“Dichiarazioni prive di credibilità”: Parco del Gargano, motivazioni sentenza Villani sconfessano Pazienza

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Non credibile. Così è definito quanto affermato in giudizio dal presidente del Parco nazionale del Gargano Pasquale Pazienza, attuale commissario straordinario dell’ente, dai magistrati che hanno assolto dall’accusa di peculato la ex direttrice Maria Villani, licenziata per tale motivo dal docente Unifg dopo appena tre mesi dall’insediamento su nomina ministeriale. Sono state pubblicate pochi giorni fa le motivazioni della sentenza di marzo scorso e quanto scritto dal collegio pesa come un macigno rispetto alle ambizioni dell’economista foggiano di restare ancora, nei prossimi anni, vertice del PNG. In realtà negli ultimi mesi è compreso come tale prospettiva sia del tutto tramontata, altrimenti Pazienza sarebbe stato già riconfermato per un altro mandato dal Ministero dell’ambiente, guidato dal forzista Gilberto Pichetto Fratin, anziché destinatario di tre proroghe trimestrali Pazienza. E’ considerata ormai certa la quarta proroga, che permetterà a Roma di avere altro tempo, dopo la scadenza di fine giugno, per chiudere la partita delle presidenze di vari enti Parco italiani, con quello di Monte Sant’Angelo che da fonti parlamentari è definito saldamente spettante a Forza Italia, in accordo con Fratelli d’Italia. Se, dunque, non ci sarà una presidenza bis per Pazienza, le ragioni che hanno spinto il collegio del Tribunale di Foggia (presidente Mario Talani, giudici Elena Paci e Valeria Casciello) ad assolvere Villani “perché il fatto non sussiste” rappresentano comunque una pagina nera nella trentennale storia dell’ente Parco nazionale del Gargano, che proprio il 5 giugno scorso ha festeggiato l’anniversario dell’istituzione. 

“Le dichiarazioni del teste Pasquale Pazienza risultano prive di credibilità estrinseca, ponendosi a contrasto con le evidenze emerse, per ogni singolo episodio contestato, dalle prove documentali, dalle testimonianze di Carmela Strizzi, Giovanni Rizzi, Vincenzo Rizzi, Gianpiero Sammuri, Tullio Bernabei e dalle dichiarazioni predibattimentali di Oscar Gibillini. Fonti informative che, diversamente, appaiono chiare, precise e connotate da un alto grado di attendibilità intrinseca ed estrinseca”, si legge nella sentenza.

“Peraltro, le accuse si inseriscono in un quadro, quello lavorativo di un ente - avente di per sé una risonanza notevole per via dell’interesse che suscita nella collettività – affatto favorevole per Villani, ricco di tensioni dovute e a ragioni personali e a ragioni professionali, riconducibili anche alla posizione da lei rivestita. Circostanza, quest’ultima, che emerge dalle dichiarazioni della teste Carmela Strizzi, autrice della segnalazione, a carico di Villani, al presidente Pazienza, che, identificando come fonte informativa delle presunte violazioni Vincenzo Totaro e Antonio Masulli (rispettivamente direttore facente funzioni e segreteria del presidente, ndr) e riferendo tale segnalazione alla sollecitazione avuta dagli stessi, confermava il clima di ostilità presente all’interno degli uffici, ai danni di Villani. Il fatto non trova conforto nelle risultanze processuali”.

In merito al suo rapporto con il presidente Pazienza, Villani lo ha descritto “professionale e positivo nella prima fase del suo incarico, superata l'urgenza di determinati procedimenti meritevoli di attenzione al momento del suo insediamento”; mentre, la situazione mutò, ha detto, a causa dell'intenzione (in seguito concretizzatasi) di Villani di interloquire con la Procura, per segnalare delle irregolarità in determinati procedimenti: in particolare, quelli relativi alla chiusura del bilancio consuntivo dell’anno 2019 e alla realizzazione di sentieri all'interno del Parco (che le sembravano già esistenti e, pertanto, sussisteva il rischio di autorizzazione di un doppio finanziamento).

Villani ha raccontato che a quel punto, per tali motivi, avrebbe subito violenza verbale e sarebbe stata denigrata, alla presenza degli addetti all'ufficio, da parte del presidente Pazienza. Anche rispetto a Vincenzo Totaro, Villani ha detto in giudizio di aver avuto con lui un rapporto professionale, interrottosi in seguito ad alcune tensioni interne e alla volontà di lei di incontrare il procuratore capo Vaccaro. Che l’incontro ci sia effettivamente stato lo ha confermato la segretaria di Vaccaro.

La donna ha inoltre spiegato di non esser stata mai sottoposta ad un procedimento disciplinare: tale procedimento non ha mai avuto origine poiché il presidente Pazienza chiese al presidente del collegio dei revisori dei conti di convocarla in data 8 settembre 2020, mentre il licenziamento avvenne il 7 settembre 2020.

Quanto emerso in Tribunale rispetto ai molteplici casi di presunto utilizzo improprio dell’auto di servizio del PNG per ragioni non lavorative rende ancor più surreale la situazione: non solo Villani ha motivato le ragioni di servizio per gli episodi reali, ma negli altri ha mostrato come o si trovava in tutt’altro luogo (e dunque non sull’auto dell’ente) o, addirittura, la ricostruzione sulla base della quale era stata ingiustamente accusata era talmente falsa che l’autista del PNG avrebbe dovuto guidare contemporaneamente due veicoli.

Al ridicolo si è aggiunta, come raccontato da l’Attacco sin dagli scorsi anni, la prova testimoniale di come l’auto di servizio fosse sotto l’abitazione foggiana del presidente Pazienza, anche in giorni festivi. Insomma, tale vicenda processuale ha sollevato ancor più interrogativi sulle ombre interne al PNG e ha leso enormemente la credibilità ed autorevolezza del presidente-commissario straordinario e del direttore facente funzioni Vincenzo Totaro, ex assessore del Comune di Monte Sant’Angelo dichiarato incandidabile nell’ambito dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale, il quale dal 2020 è rimasto saldamente al proprio posto nonostante sia pure intervenuta la Commissione parlamentare antimafia chiedendo conto negli scorsi anni a Pazienza di tale permanenza del controverso montanaro.

Ora, negli uffici dell’ente, ci si domanda che farà il pm e se ci sarà appello. Ma, soprattutto, rischia di aprirsi un processo per calunnia e falsa testimonianza, con la Procura che potrebbe valutare di procedere in tal senso nei confronti di Pazienza.

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