Michele Furio, in arte Miky Furio, è un giovane videomaker e regista di soli 21 anni che, insieme al padre Peppe Furio – nome stimatissimo e conosciuto nell’ambiente da oltre quarant’anni –, sta ridefinendo il racconto visivo del territorio passando dai grandi eventi fino al cinema nazionale. Cresciuto letteralmente “a pane e telecamere”, Michele è stato battezzato artisticamente dal cantante neomeolodico Gianni Vezzosi e a soli 10 anni gestiva già uno studio discografico, imparando da autodidatta i segreti del montaggio e delle riprese. “È stato mio padre a trasmettermi questa passione”, racconta a l’Attacco Michele Furio. “Tutto è cominciato come un semplice hobby. Mi dilettavo nel montaggio video pubblicando filmati editati sul mio canale YouTube. Ma ho dovuto responsabilizzarmi molto presto. Sono infatti diventato padre a soli 15 anni. Per cui, ho lasciato quella strada decidendo di trasformare la passione in un lavoro. Ho acquistato l’attrezzatura professionale e ho cominciato a collaborare con un rinomato studio fotografico di Orta Nova – “Antonio Cetrulo” –. Sono ormai quattro anni che mi occupo del montaggio delle riprese delle cerimonie”. Negli ultimi anni, l’avvento delle nuove tecnologie, in particolare dell’intelligenza artificiale, ha modificato radicalmente il settore del videomaking. Ne sa qualcosa Miky Furio. “Tanti, ormai, lavorano con l’IA. Uno strumento che mi ha fatto perdere non pochi clienti, che preferiscono acquistare l’abbonamento di un’intelligenza artificiale e realizzare filmati senza affidarsi ad un professionista”, spiega evidenziando i rischi per la sopravvivenza della professione. Ma il videomaker non rigetta completamente l’IA. “La tecnologia si evolve. Alla fine, è uno strumento utile. Mi è anche capitato di utilizzarla”, ammette Furio, che comunque preferisce un lavoro più “artigianale”. “Circolano sempre più video realizzati con l’intelligenza artificiale, in alcuni casi fatti pure male”. Ma l’IA non viene utilizzata solo per foto e video, ma anche per le voci. E su questo punto il giovane editor apre un nuovo capitolo, che sottolinea pure la sua poliedricità. “Oltre al videomaking, ho anche uno studio discografico”, dice Furio riferendosi a Cinecanto, il suo piccolo laboratorio sito ad Orta Nova dove realizza i suoi lavori. “È capitato che mi portassero un provino che era stato realizzato con l’intelligenza artificiale. Allora ho capito quanto si stia abusando di questa tecnologia, che rischia di togliere parecchio lavoro a chi lo fa di mestiere e ha speso tutta la sua vita per formarsi”, lancia l’allarme Michele Furio.
Oggi, a 21 anni, il suo portfolio vanta numeri da veterano: centinaia di videoclip musicali realizzati per artisti locali e nazionali, la produzione di format podcast e una solida attività triennale nel settore delle cerimonie e dei grandi eventi live. Il suo traguardo più importante è nel cinema: ha firmato la regia e il montaggio esclusivo di due film proiettati nelle sale cinematografiche e riconosciuti ufficialmente dal Ministero della Cultura, con un terzo capitolo attualmente in produzione.
Si intitolano “Cerchio Criminale-Storie sociali” e “Rispetto Mancante-The Cerchio Criminal 2” le due opere cinematografiche realizzate dal papà regista Peppe Furio con la collaborazione del figlio Miky. Il primo proiettato a L’altrocinema Cicolella di Foggia e il secondo mandato in onda sugli schermi della Multisala Corso di Cerignola. Le due pellicole hanno un unico filo conduttore: la piaga della criminalità organizzata che ammorba il nostro territorio. L’obiettivo è mostrare il male per prenderne con assoluta forza le distanze, spingendo lo spettatore ad una profonda riflessione.
Il futuro è ancora tutto da scrivere, forse lontano dalla sua terra. “Sto meditando di lasciare Foggia. Forse, non è il posto giusto per intraprendere una carriera ad alti livelli. Ho constatato come purtroppo sia povera culturalmente in questo settore. E c’è scarso riconoscimento nei confronti dei lavori che vengono realizzati”, afferma il videomaker. “Ma non è ancora arrivato il momento. Se non lo faccio è perché voglio stare ancora un pò accanto alla mia famiglia”.
Una storia di passione precoce, determinazione e talento generazionale. E, probabilmente, l’ennesimo cervello in fuga, che lascerà la propria terra d’origine per cercare fortuna altrove. Come accade sempre più spesso ai giovani della Capitanata.
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