cosa significa per lei esporre proprio a Palazzo San Domenico?
Per me Palazzo San Domenico è la casa di tutti i manfredoniani e io mi sento anche un manfredoniano, per cui esporre qui nel chiostro significa essere a casa.

C’è un’opera della mostra che considera particolarmente legata a Manfredonia? Perché?
La scultura “La Madonna dei pescatori” che più mi lega a Manfredonia non è esposta in questa piccola mostra. A causa della decisione presa all’ultimo momento, ho deciso di esporre quattro sculture che erano già disponibili qui a Manfredonia. La mia scultura “La Madonna dei pescatori”, alta 4 metri, avrebbe comportato notevoli difficoltà di trasporto: è esposta al Museo Lettl di Augusta e, per me, quando mi trovo ad Augusta, rappresenta un “souvenir” della spiaggia della Riviera Sud. In questa piccola presentazione non è presente nemmeno la scultura intitolata “Manfredonia, la dea del mare”, che ha trovato il suo posto al Museo Lettl di Augusta tra i quadri impressionisti di mio padre raffiguranti Manfredonia. Ciò che mi lega alle sculture qui esposte e a Manfredonia, tuttavia, è il fatto che siano state realizzate proprio qui e che mi ricorderanno così per sempre il bellissimo periodo trascorso in questa località. A ciò si aggiunge ora, naturalmente, un nuovo legame, ovvero il fatto che abbiano trovato in uno dei luoghi più belli di Manfredonia un alloggio gratuito per cinque giorni. Le sculture non dimenticheranno sicuramente mai questo luogo straordinario.

Ha individuato un punto del Chiostro — una colonna, un’ombra, un varco — che ha influenzato direttamente la disposizione delle opere?
Dato che al momento nel Chiostro regna un po’ di disordine - sono in corso i lavori di restauro della Cappella della Maddalena e di ristrutturazione del Museo civico di Manfredonia - ho deciso di posizionare le figure ai quattro lati della cisterna al centro del cortile interno.

Quali criteri ha usato per selezionare le sculture presenti in mostra?
Conoscevo il luogo: a differenza dei quadri, le sculture vivono sempre nell’ambiente circostante, da esso e con esso. La maggior parte delle persone conosce la mia scultura “Incontro al vertice” presso la Rotonda di Manfredonia. Si trova in una piazza meravigliosa, un’ex rotatoria che è stata trasformata in un viale pedonale; sarebbe crudele se si trovasse in una vera rotatoria, in mezzo al traffico stradale. Qui il concetto risulta più evidente. E così il cortile interno di Palazzo Domenico si è rivelato adatto per quattro figure singole più piccole.

Quale opera considera sia stata il “cuore” della mostra, quella che tiene insieme tutte le altre?
Il fulcro è sicuramente la mia ultima scultura: “La metamorfosi”.

E quale scultura, allora, ha sorpreso di più il pubblico manfredoniano?
Dato che ogni sera mi sono occupato della mostra, posso dire che ogni scultura, di per sé, ha suscitato la curiosità del pubblico. Penso che tutte e quattro insieme creino un quadro armonioso, anche se ogni scultura potrebbe stare in piedi da sola. Si tratta di quattro temi diversi: proprio come la nostra vita non è monotona, nelle quattro sculture vengono rappresentate quattro diverse situazioni umane.

Le sue sculture sembrano emergere da un equilibrio tra leggerezza e tensione. Quale materiale, in questa mostra, racconta meglio la sua idea di surreale? 
“Surreale” – ovvero, diverso dal nostro “mondo normale e reale” – è sicuramente il fatto che io riesca a creare oggetti di valore a partire da materiali di scarto (principalmente vecchi giornali). Ciò che altri buttano via con noncuranza viene riciclato. Nella nostra realtà, caratterizzata da una società dell’usa e getta, questo accade ancora troppo raramente. Dovremmo essere tutti un po’ più surreali.

In che modo le sue sculture dialogano — o si distanziano — dal surrealismo pittorico di Wolfgang Lettl?
Le idee per le sculture traggono ispirazione dai dipinti di mio padre. Ciò è dovuto al fatto che ho lavorato a stretto contatto con mio padre per oltre 30 anni e ho contribuito anche alla ricerca delle idee per i dipinti.

Le sue figure enigmatiche invitano a una lettura personale: preferisce che il pubblico cerchi un significato o che si lasci semplicemente attraversare dalle opere?
Naturalmente ognuno dovrebbe riflettere autonomamente su ciò che vede. Quando sono presente alla mostra, però, rispondo volentieri alle domande e posso fornire qualche spunto per l’interpretazione delle sculture. Prendiamo ad esempio l’uomo con l’imbuto calato sul capo. Tutti conoscono un imbuto e la sua funzione. Ciò che accade in questa scultura, tuttavia, è insolito, sbalordisce e stimola la riflessione. L’imbuto ha perso la sua funzione, trasformandosi addirittura nel suo opposto. Invece di fungere da ausilio per il riempimento – si potrebbe dire, in riferimento alla testa umana, da veicolo di informazioni o forse da “ausilio all’apprendimento” – esso limita la portata delle informazioni e agisce come un filtro che lascia passare solo notizie e informazioni del tutto selettive. Questo fenomeno viene oggi sfruttato in modo molto intenso su Internet per influenzare le persone con determinate opinioni. Il titolo di questa scultura, tra l’altro, è “Il Dogma”. Tali riflessioni sulle opere d’arte vengono presentate al Museo Lettl di Augusta in modo molto professionale attraverso una guida multimediale ricca di contenuti. Chi ha bisogno o desidera informazioni può accedervi in qualsiasi momento in modo personalizzato. Questo è, tra l’altro, anche uno dei motivi per cui il Museo gode di un’ottima reputazione su portali di recensioni.

La mostra è durata pochi giorni, ma il Chiostro è cambiato immediatamente quando le sue opere vi hanno trovato posto. Che cosa significa lavorare con un tempo così breve ma così intenso?
Pianifico sempre le mostre temporanee al Museo Lettl con un anno di anticipo, anche se le prime riflessioni in merito risalgono spesso a molto tempo prima. Il fatto che questa volta si sia dovuto fare tutto con pochissimo preavviso e che in realtà avessi pochissimo tempo a disposizione - dato che volevo finire la mia ultima scultura e poi mi sono anche rotto il mignolo del piede - non è stato poi così grave, dato che noi “manfredoniani” siamo molto bravi a improvvisare.

Se dovesse descrivere Manfredonia con una sola immagine surreale, quale sarebbe?
C’è un dipinto di mio padre che forse ha qualcosa a che fare con il cortile interno del municipio. Sta a te interpretarla. Per quanto mi riguarda, ogni volta che guardo quel quadro mi ritrovo sempre in quel luogo e tra la gente di Manfredonia.

Il Museo Lettl ha ricevuto riconoscimenti internazionali: cosa significa per lei vedere l’opera di suo padre così valorizzata?
Non sono ambizioso, preferisco vivere qui e dedicarmi alle mie sculture. Ma il successo e, soprattutto, l’entusiasmo dei visitatori mi rendono felice. D’altra parte, ovviamente, devo occuparmi intensamente del Museo, per cui purtroppo non mi è possibile trascorrere ancora più tempo qui a Manfredonia.

C’è un ponte ideale tra il Museo di Augusta e Manfredonia?
Sì, nel Museo sono esposte in modo permanente 19 opere in stile impressionismo con soggetti legati a Manfredonia. Questo crea un legame e, osservandole, risveglia bei ricordi e placa un po’ la nostalgia. D’altra parte, nella piazza della Rotonda è collocata la mia scultura “Gipfeltreffen”, che a sua volta crea per me un bel legame con Augusta, dove è esposta anche una copia di questa scultura.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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