Caso Giannatempo: FdI tra silenzi, disorientamento e imbarazzi. Diffusa zona grigia e troppa confidenzialità

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In Fratelli d’Italia, a Roma, l’intenzione è chiara: bisogna prima archiviare il discorso della legge elettorale e poi, dalla prossima settimana, accedere i riflettori sulla Capitanata e Cerignola. E’ l’indiscrezione che giunge dal partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo lo choc della notizia del coinvolgimento dell’ex sindaco di Cerignola Antonio Giannatempo, 76enne ginecologo in pensione, tra gli indagati nell’inchiesta della DDA di Bari sugli assalti ai blindati portavalori, che venerdì scorso ha portato all’arresto di sette persone. Giannatempo, che è tra i nove indagati a piede libero, è accusato di favoreggiamento per aver avvertito uno dei presunti banditi e i suoi familiari della presenza di microspie nella stanza di ospedale dove l’uomo, ferito durante un assalto, era ricoverato. Accadde tra il 18 e il 25 novembre 2024 quando Giannatempo, già all’epoca in pensione, era stato in servizio proprio nell’ospedale di Cerignola dove il 40enne Biagio Barrasso, tra gli odierni arrestati, era ricoverato per aver riportato una ferita da arma da fuoco, nel corso di una rapina commessa sulla statale 96 all’altezza di Toritto, nel Barese, il 6 novembre di quell'anno. Secondo gli inquirenti, Giannatempo si sarebbe adoperato affinché i familiari di Barrasso potessero visitarlo al di fuori degli orari consentiti per le visite, raccomandando di avvertire i visitatori: “Parlare poco…non tutto si può dire...tutt'al più le scrivessero le cose...portassero un foglio e una penna”. 

Secondo la Direzione distrettuale antimafia, così il ginecologo avrebbe aiutato il 40enne ad eludere e sottrarsi alle indagini riguardanti le circostanze del suo ferimento, attive anche con intercettazioni audio-video nella stanza di degenza dove Barrasso era ricoverato, esortandolo a non parlare con nessuno. 

Ad alcuni giorni di distanza il partito resta silente a livello provinciale, nessun commento è trapelato dal coordinatore provinciale Giannicola De Leonardis. Pare che nessuno dei vertici abbia sentito Giannatempo, che pure ha un peso notevole sul circolo FdI di Cerignola, essendo uno degli sponsor principali dell’attuale coordinatore cittadino Franco Reddavide insieme a Fabrizio Tatarella e Franco De Cosmo.

L’ex sindaco si sarebbe stupito della mancata solidarietà da parte del partito cerignolano, arrivata solo il giorno seguente tramite un post Fb di Reddavide: “Sono stato tentato finora a non intervenire pubblicamente per esprimere la mia solidarietà, ma la stima e la considerazione che nutro per lui mi spingono a fare una riflessione: “Caro Antonio, ancora una volta la vita ti costringe ad affrontare una ulteriore prova di fuoco. Conoscendoti so che la supererai tranquillamente. Alza la testa e sii fiero per quello che sei e per quello che sei stato. Chi ti conosce come me, amico di tante battaglie vinte e perse insieme, non può avere alcun dubbio. La gente conosce di che pasta sei e da quale parte sei schierato, senza se e senza ma! Affronta questa dura prova con la dignità che tu hai e con la consapevolezza che alla fine non si decidono le sorti di una guerra con una singola battaglia che per ora ti vede soccombere. Come Muzio Scevola mi brucerei non una ma entrambe le mani perché sono convinto che qui c'è un grande equivoco che tu chiarirai davanti agli inquirenti, verso i quali hai avuto sempre un atteggiamento di gran rispetto e fiducia. Forza Antonio”.

Ma nel resto del partito, cittadino come provinciale, dietro i silenzi albergano disorientamento e preoccupazione. Per qualcuno i fatti precongressuali e congressuali di Cerignola avrebbero dovuto imporre da tempo un atteggiamento di riflessione e cautela. Non si dimentica il boom dell’ultimo tesseramento, con numeri abnormi: FdI nella città ofantina incassò 1.100 tessere, superando il capoluogo Foggia, e determinando la vittoria di Reddavide, il candidato di Giannatempo. Ecco perché oggi a Roma i maggiorenti intendono portare a casa la nuova legge elettorale e poi fare valutazioni di opportunità, chiedendosi cosa stia accadendo in provincia di Foggia.

“L’aspetto più grave è la confidenzialità che emerge dalle indagini. A Cerignola c’è una zona grigia diffusa”, commentano dietro le quinte alcuni meloniani a l’Attacco. Se De Leonardis è la consueta sfinge, pur non ignorando i danni del caso Giannatempo sull’opinione pubblica – specie nell’unico centro di Capitanata dove il centrodestra pensa di poter vincere alle comunali del 2027 – altri capiscono quale sia il rischio maggiore.

Il partito dal 2021, dopo gli scandali di Foggia, ha avviato un lavoro volto a tracciare una netta cesura tra il prima e il dopo. “Dopo il 2021 si auspicava ci fosse un atteggiamento diverso, una discontinuità forte…”, osservano alcuni tesserati, spaventati dall’ipotesi di “presunta contiguità e atteggiamenti confidenziali con esponenti della criminalità organizzata”, quella mafia cerignolana che ha come proprio marchio di fabbrica gli assalti ai portavalori, la specializzazione che l’ha resa famosa a livello nazionale. Dopo l’arresto a Cerignola ad agosto 2025 del superlatitante Tommaso Morra, esperto di tali assalti, il partito cittadino non ebbe la forte reazione che sarebbe stata doverosa, né si andò a fondo sull’exploit sospetto del congresso.

E oggi la vicenda che interessa Giannatempo rende ancora più difficile l’unità del centrodestra in vista del ritorno alle urne, su cui pesa anche una Lega a trazione Curiello, inteso come Natale, l’ex presidente del consiglio comunale indagato lo scorso anno nell’inchiesta giudiziaria sull’Hotel San Barbato di Lavello, con l’accusa di autoriciclaggio, coinvolto insieme al cugino pluripregiudicato Pasquale Saracino (noto per gli assalti ai portavalori).

“Sono in seria difficoltà nel commentare questa triste vicenda”, dice a l’Attacco, riferendosi al caso Giannatempo, l’avvocato Carlo Dercole, segretario cittadino di Forza Italia e genero dell’ex sindaco Franco Metta. “Da un lato c’è un alleato, il dottore che mi ha fatto nascere. Però dall’altro lato, leggendo l’ordinanza, non si può restare indifferenti e non condannare in maniera severa il comportamento del leader di Fratelli d’Italia. Ci deve essere una linea di demarcazione importante tra le persone perbene ed i criminali, gli assassini. E questa linea è stata abbondantemente superata. Fermo restando la mia ferma idea di garantismo, bisogna dare pieno sostengono agli inquirenti. Non possiamo la mattina gridare l’aiuto dello Stato e poi la sera non condannare questi comportamenti”, conclude Dercole.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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