Per un indirizzo errato sbagliò scuola e trovò la moglie: l’ingegnere foggiano che vive in UK da ventotto anni

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Sua madre gli prenotò un corso di inglese a Londra. Ci fu un errore nell’indirizzo e lui si presentò a Wimbledon, a mezz’ora di treno dalla scuola giusta. Il giorno dopo arrivò dove avrebbe dovuto essere fin dall’inizio, e scoprì che il giorno prima, ad aspettarlo invano, c’era un’insegnante di turno. Quell’insegnante oggi è sua moglie. “Mia madre non ha mai considerato quel corso un suo errore”, racconta a l’Attacco Giuseppe Torres: “Ha sempre sostenuto le mie scelte professionali, sapendo bene che quello che volevo fare non era possibile a Foggia”.
Da quell’indirizzo sbagliato sono passati quasi trent’anni. Torres, classe 1968, vive a Chippenham, nel sud-ovest dell’Inghilterra, ha tre figli nati tutti nel Regno Unito e lavora nei semiconduttori. In Italia non tornerà. Era partito da Foggia subito dopo il liceo scientifico Volta, per iscriversi a Ingegneria elettronica alla Federico II di Napoli - “attratto dalla sua buona reputazione”. Il primo anno erano oltre mille matricole, “un ostacolo logistico non da poco”, ma il livello dei docenti del corso quinquennale, quando la laurea breve ancora non esisteva, confermava la fama della facoltà. Due anni prima della laurea, purtroppo, suo padre morì improvvisamente. Tutta la sua vita lavorativa in Capitanata è durata pochi giorni. Dopo la laurea fece un tirocinio alla Tekna Automazioni di Foggia, azienda specializzata nella programmazione di PLC, in linea con la sua specializzazione in robotica industriale. Doveva durare un mese. Dopo pochi giorni arrivò la notizia di aver superato la preselezione per il corso da allievo ufficiale di complemento, quindi partì. “Sono felice di vedere che Tekna è ancora attiva e lavora oggi con clienti da tutto il mondo”, dice oggi di quell’unica esperienza foggiana. Il militare lo portò in giro per l’Italia, dapprima a Sabaudia, alla scuola di artiglieria contraerea, e poi al reggimento Nembo di Gradisca d’Isonzo come sottotenente. Lo ricorda con piacere: fu “il primo vero distacco da casa”, reso più pesante dal lutto recente, ma anche un’esperienza che gli lasciò un buon ritorno economico e amicizie che conserva ancora. “Il militare fu determinante in quel percorso di distacco”, dice, quel distacco che durante l’università si interrompeva ogni due o tre settimane con il ritorno a Foggia. “Lì ho imparato a prendere decisioni e a viverci”. La ragione per cui guardava già fuori dall’Italia era un’altra, e la dice senza giri di parole. Aveva partecipato a una selezione Fiat per un programma internazionale di sette anni, e non era andata a buon fine “per mancanza di raccomandazioni”. È da lì che nasce l’idea del corso di inglese: differenziarsi dagli altri ingegneri. Ventotto anni dopo, alla domanda se tornerebbe, quella parola – raccomandazioni – tornerà identica. Al rientro da Londra, dopo molte candidature, fu assunto alla FRER di Milano, che produce strumentazione per quadri elettrici, come responsabile dell’ufficio tecnico. Introdusse i microprocessori in prodotti fino ad allora passivi, creando strumenti multifunzione che fecero crescere il fatturato e che, dice, sono tuttora a listino. Nel frattempo Rebecca lo raggiunse a Milano e trovò subito lavoro come insegnante di lingua, “con una retribuzione quasi doppia rispetto alla mia”. Quando la relazione si fece seria si sposarono; due giorni dopo le nozze, prima della luna di miele, Torres sostenne un colloquio con la Rover per una posizione da ingegnere di prodotto. Era il suo primo colloquio in lingua straniera. L’offerta era pari al doppio dello stipendio italiano.

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