A pochi passi da piazza Umberto Giordano, nel cuore della zona pedonale di Foggia, il dehors che fino a qualche mese fa ospitava il bar Uniko è ancora lì. Vuoto. Le vetrate scorrevoli sono chiuse, la struttura in metallo antracite è intatta, ma tutto intorno racconta un abbandono che dura da tempo: sul bordo del tetto pendono i resti di luminarie natalizie, ormai ridotte a fili spogli; su uno dei pilastri restano visibili una presa e un contatore elettrico; sotto il tetto, una ciabatta multipresa resta esposta agli occhi dei passanti. Secondo quanto riferito a l’Attacco da alcuni commercianti della zona, l’attività risulterebbe cessata da febbraio o marzo di quest’anno. A distanza di pochi giorni dall’inizio di settembre, però, gli arredi esterni non sono ancora stati rimossi. Gestito da Uniko S.r.l., il locale nasceva nel dicembre 2021 in via Torelli per iniziativa di un gruppo di soci: Alessandro Centra, Alessandro Dell’Aquila, Alessandro, Vincenzo e Antonio Pontone. Fin da subito il locale si era costruito un’identità precisa, autodefinendosi “il locale più social della città” e investendo molto nella comunicazione digitale, diventata il tratto distintivo dell’attività. A fine ottobre 2024 l’annuncio della chiusura con un messaggio criptico affidato alle vetrine e ai social: “Basta così. A volte i cambiamenti sono necessari”. Il mistero si era sciolto il 18 dicembre 2024, quando Uniko aveva riaperto in corso Vittorio Emanuele II. La collocazione in pieno centro non aveva risolto le difficoltà del locale, anzi. Nella notte del 18 luglio 2025 ignoti avevano portato via sedie e sgabelli dall’area esterna: il terzo furto subito dall’attività. Un episodio che aveva spinto i rappresentanti di categoria a un allarme più ampio sul commercio cittadino: nel commentare il furto, Alessandro Centra aveva parlato di una “crisi profonda” fatta di saracinesche abbassate, definendola una “morte economica” della città, e aveva sottolineato come questi episodi non colpissero solo il singolo esercizio ma un indotto commerciale già fragile, scoraggiando chi decide di investire a Foggia. Pochi mesi dopo, il 25 novembre 2025, un nuovo episodio: un gruppo di bambini si era introdotto nel dehors di sera, forzando la porta scorrevole finendo per danneggiare gli addobbi natalizi e rovinare tavoli e sedie. Il quarto episodio ai danni del locale in meno di un anno.
Di quella parabola, oggi resta la struttura in metallo, ancora perfettamente riconoscibile a chi passeggia lungo il Corso. Le luminarie strappate e mai sostituite, la presa elettrica lasciata a vista, il dehors chiuso ma non smantellato compongono un’immagine che stride con la vocazione commerciale e turistica di quel tratto di strada, tra vetrine di negozi attivi e l’andirivieni di residenti e visitatori. Nel frattempo il locale è tornato sul mercato: le vetrine annunciano la disponibilità dell’immobile in affitto. La struttura esterna, però, occupa ancora suolo pubblico.
A questo si aggiunge un altro dettaglio, forse ancora più eloquente: con il passare dei mesi, l’area sotto la struttura ha iniziato a essere utilizzata come parcheggio di fortuna per auto e furgoni, proprio nel cuore della zona pedonale del Corso. Uno spazio nato per ospitare tavolini e clienti si è trasformato in un posteggio improvvisato a due passi da piazza Umberto Giordano.
Non si tratta soltanto di un’impressione di trascuratezza. Il Regolamento comunale delle occupazioni di spazi ed aree pubbliche, che disciplina l’installazione dei dehors a Foggia, fissa termini precisi per queste situazioni. L’articolo 7, al comma 12, stabilisce che qualunque installazione debba essere “integralmente rimossa entro i 5 giorni successivi alla sua scadenza e, comunque, in tutti i periodi di inattività dell’esercizio maggiori di 30 giorni, esclusi i periodi di ferie”, con l’obbligo di ripristinare e ripulire l’area occupata. Se la cessazione dell’attività risale davvero a febbraio o marzo, come riferito dai commercianti della zona, il dehors di Uniko avrebbe già dovuto essere rimosso da mesi.
Lo stesso regolamento, all’articolo 24, indica la mancata apertura dell’esercizio per oltre trenta giorni consecutivi come causa di revoca dell’autorizzazione, così come la mancanza di manutenzione “che comporta nocumento al decoro e/o pericolo per le persone e/o cose”. L’articolo 8 impone inoltre ai titolari di mantenere i manufatti “sempre in perfetta efficienza tecnico-estetica”, pena la revoca del titolo autorizzativo: in caso di inottemperanza, previa diffida, l’amministrazione comunale può procedere d’ufficio alla rimozione coatta delle attrezzature deteriorate, addebitandone i costi all’esercente.
La trasformazione dello spazio in un parcheggio improvvisato si scontra con la disciplina vigente. L’articolo 22 stabilisce che il dehors “non deve essere adibito ad uso improprio” e che l’area occupata resta destinata esclusivamente all’attività di somministrazione e consumo di alimenti e bevande.
La presenza di auto e furgoni sotto la struttura, del resto, avviene in un’area pedonale del centro cittadino dove la sosta dei veicoli non è di norma consentita: un’ulteriore irregolarità che si somma a quella, più evidente, del mancato smantellamento dell’intera installazione.
Il caso di Uniko pone una domanda che riguarda direttamente l’amministrazione: se l’inattività dura da mesi, perché il dehors non risulta ancora rimosso? Al momento, a diversi mesi dalla cessazione dell’attività, la struttura resta lì, tra i simboli silenziosi del degrado urbano della città e di un regolamento che, almeno in questo caso, sembra restare sulla carta.
(Luca De Marco - l’Attacco)
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