Avere passione significa potersi concedere di perdersi in qualcosa” (Gail Sheehy). Poche parole per descrivere la mente umana, quante poche volte ci concediamo di perdere il controllo? Quante ancora siamo realmente sicuri di averlo fatto? A volte preferiamo un’uscita con gli amici, un bicchiere di vino per essere disinibiti, ci sentiamo più liberi, la mente “smette” di pensare, riusciamo a dire i nostri segreti più profondi, ridiamo e sorridiamo di più, viviamo il qui ed ora e siamo realmente noi stessi.
Ma cosa significa avere una passione? Il termine passione (dal greco πάσχω "soffrire, da agire” e dal tardo latino passio "passione, sofferenza") è un sentimento di intenso entusiasmo o desiderio irresistibile per qualcuno o qualcosa. Se osserviamo bene, nella descrizione vengono abbinate due parole: piacere, tradotto come sentimento, emozione profonda e dolore.
Denis Diderot descrive le passioni come desideri che mescolano, per l’appunto dolore e piacere, causato da un “movimento” irregolare del sangue. Anche nell’antica Grecia si parlava di passione, la quale veniva rappresentata da Afrodite, Pan ed Eros, che raffiguravano le tre divinità simbolo sia della passione, del desiderio sessuale, ma anche dell’amore, inteso come sentimento. In questo contesto vediamo come anticamente il termine passione veniva utilizzato in un contesto lussurioso, emotivo, sentimentale, carnale.
Attualmente l’uso di questa parola può essere associato ad un ambiente lavorativo, ad uno sport, ad un hobby. Senza ombra di dubbio, possiamo affermare che la passione ci rende vivi, smuove le nostre pulsioni, i nostri istinti, se non ci fosse, non avremmo quella forza interiore che ci muove verso un obiettivo, verso un lavoro, verso una relazione.
Molto spesso invece, capita che riconosciamo quelle passioni ma le reprimiamo perché diamo spazio alla razionalità, che ci salva in alcune situazioni, ma che nella maggior parte dei casi ci autosabota, mettendo a tacere il nostro sentire. La vita va vissuta con passione, le grandi cose nella storia sono mosse e sono realizzate da qualcosa di forte.
E voi di cosa vivete? A livello genetico, ognuno di noi ha un codice emozionale, per lo più ereditario che si attiva quando ci troviamo di fronte a situazioni della vita quotidiana. Solitamente agiamo in maniera inconsapevole, ma l’obiettivo e lo scopo del nostro vivere è quello di comprendere coscientemente quello che proviamo e come agiamo, perché il sistema limbico e l’ipotalamo comunicano costantemente tra di loro; cioè c’è sempre un’emozione che attiva e genera un determinato comportamento.
Solitamente questo processo si muove secondo uno schema automatico, cioè il nostro cervello in base a ciò che accade va a pescare eventi simili dalla nostra memoria esperienziale che hanno generato determinate emozioni e che di conseguenza portano a precisi comportamenti e abitudini. Solo il 5% delle informazioni arrivano prima alla coscienza e quindi al lobo frontale che gestisce nuovi messaggi, che poi verranno registrati successivamente nella memoria emotiva, per poi attuare specifiche reazioni comportamentali.
Queste nuove informazioni possono essere acquisite solo attraverso gli organi di senso, che permettono che l’esperienza venga realmente assimilata. Cosa molto interessante è che dolore e il piacere hanno molto in comune; la propria origine parte a livello del midollo allungato e viene attivata da uno stimolo organico, fisico, sensitivo sia esterno che interno, da percezioni, idee e pensieri, che provengono da qualsiasi parte del nostro corpo.
Ogni sentimento è collegato al centro emotivo che a sua volta provoca delle modifiche (neurovegetative) che coinvolgono in primis cuore e polmoni, per esempio il battito del cuore accelera, il respiro si fa più corto. A questo punto interviene il cervello, come responsabile delle funzioni mentali, che deve decodificare questi mutamenti organici e attribuirne, in base a pensieri ed idee, un’emozione.
Se siamo eccitati o sofferenti a livello fisico avremo le stesse reazioni, cambia il messaggio emozionale. Quello che possiamo fare a livello organico, metabolico, fisico con l’osteopatia è quello di regolarizzare il sistema neurovegetativo, mentre con la parte somato-emozionale possiamo aiutare la nostra mente e la memoria emotiva a decodificare correttamente i nostri sentimenti e l’emozione percepita, rendendo il paziente consapevole di ciò che accade, vive e sente. “Non si esce da un’emozione, si fugge, per poi scoprire che è come un profumo che ti porti addosso e che non puoi smettere di respirare” (Angelo De Pascalis).
*Fisioterapista Osteopata
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