Il viaggio nel commercio de l’Attacco parte dal mezzo di trasporto. L’auto. Il mezzo per eccellenza. E la chiacchierata è con Matteo Biancofiore, cerignolano, che a 28 anni, apre Eurovector a Foggia. Per gli addetti ai lavori - e anche no - è un nome che non ha bisogno di presentazioni. Per 34 anni alla guida di questa impresa, oltre agli incarichi di rappresentanza, oggi si apre ancora una volta, e nonostante la cronaca più recente, non esita nel dire che continuerà a impegnarsi per il territorio. “ Io personalmente non mi sottraggo se può servire. Mi sottraggo dai giochi che non posso accettare, dai giochi di compromessi che impoveriscono il territorio”. Perchè, dice: “Nel momento in cui uno, pur di raggiungere l’obiettivo accetta un compromesso, sta dando l’esempio sbagliato ai giovani. Un comportamento cheindica che a vincere è chi è più furbo, ma a mio avviso, il futuro si cambia dando il buon esempio e noi il buon esempio non lo diamo. Dobbiamo essere capaci di reagire, ma deve essere la gran parte della società a volere il cambiamento”. Con Matteo Biancofiore parliamo di società civile, di politica e di economia, allargando lo sguardo da quella Foggia e provincia di 34 anni fa, quando il mercato delle auto era in ascesa fino ad oggi, accerchiati dai colleghi baresi e stretti nella morsa dei numeri. Nonostante tutto, però, lui, ci mostra in anteprima il suo omaggio al territorio. Un promo, un video, in cui la comunicazione, non parla di rate, tasse e mutui, ma di mare, foresta, impresa e persone. Guardare con amore al cambiamento e guidarlo. Questo è il suo credo.
Aveva 28 anni quando ha aperto Eurovector. Ne ha 62. Quindi sono 34 anni che vende auto. Lui è Matteo Biancofiore e a vendere auto ci arriva perché suo padre aveva una rivendita di autovetture a Cerignola. “Papà era meccanico e sono sempre rimasto nel settore. Poi ci siamo industriati. Arriva un momento in cui vuoi aprire un’attività. E allora c’è chi apre il bar, il ristorante, altri la concessionaria d’auto. Quei tempi erano molto più semplici, c’erano meno problemi di oggi. Era un mercato in espansione, un mercato che teneva. In cui, come dire, era possibile fare quel tipo di attività più facilmente in una realtà come quella di Foggia, perché una concessionaria anche esclusivamente a Foggia, aveva senso di esistere. Si riuscivano a vendere un certo numero di autovetture. Oggi i numeri della provincia di Foggia sono davvero bassi. Anni addietro no. E quindi c’era anche uno spazio per più concessionari. Oggi sono rimasti pochi, perché la gran parte delle aziende rappresentate a Foggia non sono altro che filiali baresi o campane”.
Voi come resistete?
Abbiamo una quota di mercato più importante. Con tutti i brand che rappresentiamo, abbiamo un senso. Mentre altre aziende sono state costrette a chiudere perché come mono marchi non funzionavano più. Non si vendono macchine. Se ne vendono poche e queste poche, non consentono a un brand di rappresentare la provincia di Foggia con un solo marchio. Insomma, mancano i numeri per restare in piedi, anche perché l’offerta deve essere evoluta. C’è bisogno di personale che prima non esisteva. Non c’erano una serie di figure che oggi sono invece obbligatorie. Adesso entrare in una concessionaria è come entrare in uno showroom. Ed è anche questo il motivo per cui molte hanno chiuso a Foggia. Non è una scelta essere belli, ma un obbligo imposto e in tanti non ci stavano con i costi, a quelle condizioni. Noi siamo obbligati a rende fruibile e bello l’arredo, sono regole standard.
Quali strategie mettete in atto?
Vede, magari le luci non sempre sono tutte accese. Implementeremo il fotovoltaico per risparmiare sui costi energetici, risparmiamo sulla carta usando quella da riciclare. Bisogna limare i costi dove si può. Inoltre abbiamo aumentato la vendita dell’usato, perché anche in quel settore c’è una difficoltà di approvvigionamento. Mentre prima eravamo concentrati sul nuovo, oggi abbiamo aumentato l’offerta dell’usato in maniera tale da sopperire alla perdita del mercato del nuovo. Però tutto sommato, comunque parliamo di una azienda che comunque ha immatricolato 1200 macchine nuove.
Quali sono i segmenti più apprezzati?
La scelta del Suv è aumentata in maniera rilevante. Il segmento in Italia supera il 50% delle preferenze. E’ una cambiamento di qualche anno, una preferenza sulla comodità, ma anche una moda, un cambio di costume.
Trentaquattro anni nel mercato delle auto a Foggia sono un osservatorio privilegiato sul territorio anche per le diverse cariche ricoperte.
Il nostro lavoro impone, se vogliamo, di essere sempre di più integrati con il territorio. Poi la mia storia mi ha visto impegnato in alcune situazioni, ma il mio lavoro è sempre stato questo in concessionaria. Quell’altra è solo una parte. Quella della rappresentanza. Si parla spesso di politica di rappresentanza. E’ un impegno, tanto è vero che io ho smesso volontariamente di impegnarmi perché sottrae tempo al lavoro e poi credo che serva anche un ricambio. Io partivo ancora prima di Confcommercio, molto prima. Ero rappresentante territoriale per la Opel nei comitati di rappresentanza. Diciamo una vocazione. Ho aperto a gennaio dell’89 e già nel ’93 ero uno degli otto rappresentanti tra tutti i rappresentanti italiani, con Opel. Quindi da lì comincia quest’idea di volersi impegnare per la collettività, per gli altri. Penso che ci deve essere qualcuno che si deve assumere questo compito. E invece oggi si sfugge a questo impegno, perché se uno in politica vuole fare le cose per bene, non riesce. E’ cambiato il sistema, prevalgono interessi personali, altre logiche, quelle del potere. La politica non esiste più. Siamo in un momento bassissimo. Mentre la politica è nobile, è quell’idea per cui uno sacrifica la propria vita per gli altri per la collettività. Ma chi lo fa? Non c’è più la scuola politica, non c’è più la formazione politica, perché politica è amministrare il bene collettivo. Ma io devo essere preparato a farlo, non mi posso inventare dall’oggi al domani. La gente che potrebbe invece si scoraggia, si disimpegna perché è difficile affermarsi oggi, quando ci sono quelli pronti a pagare pur di farlo e assumere una posizione per gestire il potere. Ma la politica non è gestire il potere, è gestire la cosa pubblica. La rappresentanza, anche quella sindacale che io ho fatto, è rappresentare gli altri, rappresentare gli interessi di una comunità. Ma sempre più andiamo verso la tutela dei propri interessi a scapito della comunità.
Da dove ripartire?
Devo pensare che a Foggia ci vuole molto, molto, molto, molto, molto coraggio per entrare in determinati meccanismi e cambiarli. Mi auguro che possa esserci una nuova stagione di persone che hanno capacità e voglia. Se noi dovessimo scegliere le migliori cento persone di Foggia e candidarle a prescindere dai partiti, non andrebbero mai, perché manca una presa di coscienza collettiva, popolare. Molto spesso ci vuole coraggio per poter dire vado e faccio la battaglia. E attenzione, qualche segnale c’è stato. Alcuni risultati elettorali ultimi che sovvertono quello che era in precedenza dimostrano che qualcuno si è stancato e che vuole cambiare e provare.
(pubblicato il 16 dicembre 2022)
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).