“Caro Carlo, caro Antonio, ho letto la vostra nota sulla sicurezza a Foggia e, soprattutto, ho letto ciò che ne è seguito. Vi scrivo per una ragione semplice: esprimervi il mio apprezzamento per la vostra presa di posizione - scrive l'avvocato Michele Vaira a Antonio Narciso e Carlo Bruno, rispettivamente segretario di Foza Italia Giovani Foggia e rappresentante del comitato Resto a Foggia -. Non entro nel merito delle vostre valutazioni: non è questo il punto. Il punto è che, a prescindere dal merito, il punto di vista dei giovani va sempre rispettato. Per questo ho trovato inaccettabile l’intervento postumo del partito, che ha preferito smentirvi anziché ascoltarvi”.
“Il rispetto delle istituzioni non significa omettere le critiche, soprattutto quando sono argomentate, sentite e giustificate. Criticare chi incarna le istituzioni è, anzi, una forma di rispetto verso l’istituzione stessa: significa prenderla sul serio, pretendere che funzioni, rifiutarsi di ridurla a liturgia”.
“Vi hanno rimproverato l’“impeto giovanile”. Ben venga, invece, l’impeto giovanile, se serve a smuovere lo stagno in cui si trova questa città. Il coraggio, del resto, appartiene per natura ai giovani, che non temono nulla, e agli anziani, che non temono più nulla”.
“La bigotta “età di mezzo”, quella della mia generazione, è la vera responsabile dello sfascio culturale, sociale, economico e politico di questa città: la generazione di chi non è capace di esprimere in pubblico ciò che pensa e dice in privato, e che così non dimostra prudenza, ma solo viltà”.
“Non accettate lezioni di saggezza da chi spaccia la genuflessione per rispetto. Non conformatevi a niente e a nessuno. Pretendete sempre il meglio, per voi e per quelli che rappresentate. Siete voi giovani, di qualunque estrazione culturale e politica, l’ultima speranza di questa città. Non fatevi ingabbiare”.
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