Casalvecchio, Simone: “Nel Pd foggiano un uomo solo al comando, adesso guardo ad altre esperienze politiche”

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La frattura tra il Partito Democratico di Capitanata e una parte consistente dei suoi dirigenti, iscritti e militanti passa anche attraverso recenti competizioni elettorali di carattere locale finite male. È il caso di Casalvecchio di Puglia, dove il rapporto politico tra lo storico segretario cittadino Luigi Simone e i vertici provinciali del partito, dopo anni di militanza, appare oggi ai minimi termini. Alle comunali della scorsa primavera Simone ha sfidato il Sindaco uscente Noè Andreano alla guida della civica di centrosinistra Casalvecchio Democratica, venendo sconfitto. L’ex segretario avrebbe chiesto il sostegno di Raffaele Piemontese, plenipotenziario del Pd foggiano, senza però ottenerlo. Piemontese avrebbe motivato la propria posizione con la collocazione progressista rivendicata anche da Andreano, già vicino in passato al centrodestra. Dopo un’interlocuzione con il presidente della Regione Antonio Decaro, a sostenere Simone sarebbe arrivato il consigliere regionale socialista Giulio Scapato, insieme all’ex candidato dem alle regionali Enzo Quaranta. Proprio il sostegno a Quaranta, esponente del Pd di Torremaggiore distante dalla leadership di Piemontese, sarebbe all’origine della freddezza maturata nei mesi successivi alle regionali. Una ricostruzione che Simone affida a l’Attacco, insieme a una critica molto netta alla gestione provinciale del partito. Oggi l’ex segretario cittadino è capogruppo di opposizione, non rinnoverà la tessera per il 2026 e guarda alle nuove esperienze riformiste, pur lasciando aperta la porta a un possibile ritorno nel Pd. "Alle scorse elezioni comunali mi sono candidato con una lista civica che si chiamava Casalvecchio Democratica. Dal 2007, anno di nascita del Pd, fino al 2019 sono stato segretario cittadino della sezione locale e componente della direzione provinciale. Poi mi sono trasferito a Foggia, dove ho vissuto per cinque anni, e i miei compagni e amici di partito non hanno voluto proseguire nell’avventura del Pd di Casalvecchio. Io, però, ho continuato a iscrivermi online al partito fino all’anno scorso. Sono una persona di centrosinistra e la mia famiglia è sempre stata di centrosinistra. C’è una coerenza politica, un filo conduttore, e non ci piace cambiare casacca o fare i trasformisti".

Il primo passaggio della ricostruzione riguarda le regionali e il rapporto con Piemontese. "Alle scorse elezioni regionali ho sostenuto un candidato del Pd, Enzo Quaranta di Torremaggiore. L’ho sostenuto perché lo conosco da tempo, per una vecchia militanza politica che abbiamo vissuto insieme, e anche perché territorialmente è quello più vicino. In precedenza avevo sostenuto, per esempio, Paolo Campo. Sono questioni di amicizia e vicinanza al territorio. Non ho sostenuto Raffaele Piemontese, con cui ho sempre avuto un ottimo rapporto personale, perché ritenevo che Casalvecchio avesse un collegamento maggiore con Torremaggiore e quindi con Enzo Quaranta".

Quaranta non è stato eletto e Piemontese è rimasto il principale riferimento del Pd regionale per la Capitanata. "Poco dopo le regionali mi sono incontrato con Piemontese a Carlantino, durante un incontro politico, e gli ho chiesto sostegno per le elezioni comunali di Casalvecchio. Mi rispose che la situazione era un po’ ingarbugliata perché anche Andreano si presentava come espressione del centrosinistra, però, siccome io ero del Pd, avrebbe comunque trovato il modo di aiutarmi in campagna elettorale. A sostenermi, poi, non è venuto. Chi è venuto è stato Giulio Scapato, mandato dal presidente Decaro, che alle regionali lo aveva candidato e fatto eleggere nella sua lista, e naturalmente Enzo Quaranta".

È sulla collocazione politica di Andreano che Simone assume la posizione più dura. "Andreano dice di essere espressione del centrosinistra, anche se non è mai stato una persona di centrosinistra, ma un transfugo del centrodestra. Si è inserito nel centrosinistra grazie a Rosario Cusmai. Se quest’ultimo è di centrosinistra, allora non ci ho mai capito niente e probabilmente a questo punto non lo sono io. La sua lista era un’operazione di trasformismo puro, con pezzi di centrodestra, che raccoglie di tutto e di più. Io ho perso con i 250 voti del Pd di Casalvecchio e basta. Adesso sono il capogruppo di opposizione".

Dopo il voto, il rapporto con Piemontese non si sarebbe ricomposto. "Dopo la sconfitta non ho avuto modo di confrontarmi con Piemontese. L’ho cercato per messaggio un sacco di volte, ma non mi ha mai risposto. In campagna elettorale, a causa del suo buco, sono stato costretto a contattare Decaro, che mi ha mandato Scapato, il quale è stato straordinario. Oltre a Quaranta del Pd. Andreano, invece, non ha avuto nessun esponente di centrosinistra a sostegno".

Simone rivendica anche il comportamento tenuto alle provinciali, svoltesi circa un mese prima delle comunali. "Pur non essendo un consigliere comunale e quindi non potendo votare, ho detto a tutti i miei amici consiglieri di votare i candidati del Pd, come sempre. Io sono a tutti gli effetti e mi sento un esponente del Pd e mi aspettavo che il mio partito mi appoggiasse. Quaranta è venuto anche in qualità di amico, ma da parte di Piemontese mi aspettavo un aiuto. Non ha avuto la sensibilità e l’accortezza di venire personalmente, o magari di mandare il segretario provinciale Pierpaolo d’Arienzo a fare una passeggiata a Casalvecchio. Non so se sia stato un calcolo politico. Forse pensava che la sconfitta fosse scontata e ha preferito non venire. Io l’ho invitato un sacco di volte via WhatsApp, ma lui non mi ha mai risposto, fino a quando non sono stato costretto a contattare Decaro, che mi ha mandato Scapato, che si è comportato non bene, ma benissimo".

La delusione ha aperto per Simone una fase di riflessione sul futuro politico. "Dopo questa delusione, onestamente, sto guardando alle nuove esperienze delle liste di ispirazione riformista che si stanno formando in questo periodo. Il Pd è il mio partito da sempre e spero di rientrare, ma se la situazione è questa non lo faccio. Non mi sta bene, sono molto critico sia a livello nazionale sia a livello locale. Il Pd ha bisogno di personalità diverse per emergere. A livello provinciale non ci può essere una persona sola al comando".

Il giudizio su Piemontese resta tuttavia legato anche a un rapporto personale. "Piemontese è una persona a cui mi legano sentimenti di affetto e amicizia, ma non riesco a capire quale sia la sua strategia. In questa fase sono fermo, quest’anno non rinnovo il tesseramento e mi guardo attorno. L’anno prossimo, se il partito prende una piega diversa, sicuramente ci sarò anch’io come ci sono sempre stato. Altrimenti guarderemo altrove".

L’ultima parte della riflessione riguarda direttamente la segreteria provinciale e il doppio incarico di d’Arienzo. "D’Arienzo lo conosco poco, ma penso che si debba ritornare al passato. Io sono stato in direzione provinciale con Paolo Campo e lui si occupava esclusivamente della segreteria provinciale. Serve un segretario che si dedichi solo alla segreteria provinciale e che non abbia altri impegni. Il doppio incarico non va bene. La segreteria provinciale ti impegna a girare i territori e i circoli. Se non conosci la tua base, non riesci neanche a capire dove va e quali sono le sue istanze. In questo momento non mi pare che si stia affrontando questo dibattito".

Prima di chiudere, Simone cita anche un altro esponente del Pd di Capitanata. "Parlando con Gianluca Ruotolo, lui mi ha detto che nel Pd è tutto da rifare, ma non abbiamo più avuto modo di vederci in seguito a quella chiacchierata. A Bari c’è stato un incontro a cui ha partecipato anche Decaro. Ruotolo mi aveva invitato, ma non ho potuto andarci. Se ne fanno altri, io sono disponibile. Sono aperto al confronto e alla discussione. Se si trova una sintesi, io per il Pd ci sono sempre".

(Nona puntata, continua).

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