Come dimenticare quando il presidente uscente della Regione Puglia, Michele Emiliano, passando idealmente il testimone al suo successore Antonio Decaro, dichiarò con orgoglio: “Ti lascio una Ferrari”. Una frase che suscitò immediatamente l’ironia dei detrattori, pronti a ricordare come il Cavallino Rampante non vinca ormai da anni. E forse, col senno di poi, quella battuta si è trasformata in un involontario lapsus politico. Perché il grande bluff della sanità pugliese si è manifestato dopo pochi mesi dall’insediamento del nuovo governatore, ritrovatosi tra le mani una delle questioni più delicate e devastanti per qualsiasi amministrazione regionale: la sanità. Una voce che da sola assorbe circa l’80% dell’intero bilancio della Regione Puglia e che richiede competenza, visione e soprattutto prudenza nella gestione delle risorse pubbliche. Eppure lo stesso Decaro, nel pieno della campagna elettorale, aveva rivendicato la solidità dei conti regionali, elogiando l’allora assessore al Bilancio Fabiano Amati per aver lasciato “i conti in ordine”. A distanza di appena due anni, però, quella narrazione si è sgretolata sotto il peso di una realtà molto diversa: deficit sanitari milionari, ASL in affanno e una situazione finanziaria ben più grave di quanto raccontato negli anni delle inaugurazioni, dei tagli del nastro e delle conferenze stampa. Per il nuovo presidente le responsabilità sarebbero da attribuire soprattutto al governo centrale, ai tagli del Fondo sanitario nazionale e a una congiuntura economica particolarmente sfavorevole. Una sorta di “Saturno contro” in salsa pugliese. Ed è indubbio che i tempi non siano semplici e che il Fondo sanitario nazionale, ormai da anni, non riesca a coprire adeguatamente l’aumento dei costi sostenuti dalle Regioni. Ma è altrettanto vero che chi governa ha il dovere di analizzare, valutare e soprattutto anticipare le criticità, programmando con lungimiranza anche le cosiddette variabili impazzite.Invece, mentre i conti peggioravano, la macchina della sanità pugliese continuava a spendere. Milioni di euro destinati agli enti convenzionati per abbattere le liste d’attesa, accordi straordinari con i privati accreditati, crescita delle RSA private e un sistema sanitario sempre più dipendente dalle esternalizzazioni. Nel frattempo venivano inaugurati ospedali modernissimi ma non ancora realmente operativi, come il Monopoli-Fasano, diventato per molti il simbolo di una stagione politica più attenta all’immagine che all’effettiva efficienza del servizio sanitario. La polvere nascosta sotto il tappeto, intanto, ha iniziato a emergere con un impatto sempre più pesante. Le cifre parlano da sole. Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, il deficit sanitario pugliese avrebbe raggiunto livelli allarmanti, mentre singole aziende sanitarie registrano perdite milionarie. L’Asl di Foggia, ad esempio, ha chiuso il 2025 con un passivo da 78 milioni di euro, tanto da spingere la stessa Regione a bloccare perfino un’operazione immobiliare da circa 20 milioni per l’acquisto di una nuova sede. Oggi il quadro che emerge è quello di una sanità regionale schiacciata tra debiti, carenza di personale, liste d’attesa interminabili e conti fuori controllo. E lo scontro politico appare inevitabile. La Ferrari, insomma, si è fermata in corsia. E il rischio, ormai più che concreto, è che a pagare il prezzo di anni di gestione disinvolta siano ancora una volta i cittadini pugliesi.
La sanità pugliese degli ultimi anni è diventata il simbolo di una gestione politica fatta di annunci, inaugurazioni e spese milionarie, mentre sotto la superficie il sistema mostrava già segnali evidenti di crisi.
Oggi, alla luce del pesante disavanzo sanitario emerso in Puglia, la gestione del presidente Michele Emiliano e dell’allora assessore alla sanità Raffaele Piemontese finisce inevitabilmente sotto la lente di ingrandimento di chi intende vederci chiaro e capire in che momento esatto il disavanzo si è trasformato in voragine. Un periodo certamente interessante gli ultimi due anni in fatto di eventi e operazioni che hanno interessato il dipartimento salute. Tra i provvedimenti che ebbero parecchio risalto mediatico sicuramente lo stanziamento di 40 milioni di euro destinati agli enti ecclesiastici convenzionati per ridurre le liste d’attesa. Una misura presentata dalla Regione come necessaria per alleggerire la pressione sugli ospedali pubblici, ma che secondo le opposizioni, ha finito per rafforzare ulteriormente il sistema privato invece di investire stabilmente nella sanità pubblica.
Lo stesso dibattito ha accompagnato gli accordi con i privati accreditati per garantire priorità ai pazienti oncologici e alle urgenze diagnostiche. Nel frattempo però cresceva anche il peso delle RSA private e delle convenzioni esterne, con costi sempre più elevati per i bilanci delle ASL. Il simbolo più evidente della stagione Emiliano-Piemontese resta però quello degli ospedali inaugurati ma rimasti a lungo senza piena attività. Emblematico il caso del nuovo ospedale Monopoli-Fasano, inaugurato ufficialmente pur non essendo ancora operativo. Una struttura moderna, con quasi 300 posti letto, ma inizialmente priva di pazienti e senza piena funzionalità. Intanto anche altri grandi progetti ospedalieri pugliesi, come il San Cataldo di Taranto, o il nuovo ospedale di Andria, come quello del nord barese, hanno accumulato ritardi e rinvii continui, mentre molti ospedali territoriali continuavano a perdere personale, reparti e servizi essenziali.
E mentre ci si impegnava in annunci in pompa magna per strutture previste ma mai avviate concretamente, aumentavano le criticità del sistema: pronto soccorso sovraffollati, liste d’attesa interminabili, carenza di medici e infermieri e sforamento della spesa farmaceutica. Segnali che, secondo le opposizioni, avrebbero dovuto imporre maggiore prudenza nella gestione delle risorse pubbliche. Ed è proprio qui che si concentra oggi lo scontro politico. I critici dell’amministrazione Emiliano sostengono che, nonostante le difficoltà già evidenti, la Regione abbia continuato a puntare su spesa straordinaria, convenzioni e operazioni d’immagine, senza affrontare realmente le debolezze strutturali della sanità pugliese. Il confronto con la gestione dell’ex assessore Rocco Palese resta inevitabile. Quando lasciò l’assessorato, la stessa Regione parlava di un percorso vicino al riequilibrio finanziario. Secondo le opposizioni, dopo quella fase i conti avrebbero progressivamente ripreso a peggiorare fino all’attuale emergenza sanitaria e finanziaria. Oggi resta una fotografia difficile da ignorare soprattutto per i pugliesi.
(di Antonio Cardano).
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