San Severo, il clamoroso fallimento di Fratelli d’Italia: è tardi per dissociarsi, nella crisi pure Lallo&Co.

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Due giorni dopo le tredici dimissioni che hanno chiuso anticipatamente l’esperienza amministrativa di Lidya Colangelo, nel centrodestra sanseverese si apre inevitabilmente la fase dei bilanci. E se la responsabilità politica della caduta dell’amministrazione riguarda certamente l’intera maggioranza, comprese le componenti civiche provenienti da altri percorsi politici, una riflessione particolare investe Fratelli d’Italia, il partito che più di ogni altro aveva contribuito alla nascita e alla gestione di questa esperienza di governo. I numeri parlano da soli. Fratelli d’Italia era la lista più consistente della coalizione ed esprimeva due assessori e cinque consiglieri. Al netto della natura eterogenea della maggioranza, nessun altro soggetto politico disponeva di una rappresentanza così ampia e di un peso altrettanto rilevante negli equilibri amministrativi. Per questo, nonostante le prese di distanza delle ultime ore da parte di diversi esponenti meloniani, appare difficile immaginare che il principale partito della maggioranza possa uscire indenne dal giudizio politico su quanto accaduto. Al centro di questa valutazione c’è inevitabilmente Leonardo Lallo. Capogruppo consiliare e riferimento più riconoscibile del partito in città, è stato per due anni uno dei protagonisti delle principali scelte politiche che hanno accompagnato la vita dell’amministrazione Colangelo. Oggi, però, il risultato finale restituisce una realtà difficile da contestare. L’esperienza amministrativa sostenuta da Fratelli d’Italia si è conclusa con una sfiducia e con la perdita progressiva di pezzi importanti del campo politico che aveva contribuito alla vittoria elettorale del 2024, al ballottaggio contro il candidato del centrosinistra Angelo Masucci. La vicenda assume un significato ancora più rilevante se si considera che Fratelli d’Italia aveva rinunciato ad alcune proprie rivendicazioni, come il vicesindaco, per favorire la costruzione della coalizione che avrebbe poi portato Colangelo alla guida della città. Una scelta che aveva consentito al partito di occupare una posizione centrale nell’amministrazione ma che, alla prova dei fatti, non si è tradotta nella capacità di garantire stabilità politica. A rendere ancora più pesante il bilancio contribuisce il quadro che emerge all’interno dello stesso mondo meloniano cittadino. Negli ultimi tempi, oltre a Bruno Savino, che da mesi aveva lasciato l’orbita politica che lo aveva portato in Giunta, anche Amedeo Giancola e Antonio Pio Perrone hanno scelto di abbandonare Fratelli d’Italia e aderire a Futuro Nazionale, il movimento riconducibile al generale Roberto Vannacci. Segnali differenti ma accomunati da un dato politico evidente. Il partito che avrebbe dovuto consolidare la propria leadership cittadina esce dalla fine dell’amministrazione Colangelo più frammentato e con meno certezze rispetto a prima. L’errore politico che più di ogni altro ha accompagnato l’azione di Fratelli d’Italia negli ultimi mesi riguarda però la gestione della crisi che ha preceduto la sfiducia. Per settimane il dibattito pubblico si è concentrato sulla ricerca della tredicesima firma e sul ruolo della presidente del Consiglio comunale Rosa Caposiena. Una lettura che finisce però per spostare l’attenzione dal vero nodo politico della vicenda.

Il problema della maggioranza non era trovare un consigliere in più. Il problema era non perdere quelli che già aveva. Alla fine del percorso, infatti, l’amministrazione si è ritrovata privata del sostegno di quattro consiglieri eletti all’interno della coalizione vincente del 2024. Oltre a quelli andati via in precedenza, anche Ciro Matarante, Ilaria D’Antuono, Alfredo Tardio e Marianna Orlando hanno abbandonato il progetto politico che aveva portato alla vittoria di Colangelo. È qui che si concentra la principale responsabilità politica attribuita oggi a Leonardo Lallo.

Nel momento in cui la crisi è diventata irreversibile, la priorità di Fratelli d’Italia non è sembrata essere quella di recuperare questo gruppo, bensì di costruire una maggioranza alternativa attraverso il coinvolgimento di soggetti esterni. Per giorni il partito ha lavorato alla prospettiva di un accordo con l’area di Con, ha recuperato Fernando Ciliberti e ha puntato sulla possibilità di sostituire i consiglieri perduti con nuovi sostegni provenienti dall’opposizione.

Una strategia che ha mostrato tutti i propri limiti. Anche qualora l’accordo con gli emilianisti fosse andato in porto, la maggioranza sarebbe rimasta numericamente fragile e politicamente esposta. Il tentativo si è poi definitivamente arenato davanti alla scelta di Anna Maria Damone di non prestarsi a un’operazione che appariva sempre più incerta e priva di reali garanzie di stabilità. Nel frattempo, il rapporto con il gruppo di Matarante continuava a deteriorarsi.

Una dinamica che gli osservatori cittadini collegano alle tensioni personali e politiche che da anni caratterizzano il rapporto tra Lallo e lo stesso consigliere comunale. Significativa anche la decisione di procedere all’azzeramento della Giunta. Una scelta che, nelle intenzioni della Sindaca, avrebbe dovuto rilanciare l’azione amministrativa e riaprire il confronto politico, ma che molti hanno interpretato come un gesto tardivo, arrivato quando gli equilibri erano ormai compromessi. Anziché creare le condizioni per una ricomposizione, l’azzeramento ha finito per rafforzare ulteriormente la convinzione dei dissidenti che non esistessero più margini per proseguire l’esperienza amministrativa.

Da quel momento la partita è apparsa sostanzialmente chiusa. Fratelli d’Italia ha continuato a cercare una soluzione attraverso gli ultimi tentativi di convincere Rosa Caposiena a non aderire alla sfiducia, ma il quadro politico era già mutato. Pensare che la sopravvivenza dell’amministrazione potesse dipendere stabilmente dal voto della presidente del Consiglio significava prendere atto di una debolezza ormai strutturale. Anche per questo motivo il bilancio politico della vicenda non riguarda soltanto Leonardo Lallo, ma investe l’intero gruppo dirigente locale del partito, compresa Luciana De Lallo, che in questi due anni ha rappresentato uno dei riferimenti politici più vicini sia alla Sindaca Colangelo sia alla vicesindaca Anna Paola Giuliani. Se Fratelli d’Italia era il principale azionista della maggioranza, non può oggi sottrarsi a una riflessione sulle scelte che hanno accompagnato la crisi.

La sensazione diffusa è che il partito abbia progressivamente concentrato le proprie energie sulla ricerca di nuovi equilibri senza accorgersi che il problema si trovava già all’interno della coalizione. Recuperare Ciliberti, Loredana Florio o altri interlocutori come Irmici e Damone poteva forse rafforzare temporaneamente i numeri, ma non risolveva la frattura apertasi con una parte significativa degli eletti che avevano contribuito alla vittoria del 2024.

La sfiducia che ha posto fine all’amministrazione Colangelo chiude quindi anche una stagione politica per Fratelli d’Italia. Un partito che era arrivato al governo della città da protagonista e che si ritrova oggi a fare i conti con una delle più gravi sconfitte amministrative della propria storia recente a San Severo. Per Lallo, che di quel percorso è stato il volto più riconoscibile, ma non soltanto per lui, sarà necessario spiegare perché il partito più forte della maggioranza non sia riuscito a impedire la caduta dell’amministrazione che aveva contribuito a costruire. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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