Quando l’insulino-resistenza è causa principale di steatosi epatica, detta fegato grasso

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Nell’edizione della scorsa settimana ho voluto dare spazio all’informazione circa la tanto diffusa insulino-resistenza che spesso è una patologia silente, ma che io riscontro quasi in tutti i miei pazienti con qualche chilo da perdere. Oggi completo il discorso, cosi come avevo promesso, per parlare di come questo stato provochi la steatosi epatica comunemente detta fegato grasso.

Il fegato grasso non alcolico colpisce quasi il 40% della popolazione attuale e ciò è molto allarmante. Non solo per le conseguenze, ma perché è diffusa la convinzione che il fegato grasso sia la conseguenza di una alimentazione esclusivamente grassa. 

Invece ricerche scientifiche hanno dimostrato che lo zucchero e l'alcol sono ugualmente tossici per il fegato al pari, se non peggio, di un’alimentazione a base di grassi. Difatti è diffusa la convinzione che la steatosi sia conseguenza di un eccessivo consumo di grassi animali, ad esempio carne e uova in particolar modo, invece è esattamente il contrario, in quanto il fegato grasso non alcolico, ha come causa principale l’eccessivo consumo di carboidrati! 

Complice di ciò è infatti l'insulino-resistenza la cui presenza va a braccetto con la epatosteatosi. Perciò la strada principale da percorrere per ripristinare la salute di un fegato grasso è quella di ridurre il consumo di carboidrati, eliminare i prodotti processati, eliminare i grassi vegetali poli-insaturi e contestualizzare in maniera adeguata i carboidrati che la natura ci offre. Io, in verità, curo la steatosi con la dieta chetogenica e caffè, già ampiamente descritta nei passati articoli. Inoltre questa terapia è supportata da evidenze scientifiche. 

La riduzione estrema dei carboidrati, però, non basta alla cura della steatosi, benché sia la strategia più valida, ma ad essa deve decisamente essere accompagnata la diminuzione, anch’essa drastica, dei grassi saturi. Difatti il processo di immagazzinamento del grasso nel fegato avviene anche quando le cellule, sature di acidi grassi e impossibilitate a accettarne ancora sia per il consumo energetico sia per lo stoccaggio, convertono questo eccesso in trigliceridi all'interno del fegato. 

E questo processo può verificarsi anche in presenza di una buona sensibilità insulinica. Questo significa che un eccesso calorico, indipendentemente dalla fonte, può avere conseguenze. Quindi l’eccesso di ingerimento di grassi è comunque molto dannoso. L’equilibrio aiuta a mantenerci in salute. Un uomo o una donna media se ingerissero 3500 calorie al giorno di grassi o di proteine o di carboidrati riscontrerebbero problemi a cominciare dal sovrappeso. Il suggerimento è sempre la moderazione e la consapevolezza dell'apporto calorico complessivo. 

Il bilancio energetico, come spiego ai miei alunni, è fondamentale per il nostro equilibrio. Il nostro corpo è come un’azienda, non possiamo fare acquisti di magazzino superiori alle nostre vendite e/o alle dimensioni del nostro deposito. Giusto? E con ciò voglio precisare che non basta seguire un approccio low-carb, che ha sicuramente benefici, ciò a cui dobbiamo prestare attenzione è al surplus calorico indipendentemente dalla fonte! Diversamente sarebbe sfidare i principi fondamentali di fisiologia e termodinamica. 

L'equazione calorica sottolinea che, per perdere o guadagnare peso, il bilancio energetico complessivo conta. Ci sono sfumature e variazioni individuali, ma sfidare questa equazione senza prove statistiche significative è come cercare di ribaltare le leggi scientifiche consolidate. Dimostrare il contrario potrebbe sicuramente farci guadagnare un posto d'onore nei libri di scienze e forse persino un Nobel in fisica e medicina! Ma personalmente non aspiro a tanto. 

Per il momento mi accontento di applicare la scienza esatta della biologia della nutrizione ed ottenere il recupero della salute dei miei pazienti a cui mi lego profondamente. Il punto è che mentre per i grassi e le proteine abbiamo recettori nel cervello che ci mandano segnali di sazietà, ciò non avviene per gli zuccheri perché siamo privi di questi recettori. Praticamente difficilmente eccediamo nel consumo dei grassi o proteine, ma è possibile perdere il controllo nell’ingerimento senza limiti di zuccheri, alcolici, e altre sostanze che portano alla dipendenza. 

Ecco perché inizialmente la iperproteica (dieta da condannare!!) ebbe tanto successo nei protocolli degli sportivi e di chi voleva perdere peso.  Termino ricordando che l’attività motoria, specialmente di forza, associata ad una dieta che mantenga l'organismo sensibile all'insulina è la chiave per impedire sia l’insulino-resisenza che di conseguenza la steatosi epatica
E l’inositolo? Vi avevo promesso di parlarvene.

Innanzitutto non è un farmaco. L’inositolo, conosciuto come vitamina B7, è una sostanza che in parte assumiamo con il cibo e in parte viene sintetizzata dal nostro organismo. In realtà l’inositolo è definito impropriamente vitamina perché si discosta un po’ da questa classificazione in quanto può essere prodotto autonomamente dal nostro organismo a partire dal glucosio, cosa che non avviene invece nel caso delle vitamine propriamente dette che invece devono essere ingerite con l’alimentazione. Ma ve ne parlerò in modo esclusivo la settimana prossima. Parola di Nutrizionista!

*Biologa Nutrizionista iscritta all’Albo dei Biologi
Docente di Scienze Motorie e Sportive 

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