A volte la politica si racconta meglio attraverso le assenze che con le presenze. E nella fotografia della Giunta regionale pugliese che, nel gennaio 2025, aderisce compatta alla “Carta di Avviso Pubblico – Codice Etico per la buona politica”, c’è un’assenza che oggi ci aiuta a capire meglio l’importanza di quella Carta: quella dell’allora assessore Gianni Stea. Mentre il centrosinistra pugliese celebrava pubblicamente la propria adesione ai principi di trasparenza, sobrietà, legalità e distanza dai portatori d’interesse, trasformando quel codice etico in una bandiera identitaria della nuova stagione politica regionale, Stea decise di non esserci. Non firmò. Non aderì. Al di là dei motivi della sua assenza, ai microfoni de l’Attacco, Stea non usa mezzi termini. Parla di “puritanesimo della sinistra”, di “moralità pentastellata” diventata ormai postura politica permanente, di amministratori che “si ergono a pilastri della legalità e della coerenza salvo poi fare altro”. Ma soprattutto pronuncia una frase che rischia di diventare la sintesi più feroce di questa intera vicenda: “Presentarsi a firmare documenti e poi fare l’esatto contrario significa avere poca correttezza morale”. Non è soltanto una critica politica. È una chiamata in correità morale rivolta a un intero sistema che negli ultimi anni ha costruito gran parte della propria narrazione pubblica proprio attorno ai codici etici, alle carte dei valori e alla trasparenza amministrativa. Stea, però, evita accuratamente di trasformare il ragionamento in un attacco personale. Preferisce spostare il discorso sul terreno simbolico. Sul significato che la politica sceglie di dare ai propri gesti pubblici. “Non è sbagliato fare una festa”, spiega. “Il problema è il significato finale che si dà a quella festa”. E per spiegare cosa intenda, racconta la sua esperienza personale. Il 3 maggio scorso, mentre era ancora assessore regionale, ha celebrato il proprio sessantesimo compleanno scegliendo una formula completamente diversa: niente lista regali, nessun dono personale, ma una raccolta solidale destinata all’acquisto di un furgone per alcune suore impegnate nell’assistenza ai più fragili. “Ho chiesto un obolo volontario agli invitati”, racconta. “Non entro nel merito delle scelte degli altri. Però se si sottoscrive un codice etico, quel codice deve essere continuativo nell’azione quotidiana”. Ed è probabilmente proprio qui che il caso politico smette di riguardare soltanto una festa privata e diventa qualcosa di molto più grande: il confine, sempre più sottile, tra la morale esibita dalla politica e quella realmente praticata.
La festa è finita. Ma il caso politico, probabilmente, comincia adesso. Perché dopo le immagini, i racconti sugli invitati, le ricostruzioni sulla lista regali e la difesa pubblica dell’assessore regionale Raffaele Piemontese, la vicenda sta lentamente scivolando su un terreno molto più delicato: quello della coerenza politica ed etica del centrosinistra pugliese. Il punto, infatti, non è più soltanto capire chi fosse presente alla festa di Casa Freda o chi abbia contribuito ai regali. Il vero nodo è un altro: come può il Pd pugliese rivendicare oggi codici etici, trasparenza amministrativa e distanza dai portatori d’interesse, quando proprio quelle regole sembrano entrare in attrito con ciò che è stato raccontato attorno al compleanno dell’ex vicepresidente della Regione? Perché qui sta il vero cortocircuito politico. Negli ultimi anni il centrosinistra pugliese ha costruito gran parte della propria identità pubblica attorno alla legalità amministrativa. E Antonio Decaro è stato uno dei simboli più forti di questa linea. Non soltanto perché, durante la campagna elettorale regionale, ha fatto sottoscrivere la Carta dei valori di Avviso Pubblico a tutti i candidati della lista “Decaro Presidente”, oggi diventata “Prossima”. Ma anche perché lo stesso Decaro, di recente, ha richiamato pubblicamente l’importanza della legge regionale sul lobbying del 2017, lamentando il mancato aggiornamento dell’agenda pubblica degli incontri istituzionali. Non un dettaglio tecnico. Un messaggio politico preciso: trasparenza nei rapporti tra decisori pubblici e portatori di interessi. Ecco perché il caso Piemontese diventa inevitabilmente più pesante. Perché quella legge del 2017, approvata dalla Regione Puglia, Michele Emiliano Presidente, nasceva proprio con l’obiettivo di rendere “conoscibili le modalità di confronto e di scambio di informazione tra decisori pubblici e gruppi di interesse particolare”.
La norma prevedeva addirittura un’agenda pubblica obbligatoria degli incontri tra amministratori e portatori di interesse, con indicazione di date, temi affrontati e documentazione prodotta. Una filosofia chiara: evitare zone grigie tra politica, potere economico e relazioni istituzionali. Eppure oggi, proprio attorno a una festa privata, emergono immagini e racconti che riportano al centro esattamente quel tema: il rapporto tra chi governa e chi, per ragioni economiche o professionali, ha interessi diretti o indiretti con la macchina regionale. Il problema non è giudiziario. Nessuno parla di reati. Ma la questione politica è enorme. Perché il Codice Etico di Avviso Pubblico – quello adottato dalla stessa Regione Puglia – non si limita a vietare formalmente comportamenti illegittimi. Va molto oltre. Parla di opportunità, sobrietà, trasparenza e persino percezione pubblica del ruolo istituzionale. All’articolo dedicato ai regali si specifica che un amministratore non dovrebbe accettare utilità superiori ai normali doni di cortesia, indicando come soglia simbolica quella dei 100 euro annui. Ma soprattutto il codice insiste su un principio molto più profondo: evitare qualsiasi situazione che possa anche solo generare un dubbio sul rapporto tra incarico pubblico e interessi privati. Ed è proprio questo il punto che oggi rischia di mettere in difficoltà il Pd pugliese. Perché la narrazione costruita negli anni dal centrosinistra, e fortemente sostenuta da Decaro, si basava sull’idea di una diversità etica rispetto a certi modelli di gestione del potere. Una linea ribadita persino dal Codice Etico del Partito Democratico, approvato dall’Assemblea costituente del 2008, dove si parla esplicitamente di sobrietà, rifiuto di privilegi, trasparenza e distanza da logiche clientelari o pressioni indebite. E allora il problema politico diventa inevitabile: quelle regole valgono sempre o soltanto quando colpiscono gli avversari?
Perché il rischio, adesso, è che il caso Casa Freda finisca per aprire una crepa proprio dentro quella narrazione morale che il centrosinistra pugliese aveva trasformato in bandiera identitaria. Come ha evidenziato il nostro Direttore, Piero Paciello nell’ultimo editoriale di Detti&Contraddetti, dedicato al “festacchione” dell’assessore ai trasporti, il problema non è ai tanti punti del codice etico che Piemontese in una serata sola avrebbe infranto, tra cui quella della lista regali aperta in una nota gioielleria di Foggia, o quella di aver incontrato portatori di interesse, manager della sanità, imprenditori, non in luoghi deputati a farlo, ovvero quelli istituzionali, il problema è semplicemente che tutto sarebbe potuto anche passare inosservato se non avesse firmato quella carta dei valori, se, come fatto dall’ex assessore Gianni Stea, quel giorno avesse preferito coerentemente non presentarsi per firmare un documento sapendo di non poterlo rispettare. Ed è forse questo il vero elemento che oggi inquieta il panorama politico, più delle stesse polemiche mediatiche: il fatto che, per una volta, il tema dell’etica pubblica non venga sollevato dall’opposizione, ma emerga direttamente dai codici, dalle carte dei valori e dai principi che il centrosinistra pugliese ha scelto di sottoscrivere e rivendicare negli anni, quasi in piena trance grillina, come la definisce il direttore riferendosi alla rigidità morale imposta alleati del M5S. Ora però si attende una presa di posizione chiara. Da Avviso Pubblico. Dal Partito Democratico. Da chi quei codici li ha promossi, fatti firmare e trasformati in bandiera identitaria. Perché, in questa vicenda, il rumore del silenzio è assordante.
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