Il 26 settembre prossimo sarà trascorso mezzo secolo dall'incidente più grave dell'ex petrolchimico Anic-Enichem di Manfredonia, quando scoppiò la colonna d'arsenico. Tuttora si attende la conclusione dell'infinita bonifica dai mille veleni lasciati dall'impresa di Stato. A detta di Eni Rewind ci vorranno ancora 20 anni per ripulire la falda, mentre una campionatura nel SIN a mare non è mai stata effettuata. Nel 1988 un movimento di 3.000 donne protestò contro la fabbrica chimica che da vent’anni minacciava la città con ripetuti incidenti. Donne che in alcuni casi non vedranno mai la fine dei lavori o rischiano di non arrivare a quella fatidica data. “Io ho compiuto ormai 80 anni e sto lottando da quando scendemmo in piazza”, afferma a l’Attacco la professoressa Rosa Porcu, colonna portante del Movimento cittadino donne e oggi referente della Casa della salute e dell’ambiente, nata nel Golfo negli scorsi anni a seguito della ricerca epidemiologica partecipata. “Se ci penso mi viene rabbia per la classe politica che ha governato la città, silenziando per decenni questi processi”. La riproposizione, da parte della compagnia teatrale Bottega degli apocrifi, dello spettacolo Sottosopra e il successivo dibattito pubblico in teatro hanno confermato che, nel 2026, esiste sulla vicenda Enichem, un vero “conflitto della memoria”, tra quanti provano tuttora risentimento per quelle donne che protestarono provocando la chiusura della fabbrica in cui lavoravano i loro familiari e certi che considerano lesiva dell’immagine del territorio l’attenzione alta mantenuta sulla bonifica del SIN. “Provo sconforto quando mi rendo conto che c'è chi non vorrebbe più sentirne parlare”, dice Porcu. “Noi da allora abbiamo sempre tenuto la fiaccola accesa, lo facciamo anche per le donne che erano in piazza con noi e che sono morte, come da ultimo la nostra amica Elisa Castriotta. Io in genere ho un carattere paziente e una coscienza politica, ma durante l'incontro nel teatro Dalla mi è salita l’ira perché due uomini rappresentativi di quella stagione politica ne hanno parlato senza alcuna autocritica”, è il riferimento all'ex parlamentare Franco Carella e all'ex sindaco Gaetano Prencipe. “Avrei voluto sentir dire “sbagliammo, non capimmo che in quella piazza c'era un'altra visione politica”. C'è una responsabilità: aver tenuto sotto silenzio la vicenda per troppo tempo, come il silenzio del Comune quando uscì dal processo contro Enichem per il risarcimento dei danni. Ancora oggi si avvertono le ferite provocate dai tanti tradimenti da parte delle istituzioni. Ebbene, la ricerca partecipata è stato il tentativo di superare tutto questo. Quando si mettono le questioni spinose sotto silenzio poi a un certo punto esplodono. Ancora adesso c'è un freno a mano tirato quando si parla dei morti e del passato, perché la politica politicante teme di spaventare la gente”, continua Porcu.
“Dieci anni fa, gli eventi del quarantesimo anniversario videro un impegno amplissimo e ci fu anche il presidente della Regione Emiliano. Partì la ricerca epidemiologica partecipata, cosa di cui bisogna dare merito all’allora sindaco Angelo Riccardi, che volle una squadra di ricercatori altamente qualificati”. Oggi c’è la Casa della salute e dell'ambiente. “Non è un'associazione, è un braccio che può aiutare l'amministrazione comunale nel favorire la partecipazione e dunque il controllo su ciò che avviene, come rispetto alla bonifica. L'amministrazione la Marca lo sta comprendendo”.
Ma cosa è avvenuto in questi ultimi dieci anni? “Non siamo assolutamente soddisfatti. Ricordo la data del 5 aprile 2019. La svolta positiva che era stata impressa con la ricerca partecipata si fermò per una serie di eventi: lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, la pandemia da Covid, il lungo commissariamento del Comune. Noi siamo sempre andati avanti, lottando contro Energas e riuscendo ad ottenere dall'ex sindaco Rotice una sede per la CSA in via del Seminario. Siamo delusi anche rispetto alla bonifica, perché ci aspettavamo un avanzamento dei lavori molto più veloce. Non c'è stato, nessuno si attendeva tempi così lunghi. I referenti di Eni Rewind dicono che le bonifiche sono dappertutto molto lunghe ma non ci basta”.
L’azione attuale della CSA è basata su richieste concrete. “Sono quelle che abbiamo fatto nel tavolo operativo che abbiamo inaugurato lo scorso 27 aprile, presenti i tre Comuni di Manfredonia, Monte Sant'Angelo e Mattinata, così come due esperti della ricerca epidemiologica partecipata quali il professor Annibale Biggeri e la ricercatrice Giulia Malavasi, oltre alla dottoressa Bisceglia di Arpa Puglia e a due referenti della Casa della salute e dell'ambiente. Un tavolo che è figlio dell’accordo di collaborazione del 2025 tra Comune di Manfredonia e AReSS Puglia (Agenzia Regionale Strategica per la Salute e il Sociale) e che si inserisce nel progetto che questa regione sta portando avanti con l'approccio One Health Citizen Science”, sottolinea Rosa Porcu.
“Manfredonia diviene un modello di intervento delle istituzioni nelle questioni ambientali e della salute, è un fatto molto importante che abbiamo guadagnato con la nostra storia di battaglie. In questa prima riunione del tavolo abbiamo discusso di sorveglianza ambientale e, in particolare, delle azioni specifiche da intraprendere. Chiediamo una ricognizione delle attività nel SIN, delle autorizzazioni, delle interpretazioni dei risultati”.
Non c’erano referenti Eni Rewind, che però saranno presto chiamati a rendere conto della bonifica in corso. “Organizzeremo un incontro anche con l'impresa, mentre Arpa analizza la documentazione esistente sulla bonifica. Inoltre stiamo mettendo in piedi le azioni per il cinquantenario, insieme al Comune. Il passato serve a fare il futuro, è questa la nostra forza, Dunque bonifica, salute e revisione dei servizi sanitari per riprogrammarli in funzione di una giustizia riparativa. L’impresa dovrà venire al tavolo e contrattare, peraltro vogliamo aggiungere anche il primo cittadino di Zapponeta al parterre istituzionale. Il problema più rilevante è far passare il concetto di partecipazione. Bisogna fare una verifica reale della bonifica, cosa che finora non è stata fatta, e ogni questione va discussa con la CSA. Prima era impensabile discutere con Eni Rewind, chiedere all’impresa di essere partecipe del processo di rinascita. L'impresa deve pagare, non lo ha fatto finora. Questo territorio ha diritto di essere risarcito. Tuttora non si parla ancora del SIN a mare, dove mettiamo tale questione? E dobbiamo onorare i morti dell’Enichem, che non sono stati affatto pochi, anche con una cerimonia in cui vengano nominati uno per uno, così come si è fatto per i migranti deceduti in alcuni tragici incidenti. Questa sarà la pace della memoria”.
Il monito è sempre lo stesso: “Mai più modelli di quel genere, ecco a cosa serve la nostra memoria: a mettere paletti. Non può mai più arrivare ad insediarsi un'attività economica che porti con sé morte e malattie. E per controllare che ciò non avvenga più serve la partecipazione, la vigilanza della comunità”.
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