La superstrada del Gargano torna a dominare l’arena pubblica, ma stavolta con toni molto diversi rispetto al passato. Meno slogan, meno propaganda, meno “turismo sì-turismo no” e più temi al centro: sanità, isolamento, sicurezza stradale, diritti negati, spopolamento. E soprattutto una domanda che sul Gargano orientale gira da anni senza trovare mai una risposta definitiva: quanto può ancora reggere il territorio senza un collegamento veloce con il resto della provincia? L’occasione sarà l’assemblea pubblica convocata dal Comitato Territoriale Pro Superstrada del Gargano per sabato 16 maggio, alle 18:00, nella sala consiliare del Comune di Vieste. Un incontro che nelle intenzioni degli organizzatori dovrà fare il punto sul completamento della strada a scorrimento veloce del Gargano, partendo dal lotto nord - quello tra Vico e Peschici - ma affrontando inevitabilmente anche il nodo più delicato: il tratto Vieste-Mattinata, quello che attraversa le aree più sensibili del Parco nazionale del Gargano. Attorno all’incontro si è riacceso un confronto che nelle ultime ore è tornato vivo dopo il lungo intervento pubblicato dall’architetta e docente Marinita Denittis. Un testo molto discusso, condiviso, contestato, commentato. Ad ogni modo letto. Perché ha riportato il dibattito fuori dalle tifoserie e dentro una questione più ampia: Vieste è davvero condannata all’isolamento? E soprattutto: l’isolamento è tutela oppure abbandono? All’assemblea sono stati invitati dirigenti ANAS, parlamentari, amministratori regionali, sindaci del territorio, rappresentanti del Parco del Gargano e della Provincia di Foggia. Ci saranno il presidente della Provincia e sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti, il commissario del Parco Raffaele Di Mauro, il sindaco di Peschici Luigi D’Arenzo, quello di Vico Raffaele Sciscio, quello di Mattinata Michele Bisceglia, il presidente della Città Gargano Carmine D’Anelli e diversi rappresentanti politici regionali e nazionali.
Nel frattempo Vieste resta in attesa... e soprattutto resta sospesa.
Marino Argentieri, vicepresidente del Comitato Territoriale Pro Superstrada del Gargano, non nasconde la delusione per quello che definisce: “l’imbarazzo della politica”. Dice che qualcosa si muove, ma troppo lentamente. E soprattutto che molti amministratori continuano a restare prudenti, quasi guardinghi. “Tu capisci dalle mezze parole qual è il livello degli equilibri in cui si muovono questi politici”, riferisce ad l’Attacco. “Noi abbiamo invitato tutti proprio perché si assumano la responsabilità di esserci. Abbiamo spostato l’incontro di sabato proprio per consentire la partecipazione di tutti, ANAS compresa”. Il Comitato punta molto sulla presenza delle istituzioni, “perché questa non è una battaglia di quattro persone, bensì una questione che riguarda tutto il Gargano. E infatti abbiamo invitato tutti i sindaci interessati, la Provincia, la Regione, i parlamentari”.
Argentieri insiste soprattutto su un punto: il dibattito, secondo lui, continua a essere raccontato male. “Si continua a ridurre tutto al turismo, ma il problema è un altro. Qui si parla di accessibilità, di sicurezza, di sanità, di qualità della vita. Se uno prende un infarto sul Gargano, il problema esiste eccome e non lo puoi risolvere dicendo semplicemente che non si può fare nulla”. Poi entra nel merito delle contestazioni ambientaliste: “Io capisco le preoccupazioni, ma chi dice no a tutto deve anche spiegare come si risolve il problema. Perché adeguare semplicemente la litoranea non basta, anzi... in alcuni casi sarebbe perfino più impattante”. Fa l’esempio della zona sud, quella verso Mattinata: “Per mettere in sicurezza quella strada dovresti fare gallerie enormi anche lì. Nel frattempo continueresti ad avere traffico pesante, code, pericoli, sorpassi impossibili. Noi vogliamo invece togliere pressione alla litoranea e renderla più vivibile”.
Argentieri racconta anche un episodio personale: “Sono stato recentemente sulla vecchia strada verso Mattinata. In un tratto bypassato dalle gallerie c’erano ciclisti, famiglie, persone tranquille. Da lì capisci che la differenza è proprio questa: la litoranea deve tornare a essere godibile”.
E sul turismo mordi e fuggi sbotta quasi. “Ma quale turismo mordi e fuggi? Qui abbiamo due milioni di presenze e poi l’inverno il deserto. I giovani se ne vanno, i redditi sono bassissimi, la gente che lavora quattro mesi all’anno viene trattata fuori come se avesse pochi anni di esperienza. Questo sistema non regge più”. Per Argentieri il vero rischio è continuare a restare fermi: “Vieste viene ancora vista come terminale, non come parte di un sistema. È questo l’errore storico”.
Più prudente nei toni, ma molto netto sul principio, il commissario straordinario del Parco del Gargano, Raffaele Di Mauro. Anche lui - assicura - sarà presente all’assemblea o comunque garantirà una rappresentanza dell’Ente Parco. “La questione va affrontata trovando un punto di equilibrio”, spiega a l’Attacco. “Perché da una parte ci sono vincoli ambientali - europei e nazionali - che non possono essere ignorati; dall’altra, al contempo, ci sono esigenze umane reali, concrete”. Di Mauro evita gli estremismi: “Chi vuole venire sul Gargano ci viene comunque. Per questo io non metto il turismo al primo posto: il vero punto sono i diritti di chi qui ci vive. Vale a dire salute, sicurezza, collegamenti”.
Poi chiarisce il ruolo del Parco: “Il Parco deve fare il Parco, cioè deve tutelare l’ambiente. Ma questo non significa dire sempre no, significa lavorare per trovare una soluzione compatibile”. E aggiunge una frase destinata probabilmente a pesare nel dibattito dei prossimi giorni: “Noi non possiamo infrangere le norme, però qualcuno dovrà pur iniziare un lavoro serio per trovare una soluzione”. Secondo il commissario, il rischio è che il territorio resti schiacciato tra immobilismo e slogan. “Un conto è dire che il problema esiste e provare a risolverlo. Un altro è dire semplicemente che non si può fare nulla”.
Di Mauro insiste anche su un altro concetto: “Il Gargano non può vivere soltanto di estate. Questo territorio ha le potenzialità per un turismo lento, sostenibile, distribuito durante tutto l’anno, però va messo in rete. Senza accessibilità diventa tutto più difficile”.
Intanto il dibattito continua a spaccare anche il mondo ambientalista. C’è chi ritiene la superstrada incompatibile con la zona 1 del Parco e chi invece pensa che una soluzione tecnica meno impattante possa essere trovata. Nel mezzo resta una questione che ormai nessuno riesce più a ignorare: il Gargano orientale continua a chiedere collegamenti, servizi e infrastrutture mentre ogni inverno torna a fare i conti con la stessa sensazione di lontananza. E forse è proprio questo il punto da cui il confronto dovrà ripartire sabato. Non dalla domanda “serve la strada?”, ma da un’altra molto più scomoda: quanto può ancora permettersi di aspettare questo territorio?
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