Si è svolta ieri, nella Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte di Foggia, la presentazione del “Dossier statistico immigrazione 2025”, che ha segnato l’avvio del calendario di eventi in preparazione della “Giornata Mondiale del Rifugiato”. Il primo appuntamento ha offerto una lettura approfondita dei dati relativi alla presenza dei cittadini stranieri in Italia e in Puglia. Un’opportunità importante per comprendere meglio il fenomeno migratorio e discutere sulle politiche di inclusione. Giunto alla sua 35esima edizione, il Dossier è curato dal Centro Studi e Ricerche Idos con Confronti e il sostegno dell’Istituto San Pio V e dell’8 per mille della Chiesa Valdese. Il capitolo della ricerca che riguarda la Puglia è stato promosso quest’anno da Cgil e Cisl Puglia. Tra i dati più rilevanti della ricerca emerge che in Puglia i cittadini stranieri residenti al 31 dicembre 2024 sono 156.748, facendo quindi registrare un aumento del +6,4% rispetto alla precedente rilevazione. La popolazione straniera si distribuisce in ordine decrescente tra le provincie di Bari (46.035), Foggia (38.072), Lecce (29.320), Taranto (18.137), Brindisi (13.527) e Barletta-Andria-Trani (11.657). Alla presentazione hanno partecipato: Domenico la Marca, Sindaco di Manfredonia; Giulio De Santis, assessore del Comune di Foggia; Pasquale Codianni, Sindaco di Casalnuovo Monterotaro; Azmi Jarjawi, responsabile Politiche dell’immigrazione e intercultura Cgil Puglia; Carla Costantino, segretaria generale Cisl Foggia; Carmine Spagnuolo, presidente cooperativa sociale Medtraining; Domenico Rizzi, Arci Foggia. Antonio Ricci, vicepresidente del Centro Studi e Ricerche Idos, ha effettuato una panoramica dell’immigrazione in Italia e in Puglia, con un focus sulle presenze, gli indicatori di stabilizzazione ed il lavoro. A moderare Emiliano Moccia. L’assessore De Santis ha richiamato la necessità di legalizzare la presenza degli immigrati sul territorio per ottenere la tanto richiesta sicurezza. Durante il suo intervento, ha ricordato i numeri del decreto flussi, lasciando alla platea un interrogativo: “Quale senso ha accogliere altre persone se non si dà prima la possibilità a chi c’è già di vivere e lavorare regolarizzato?”. Il primo cittadino di Casalnuovo Monterotaro, l’unico comune dei Monti Dauni che non perde ma acquisisce abitanti, ha sottolineato l’importanza dell’accoglienza, che “non rappresenta un’emergenza, ma un tratto identitario della nostra comunità”. “Accogliere non significa dare un tetto sulla testa, ma riconoscere nell’altro una risorsa, una storia, una possibilità di futuro”, ha affermato nel suo intervento. Mentre il Sindaco la Marca, ricordando la mozione depositata dai consiglieri d’opposizione con la richiesta dell’avvio di un iter per un referendum consultivo sulla presenza del CAS per richiedenti asilo a Manfredonia, ha ribadito come “non possiamo chiudere le porte, ma le dobbiamo aprire con la coscienza che si tratta di un fenomeno complesso”.
Antonio Ricci, intervistato da l’Attacco, ha fatto una panoramica dell’immigrazione in Italia e in Puglia, entrando anche nel dettaglio della provincia di Foggia: “È una presenza sempre più strutturale. Sono 5,4 milioni in Italia e circa 5 milioni da oltre dieci anni. Non aumentano più di tanto, ma ci sono sempre più segnali di stabilizzazione, come ad esempio in Puglia dove gli immigrati sono 156.000. Qui, se guardiamo più da vicino questa presenza, scopriamo che nelle scuole un bambino su due è nato in Puglia, quindi non è neanche immigrato”.
In seguito, ha evidenziato le luci dell’immigrazione: “Gli immigrati sono importanti in tanti settori economici, danno quella manodopera che serve in Puglia, soprattutto nel settore agricolo, dove un addetto su tre a livello regionale è immigrato, uno su due nella provincia di Foggia. Tuttavia, si stanno distinguendo anche come imprenditori. In tutta la Puglia, sono 20.000 gli immigrati imprenditori, e di questi una piccola fetta fa impresa nel settore agricolo, quindi da braccianti sono diventati imprenditori agricoli”.
E poi le ombre: “Nonostante un sistema d’accoglienza molto strutturato, che denota una maturità della società civile pugliese all’accoglienza dei richiedenti asilo, abbiamo un territorio che si connota, proprio nel settore agricolo, per la presenza di tanti insediamenti informali costituiti da richiedenti asilo e persone a cui è scaduto il permesso di soggiorno. Una caratteristica forte, soprattutto nella provincia di Foggia, è che i permessi di soggiorno sono di breve durata, quindi scadono e poi diventa difficile rinnovarli”.
Gli interventi si possono fare a monte e a valle, spiega il vicepresidente di Idos: “Lo Stato aveva previsto di intervenire con il PNRR sui ghetti, ma poi non ha speso più nulla. Quindi, c’è tanta buona intenzione, ma si fa molto poco. Il problema, però, è a monte. È infatti la programmazione degli ingressi dei lavoratori dall’estero che crea strutturalmente irregolarità. La campagna Ero Straniero ha dimostrato che tra il ’23 e il ’24, di fronte alla richiesta del mondo dei datori di lavoro di assumere 1.300.000 persone e di fronte ad una programmazione di ingressi di 340.000, il meccanismo burocratico kafkiano del nostro paese ha prodotto da 1.300.000 a 25.000 permessi di soggiorno. E i datori di lavoro hanno colmato questo gap alimentando l’economia sommersa e rivolgendosi ai trafficanti di esseri umani”.
Il problema secondo Ricci non sta negli immigrati, ma nelle politiche migratorie inefficaci. “Siamo un paese che non interviene a monte e pur mettendoci tanta buona volontà a valle finisce con l’essere troppo tardi”, ha concluso.
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