Un borgo che si racconta nel linguaggio del futuro. Ischitella, comune di circa 4.000 abitanti nel cuore del Gargano, presenta il 7 maggio il proprio primo videogioco: Pietro’s Race, un endless runner bidimensionale liberamente scaricabile su qualsiasi smartphone, senza installazione, semplicemente inquadrando un QR Code. Il progetto nasce dall’Associazione Culturale L’eco delle Idee con un obiettivo preciso: usare la cultura digitale come strumento di visibilità per un territorio ricco di storia e identità, ma ancora poco presente nell’ecosistema mediatico contemporaneo. Il protagonista è Pietro Giannone (Ischitella, 1676 – 1748), filosofo illuminista autore dell’Istoria civile del Regno di Napoli. Scomunicato dalla Chiesa nel 1723 per aver denunciato i soprusi del clero sul potere civile, visse in esilio per vent’anni e morì in carcere. Una figura di straordinario coraggio intellettuale, quasi sconosciuta ai giovani della sua stessa città. Nel gioco, Giannone corre senza fermarsi tra i luoghi iconici del territorio – i vicoli del centro storico medievale, il promontorio garganico, San Menaio –, raccogliendo le proprie opere. Ogni libro conquistato sblocca un’opera reale del filosofo: titolo, anno, contesto storico. La cultura non è una decorazione intorno al gioco. È il gioco stesso. La meccanica dell’endless runner – un personaggio che avanza senza potersi mai fermare – non è una scelta casuale: rispecchia la biografia stessa di Giannone, in perenne fuga dalla persecuzione. Il modello è pensato per essere replicabile da qualsiasi piccolo borgo italiano: un prototipo che dimostra come una comunità di 4.000 abitanti possa produrre cultura digitale originale, di qualità, con risorse proprie. Il videogioco è realizzato in HTML5 puro, sotto 200 kilobyte, senza necessità di installazione. È accessibile gratuitamente da qualsiasi smartphone, in qualsiasi parte del mondo, Un figlio di Ischitella emigrato a Berlino può giocarci stanotte. Un turista in transito può scoprirlo sul posto. Il videogioco è oggi riconosciuto come forma d’arte: lo dimostrano casi come Father and Son, prodotto per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, o The Medici Game, commissionato dagli Uffizi di Firenze. Tre miliardi di giocatori attivi nel mondo rappresentano un pubblico che nessuna strategia di valorizzazione culturale può ignorare. Pietro’s Race è un prodotto culturale autonomo, concepito per coinvolgere emotivamente chi non si sarebbe mai avvicinato a Pietro Giannone e al borgo di Ischitella attraverso un libro o una mostra.

Vieste si prepara a tornare, ancora una volta, nel suo tempo più riconoscibile: quello della festa di Santa Maria di Merino, la protettrice. Ben lungi dal configurarsi come una mera ricorrenza religiosa, è - piuttosto - un ritmo che si ripete ogni anno e che segna l’inizio vero della stagione, quello in cui la città cambia passo, si riempie, si accende. Si parte come sempre con i riti, quelli sentiti. Il 30 aprile con l’intronizzazione della statua, poi le novene che accompagnano i giorni fino all’8 maggio. “Questa è la festa più importante che abbiamo a Vieste - spiega a l’Attacco Alfredo Micale, presidente del comitato - tant’è vero che il 9 maggio si ferma tutto: scuole, attività... è il giorno della nostra patrona”. Un’essenza che resta prima di tutto religiosa e che vede la processione del 9 maggio al centro di tutto: “La mattina partiamo dalla Cattedrale, portiamo il simulacro fino alla chiesa di Merino, poi il pomeriggio riparte la processione verso la città. È il popolo che la porta, con canti e rosari, è una cosa che si vive davvero”, commenta illustrando le tappe della celebrazione. C’è un momento, però, che più di altri racconta il legame tra Vieste e la sua patrona, ossia quello della consegna simbolica delle chiavi della città: “È una tradizione nata tanti anni fa - ricorda Micale - un’idea venuta a un nostro membro ora scomparso, Pasquale Rosiello, detto Mario. Da allora ogni anno consegniamo la chiave alla Madonna, ed è un gesto che sentiamo tantissimo”. Attorno a questo impianto, negli anni, si è costruita anche la festa civile:  “Ogni secolo ha lasciato la sua impronta - spiega Micale - oggi ci sono luminarie, bande, spettacoli. Ma prima di tutto resta la fede”. Il programma 2026 segue questa doppia anima. Si parte il 7 maggio con le bande cittadine e la sagra del dolce, poi lo spettacolo serale in piazza Vittorio Emanuele: “Abbiamo scelto uno spettacolo di taranta, ma rivisitata in chiave più moderna, per coinvolgere tutti”, sottolinea. L’8 maggio spazio alla tradizione musicale, con la banda di Rutigliano e un repertorio che guarda anche alla lirica: “Non è musica commerciale, ma per chi la ama davvero. Fa parte della nostra storia e la vogliamo mantenere”, dice Micale.

“La Festa del Soccorso rappresenta per San Severo - dice la Sindaca Lidya Colangelo - il momento più alto della nostra identità: un appuntamento capace di unire la comunità e richiamare migliaia di visitatori e turisti provenienti da ogni parte. È la “Festa delle Feste”, un patrimonio di fede, tradizione e cultura che ogni anno rinnova il legame profondo tra la città e la sua Patrona, Maria Santissima del Soccorso”.

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