Redditi, il caso della provincia di Foggia e quel paradosso dei territori turistici: "i numeri non dicono tutto"

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Il recente studio del Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla ricchezza in Puglia riaccende il dibattito sulle disuguaglianze della regione, con la provincia di Foggia ancora nelle ultime posizioni e diversi comuni costieri, tra cui regine del turismo come Vieste e Peschici, in fondo alla classifica. Ma è davvero questa la fotografia reale del territorio? Noi de l’Attacco lo abbiamo chiesto al consulente finanziario di Manfredonia Tommaso Rinaldi, che invita a leggere i dati con maggiore profondità.

Dottor Rinaldi, innanzitutto lei che lettura dà di questi dati?
“Guardi, sono dati che non si discostano molto da quelli dello scorso anno. Il problema è che vengono riportati senza approfondire nulla. E invece andrebbero analizzati con molta più attenzione.”
Quali sono gli altri fattori che, a suo avviso, andrebbero considerati?
“La prima cosa da dire è che andrebbero confrontati territori omogenei. Mettere a confronto piccoli comuni con grandi città rischia di falsare tutto. Basta che due contribuenti abbiano redditi elevati e saltano completamente le medie. Quindi già da qui bisogna partire con cautela.”
All’interno delle statistiche, anche nazionali, la provincia di Foggia viene sempre descritta come la più debole. È davvero così?
“Allora, sicuramente è una provincia con criticità, ma i numeri non raccontano tutto. Per esempio, tra le prime venti aziende per fatturato della provincia, solo tre non sono agricole. Questo è un dato fondamentale. I redditi agricoli godono di una fiscalità molto vantaggiosa e questo incide moltissimo sulle classifiche.”
In che maniera?

“Le faccio un esempio concreto: Cerignola viene sempre vista come la “Cenerentola”, una città problematica, e in questa classifica è al 236° posto su 257. Però Cerignola ha la prima e la quinta azienda per fatturato della provincia, entrambe agricole. E soprattutto ha circa 700 milioni di euro di depositi bancari sui conti correnti. Se divide questi soldi per il numero di contribuenti, arriva a oltre 20mila euro pro capite… Non mi sembra il ritratto di una città povera.”
Quindi queste classifiche vanno prese con le pinze?
“Assolutamente sì. San Giovanni Rotondo, che è prima in graduatoria, ha circa 25mila euro pro capite di depositi. San Severo, che è molto più indietro nella classifica, è seconda per depositi e arriva a circa 24mila euro. Torremaggiore è oltre il 200° posto ma è settima per depositi. Questo significa che i numeri vanno contestualizzati.”
Colpisce molto anche il dato sui comuni turistici: Vieste e Peschici sono in fondo alla classifica. Come si spiega?
“Vieste è un caso emblematico. È 221esima, che fa anche sorridere se vogliamo. Stiamo parlando della prima località in Puglia per numero di turisti e notti paganti. Gallipoli è 60esima. Tra le due ci sono circa 160 posizioni di differenza. È evidente che qualcosa non torna.”
E cosa non torna?
“Vieste è anche decima in provincia per depositi bancari, con circa 150 milioni sui conti correnti. Monte Sant’Angelo, che viene vista come città molto parsimoniosa, ha circa 40 milioni in meno. Questo per dire che il turismo produce ricchezza, ma non sempre emerge nei dati ufficiali.”
Si parla molto di stagionalità: è questo il problema?
“La stagionalità incide, ma non è l’unico fattore. A Vieste e Peschici c’è anche un’economia agricola abbastanza florida. Il punto è che il reddito agrario è difficile da quantificare. E quindi sfugge alle statistiche.”
Dunque è una questione di struttura economica?
“Sì, la provincia di Foggia è una provincia prevalentemente agricola. Questo incide tantissimo sulla lettura dei dati. Se a San Giovanni Rotondo hai oltre duemila dipendenti dell’ospedale, hai redditi certi e dichiarati. Il reddito agricolo invece è molto più complesso da misurare.”
Quanto pesa la componente politica in questo scenario?
“Pesa tanto, è inutile nasconderlo. Bari e Lecce hanno fatto la voce del padrone da quando esistono le Regioni e questo ha inciso sulle infrastrutture e sullo sviluppo.”
In che modo?
“Le faccio un esempio banalissimo ma significativo. Tra Foggia e Manfredonia, le due città più importanti della provincia, la domenica non c’è un collegamento pubblico. Questo non è un problema dei Comuni, è un problema politico. Oppure pensi all’aeroporto di Foggia, che è rimasto chiuso per anni. Sono scelte che impattano.”
Si può dire che la provincia di Foggia sia stata penalizzata?
“Sì, è stata un po’ la Cenerentola della regione. Non c’è mai stato un presidente di Regione della provincia di Foggia. Bari e Lecce coprono circa il 97% delle presidenze. Questo ovviamente ha un peso.”
Eppure lei dice che non è una provincia povera
“No, infatti. Dire che è povera è fuorviante. Solo sui conti correnti bancari dei foggiani ci sono circa 13 miliardi di euro. E parliamo solo dei conti correnti, senza considerare investimenti, polizze, conti postali. Non mi sembra un territorio povero.”
Allora qual è il problema?
“Manca una cultura imprenditoriale diffusa, questo sì. E manca la capacità di trasformare il potenziale in sviluppo concreto.”
In che modo si potrebbe intervenire?
“Bisognerebbe incentivare nuovi modelli. Penso allo smart working: vivere qui, con costi della vita più bassi, lavorando per aziende del nord. Oppure attrarre imprese. A Manfredonia ci sono tanti capannoni industriali inutilizzati, a basso costo. Si potrebbero creare condizioni favorevoli per investimenti.”
La vastità del territorio ha un riverbero su queste difficoltà?
“Certamente, ne ha parecchio. La provincia di Foggia è la terza più grande d’Italia e questo è un aspetto che spesso si sottovaluta. Nel barese ogni cinque o sei chilometri c’è un centro abitato, da noi si arriva anche a venti chilometri. Questo significa più difficoltà nei collegamenti, nei servizi e nella gestione complessiva del territorio.”
Serve anche intervenire sulle infrastrutture?
“Assolutamente sì. Le infrastrutture sono fondamentali e dipendono dalle scelte politiche. Senza quelle è difficile crescere.”
Guardando alla Puglia nel complesso, è una regione in crescita?
“Sì, assolutamente. È una delle regioni che è cresciuta di più dopo il Covid in termini di PIL. Non è una regione morta, anzi è dinamica.”

E allora perché questa percezione negativa?
“Perché ci sono differenze interne molto forti. Tra aree costiere e interne, tra zone agricole e commerciali. E poi perché spesso non valorizziamo abbastanza quello che abbiamo.”
Cosa manca per crescere davvero?
“Manca la capacità di creare valore aggiunto. Dovremmo vendere meglio i nostri prodotti, valorizzare il territorio. Abbiamo condizioni climatiche e paesaggistiche che non sono inferiori a nessuno.”
E sul fronte sociale?
“Il vero problema è che non sempre si premiano il merito e le competenze. C’è ancora troppo familismo e nepotismo. Questo alla lunga crea danni.”
Quanto pesa invece la percezione esterna del territorio?
“Pesa molto. Quando fuori arrivano notizie legate alla criminalità, questo incide sulle scelte di chi dovrebbe investire. Le imprese guardano anche a questo. Il punto è che la criminalità non è solo qui, ma qui ha un impatto maggiore sull’immagine.”
E questo può scoraggiare nuovi investimenti?
“Assolutamente sì. Per questo serve una gestione del territorio più efficace. Più presenza, più controllo, più supporto. Non per militarizzare, ma per garantire sicurezza e fiducia.”
Tornando ai dati, cosa ci dicono davvero queste classifiche sulla Puglia?
“Ci dicono una parte della verità. La Puglia produce molto più di quanto si pensi, è tra le prime regioni in Italia per prodotto interno lordo. Poi quando si passa al dato pro capite cambia tutto e lì emergono le differenze.”
Perciò il rischio è quello di una lettura distorta?
“Sì, perché si rischia di raccontare un territorio come fermo o povero, quando invece ha risorse importanti e una ricchezza diffusa che però non sempre viene intercettata dai numeri ufficiali.”
Un’ultima domanda: quanto influiscono lavoro nero e sommerso su questi dati?
“Influiscono moltissimo. Nel turismo e nell’agricoltura una parte dei redditi sfugge alle statistiche. È un dato di fatto. Senza colpevolizzare nessuno, ma è così.”
Quindi anche le classifiche sono parziali?
“Sì, perché non riescono a restituire tutto. Alla fine il quadro è questo: c’è una sacca di povertà reale che va affrontata, una sacca di evasione fiscale che va contrastata e in mezzo un benessere diffuso che spesso non emerge.”
In conclusione, gli allarmismi non trovano riscontro, dati alla mano?
“Assolutamente no. Non bisogna essere catastrofisti. L’Italia è l’ottava economia del mondo e la Puglia è una regione dinamica. Il problema non è dire che siamo poveri, ma capire come usare meglio le risorse che abbiamo.”

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testatina dillo al direttore WEB

 

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