Il Cerignola si conferma indigesto per i rossoneri. Il primo stop stagionale della formazione di Auteri non deve però azzerare le prime certezze di stagione emerse nei precedenti 180’. Il derby, una volta di più, è terreno minato per il Foggia. Una recente tradizione negativa che ha ormai assunto i contorni di una vera e propria sindrome: negli ultimi sette confronti, per sei volte i rossoneri ci hanno rimesso le penne. Anche stavolta, dunque, il verdetto sorride agli ofantini, capaci di interrompere la striscia iniziale dei rossoneri e di infliggere alla formazione di Gaetano Auteri il primo stop stagionale. Un passo falso che fa rumore, inevitabilmente, ma che non deve trasformarsi in una sentenza sull’identità di una squadra che, nelle prime uscite, aveva mostrato segnali incoraggianti.
Proprio per questo, più che fermarsi al risultato, è necessario sezionare la partita. Per capire dove il Foggia abbia smarrito le coordinate, quali siano state le scelte che hanno indirizzato negativamente il derby e, soprattutto, quanto della prestazione sia riconducibile a una giornata storta, e quanto invece a problemi che meritano di essere affrontati con maggiore attenzione.
Il primo elemento da mettere sotto osservazione riguarda il sistema di gioco scelto per affrontare il Cerignola. Una squadra che, per caratteristiche, chiede all’avversario qualcosa di diverso rispetto a quanto normalmente proposto contro formazioni più attendiste o meno aggressive nella pressione.
Gli ofantini hanno saputo sfruttare spazi e situazioni che il Foggia non è riuscito a governare con la necessaria continuità. La scelta dell’assetto iniziale, più che sbagliata in assoluto, è apparsa poco funzionale alle caratteristiche dell’avversario e alle dinamiche che la partita ha immediatamente evidenziato.
È qui che si colloca uno dei principali errori di valutazione del derby. Il Foggia non ha trovato il modo di schermare efficacemente le fonti di gioco del Cerignola né di impedire agli avversari di attaccare con pericolosità determinate zone del campo. Quando una squadra non riesce a sporcare la prima costruzione dell’avversario e, contemporaneamente, perde riferimenti nelle transizioni, il rischio è quello di concedere una partita esattamente sui binari preferiti dall’altra formazione.
Ed è quanto accaduto per lunghi tratti. Auteri ha provato a correggere l’inerzia attraverso gli aggiustamenti in corsa, ma il problema è che il derby aveva già assunto una fisionomia precisa. Il Cerignola ha acquisito fiducia, il Foggia ha invece cominciato a giocare con maggiore frenesia, finendo per perdere quella fluidità che aveva rappresentato una delle prime certezze della stagione.
La squadra è sembrata meno compatta tra i reparti, più lunga e soprattutto meno lucida nelle scelte dell’ultimo passaggio. Non è un dettaglio secondario: contro avversari organizzati e capaci di ripartire rapidamente, anche una piccola distanza in più tra centrocampo e attacco può diventare un’autostrada.
C’è poi un altro aspetto che il derby ha inevitabilmente riportato in superficie: le condizioni ancora approssimative di alcuni uomini-cardine. Il Foggia, per poter esprimere pienamente il calcio immaginato da Auteri, ha bisogno che determinati interpreti raggiungano una condizione atletica e mentale ottimale. Fra i rossoneri in diversi sono apparsi ancora lontani dal loro rendimento migliore, soprattutto sotto il profilo della brillantezza e della capacità di incidere con continuità nell’arco dei novanta minuti.
È una variabile che va tenuta distinta dal giudizio complessivo sulla squadra. Siamo ancora nella fase iniziale della stagione e i carichi di lavoro, gli inserimenti dei nuovi e la necessità di trovare automatismi rendono fisiologici alcuni passaggi a vuoto. Ma il derby ha evidenziato quanto il Foggia dipenda dalla condizione dei suoi elementi più importanti. Quando questi non sono al cento per cento, diminuisce la qualità della circolazione, si abbassa l’intensità del pressing e aumentano le distanze che la squadra deve percorrere per recuperare il pallone.
Eppure sarebbe un errore leggere questa sconfitta come una completa inversione di tendenza. Le prime partite avevano restituito un Foggia capace di costruire, di cercare una propria identità e, soprattutto, di dare l’impressione di avere imboccato una direzione precisa. Una partita sbagliata non cancella automaticamente quelle indicazioni. Al contrario, può essere utile proprio perché mette in evidenza ciò che ancora non funziona e obbliga il tecnico a intervenire prima che determinati problemi diventino strutturali. Il dato più interessante, dunque, non è soltanto la sconfitta, ma la risposta che arriverà dopo. Perché un campionato non si decide in un derby e neppure un’identità può essere costruita o demolita in novanta minuti. Il Foggia deve però trasformare questo stop in materiale di lavoro: correggere le letture tattiche, capire quali siano gli accorgimenti necessari contro avversari con caratteristiche simili al Cerignola. Il derby ha mostrato una squadra ancora in costruzione, non una squadra da ricostruire.
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