Una delle migliori definizioni dell'intelligenza è "flessibilità": cioè la capacità di trovare le soluzioni giuste non marciando diritti per la propria strada, ma cercando altri percorsi più fruttuosi" (Piero Angela, Ti amerò per sempre, 2005). L'amato giornalista e conduttore televisivo definiva la flessibilità come una grande forma di intelligenza, che è la capacità di saper leggere la realtà e non scriverla, affidandosi non ad un sistema associativo ma ad un sistema di senso.
Quest'ultimo ci permette di comprendere realmente ciò che ci accade e di farne esperienza, utilizzando precisi canali di accesso, la vista, l'udito, il gusto, il tatto e l'olfatto. Attraverso questi canali facciamo esperienza e comprendiamo ciò che ci fa sentire vivi da ciò ci fa "morire inconsapevolmente".
Per essere intelligenti bisogna essere flessibili, dal latino flexibilis che significa piegabile. La flessibilità in senso figurato indica l'abilità di modificare la propria condotta in relazione ai cambiamenti. È un grande dono riuscire ad essere camaleontici, mutare se stessi a seconda delle situazioni, delle persone e dei luoghi. Ci potremmo chiedere però chi è più predisposto? Solitamente ad esserlo sono le persone più sensibili, sono quelle a mostrarsi più propense ad adattarsi ai cambiamenti; sono coloro che hanno l'emisfero destro dominante.
Nelle persone che si emozionano molto, le informazioni percepite dal mondo esterno vengono elaborate a livello più profondo. Sono persone socievoli, che possiedono una particolare forma di intelligenza, chiamata emotiva, che permette di riconoscere e comprendere le emozioni degli altri, di entrare in empatia.
Questa fantastica abilità consente di raggiungere la consapevolezza di adattare i propri comportamenti e le proprie azioni a seconda delle situazioni. Inoltre sono personalità creative, aperte al dialogo e hanno una visione globale delle cose. In base a questa predisposizione le persone con l'emisfero destro dominante saranno più orientate alla creatività, saranno emotive, sociali e socievoli, svolgeranno professioni di aiuto e attenzione alle esigenze dell'altro.
Ovviamente non è una suddivisione matematica, perché ognuno di noi possiede entrambi gli emisferi e manifesta sfumature ed abilità differenti a seconda del proprio patrimonio genetico. L'unica cosa che è certa è che le persone più sensibili somatizzano sul lato corporeo sinistro (è contrario all'emisfero dominante perché le fibre nervose si incrociano a livello del midollo allungato).
Detto questo, per valutare dal punto di vista fisico un paziente è sufficiente osservare la sua mobilità. Parliamo di psicosomatica o di osteopatia somato-emozionale, ovvero quella disciplina che spiega che ogni sintomo, ogni disfunzione del nostro corpo ha un significato ben preciso.
Di questi argomenti ne parla molto bene Claudia Rainville, nel suo libro Metamedicina 2.0., che vi invito a leggere. Torniamo alla mobilità, in generale una persona molto rigida potrebbe esserlo anche nella vita, nelle relazioni o al lavoro. Ci può essere una riduzione della flessibilità in tutto il soma o in uno specifico distretto. Ci potrebbe essere una rigidità del movimento congenita, momentanea e cronica, sono tutte informazioni che il clinico, l'osteopata somato-emozionale deve tenere in conto e sommare.
Non esiste però solo una riduzione di flessibilità dell'apparato muscolo scheletrico, ma anche delle strutture viscerali, craniali, dell'area emozionale. Facciamo qualche esempio, una persona che si arrabbia molto potrebbe avere un fegato poco mobile, è una persona che mostra la propria emozione trasformandola in collera, quindi non è in equilibrio, non è una persona flessibile.
Oppure una persona che ricerca affetto, dolcezza, somatizza sul pancreas, perché è un'emozione che è stata negata quando la persona in questione era piccola, probabilmente affetto negato da una figura genitoriale, di conseguenza ricercherà dolcezza esternamente e questo nel tempo potrebbe instaurare cattive abitudini alimentari che potrebbero sfociare in una patologia, chiamata diabete.
Oppure una persona che vive nella paura (perché proiettata nel futuro), potrebbe reagire di fronte alle situazioni della vita con l'attacco o la fuga, somatizzando sul sistema urinario, quindi sui reni, gli ureteri, la vescica e/o l'uretra. Ricordiamoci le frasi più pericolose che diciamo a noi stessi sono: "Ho sempre fatto così, non posso perché loro, io sono così non posso farci niente" (www.psicologa-modena.com).
*Fisioterapista Osteopata
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