Sticchi Damiani: “L’interdittiva antimafia sia l’extrema ratio, la vera novità è la prevenzione collaborativa”

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La Prefettura di Foggia, oggi guidata da Paolo Giovanni Grieco, si prepara a fare appello dopo la sentenza con cui la II Sezione del TAR Puglia - Bari lo scorso 3 novembre ha annullato l’interdittiva antimafia, adottata dall’ex prefetto Maurizio Valiante, nei confronti della Gianni Rotice srl, nota impresa di Manfredonia operante nel settore degli appalti pubblici in Capitanata. Una reazione scontata, di cui non si dubitava. L’interdittiva si fondava, da un lato, sul coinvolgimento del socio di maggioranza Gianni Rotice, all’epoca candidato sindaco del Comune di Manfredonia, nel procedimento giudiziario “Giù le mani” dal quale sarebbe emerso un presunto accordo elettorale con un esponente della malavita locale, e dall’altro sulla parentela tra la compagna e il mafioso Francesco Scirpoli. Il TAR Bari, dando seguito alle due precedenti ordinanze cautelari favorevoli ottenute dall’impres, ha pienamente accolto le tesi difensive, ritenendo che il rapporto di parentela e gli atti del procedimento penale “Giù le mani” non fossero idonei a sostenere un pericolo di condizionamento mafioso e che anzi, proprio da questi ultimi, potesse escludersi il suddetto pericolo. Il giudice amministrativo ha, in sintesi, rilevato che: il pericolo di condizionamento dell’impresa ricorrente è argomentato unicamente sulla base di un episodio occorso in un arco temporale (non meglio precisato) relativo agli anni 2021-2023 nell’ambito di una campagna elettorale (prima) e di un’attività amministrativa (poi), senza alcun riscontro sull’attività della società ricorrente; non risulta alcun “interessamento” del soggetto controindicato sulle vicende societarie dell’impresa, per cui neppure da tale prospettiva è dato cogliere il rischio di contaminazione criminale della ricorrente; “non risulta in alcun modo che l’attività imprenditoriale tragga (o abbia tratto) vantaggio da (eventuali e comunque indefiniti) rapporti del suo socio di maggioranza con Michele Romito;  dal “vincolo parentale” (soltanto indiretto) non si è pervenuti a fornire alcun addentellato utile a rivelare, in primis, un reale rapporto, quindi, in secundis, un effettivo riverbero di tale (presunta ma indimostrata) “relazione patologica” sull’attività economica societaria. Il TAR, quindi, prendendo atto che “a fronte dell’unico episodio (peraltro controverso e non ancora accertato neppure nel distinto processo penale) contestato … nella sua veste di amministratore locale (o di candidato) si è giunti – con un automatismo non previsto dalla legge – a sostenere che l’impresa s.r.l. potesse, per ciò solo, subire condizionamenti mafiosi nei propri indirizzi e nelle scelte organizzative”, ha enunciato il principio per il quale “qualora si giungesse a configurare l’infiltrazione mafiosa sulla base di elementi fattuali così deboli e neppure testati si otterrebbe una compressione della libertà costituzionale dell’iniziativa economica, allargando eccessivamente le maglie della normativa ed estendendo oltre le ipotesi perseguite dal legislatore l’effetto interdittivo di prevenzione antimafia”. Una sentenza che è stata ovviamente accolta con grande soddisfazione, oltre che da Rotice, dai suoi legali Saverio Sticchi Damiani e Gianluca Ursitti. Il primo, leccese, è docente ordinario di Diritto amministrativo e come legale di è occupato di un elevato numero di interdittive antimafia, oltre che di appalti pubblici, urbanistica ed edilizia, energia, ambiente, pubblico impiego, enti locali, diritto sanitario, diritto della concorrenza, diritto dell’Unione europea e diritto sportivo. L’Attacco lo ha intervistato.

Si aspettava questa decisione?

Non era assolutamente scontata. Nel panorama esistente in Italia in materia di interdittive antimafia rappresenta sicuramente una sentenza molto interessante. Il giudice amministrativo ha effettuato un esame puntualissimo dei due presupposti indicati nella Prefettura di Foggia alla base dei possibili indizi di permeabilità dell'impresa, smontandoli entrambi e recependo tutte le nostre argomentazioni difensive. Si è provato a spostare l'attenzione su vicende di natura politico-elettoralistica che nulla avevano che fare con l'impresa, questo al fine di giustificare l'adozione dell'interdittiva. Ma di elementi, o anche solo anche solo indizi, di una contaminazione dell'impresa non c'è alcuna traccia nell'interdittiva. La Prefettura di Foggia non ha trovato un solo elemento di permeabilità che riguardasse la Gianni Rotice srl. Quando si parla di interdittive antimafia i fatti devono necessariamente riguardare l'impresa, altrimenti l'istituto viene del tutto snaturato e si verifica una distorsione totale dello stesso.

L’evoluzione del processo penale nato dall’inchiesta “Giù le mani”, che vede Rotice imputato con altri, può avere un riflesso su questo contenzioso amministrativo relativo al provvedimento prefettizio?

I procedimenti penali che hanno solitamente rilevanza rispetto ad una interdittiva riguardano fattispecie di reato concernenti la vita aziendale. In questo caso, invece, qualunque sia l’esito del procedimento penale non c'è un collegamento che mostri il condizionamento della vita dell'impresa. La Gianni Rotice srl non ha affidato un subappalto a soggetti controindicati, non ha effettuato assunzioni sotto pressione o collusione, etc. La vicenda elettorale è tutt'altra cosa. Ecco perché, ribadisco, quello che mancava in questa interdittiva è qualsiasi elemento riguardasse l'impresa, la quale non ha registrato alcun elemento di criticità.

Questo rispetto al primo elemento del presunto accordo con Michele Romito. E rispetto al secondo elemento della parentela tra la compagna di Rotice,, Libera Scirpoli, e suo fratello Francesco Scirpoli, uomo del clan ex Romito?

I due, Rotice e Francesco Scirpoli, non si sono mai conosciuti. La relazione tra Rotice e la propria compagna iniziò quando il fratello si trovava già in carcere. Entrambi i fatti alla base dell'interdittiva antimafia non arrivano neanche lontanamente a interessare l’impresa e le interdittive antimafia riguardano sempre imprese.

Pensa che il Consiglio di Stato avrà lo stesso orientamento del TAR Puglia?

Sono abituato a commentare le decisioni. Se ci sarà appello noi ci difenderemo. Posso oggi commentare solo la sentenza di primo grado, che mette in evidenza in maniera l'assenza di fatti riconducibili alla vita aziendale. Mi sono occupato di centinaia di interdittive antimafia in tutta Italia e in ogni caso c'era comunque qualche contestazione riguardante l'impresa. In questo caso no.

Come si spiega un simile provvedimento allora?

Bisognerebbe chiederlo al prefetto. Quello che posso limitarmi a dire è che se si comincia a usare l’interdittiva senza che vi sia alcun nesso rispetto alle vicende dell'impresa, anche solo a livello di semplici indizi, si va oltre la le finalità e la natura di questo istituto, che è volto a prevenire le forme di permeabilità riguardanti l'impresa.

In Capitanata ci sono state centinaia di interdittive negli ultimi anni. Pensa che il ricorso a tale istituto continuerà a crescere o diminuirà?

Credo che di tale strumento si faccia un largo uso, ma non dovrebbe essere lo strumento sanzionatorio principale. Non ha nemmeno le garanzie adeguate. Rappresenta la peggiore sanzione che un imprenditore possa subire, per le pesantissime conseguenze che comporta. Molte imprese non ne sono uscite vive. Ecco perché il legislatore ha fornito un altro strumento più attenuato, che è quello della prevenzione collaborativa, che per me è lo strumento più idoneo per le Prefetture che abbiano dei dubbi rispetto ad alcune imprese. Penso che l'interdittiva debba invece diventare l'extrema ratio.

E l’introduzione di una sorta di contradditorio come ha cambiato le cose?

L’introduzione del contraddittorio ha cambiato poco la situazione. La vera novità legislativa è proprio la prevenzione collaborativa, tramite la quale l'impresa viene controllata senza essere interdetta. Se poi emergono da questa attività di controllo delle criticità serie allora può essere adottata l'interdittiva. Invece adottare subito l’interdittiva secondo me dovrebbe rappresentare l'ipotesi residuale, da utilizzare da parte delle Prefetture nel caso di imprese che siano controllate dalla criminalità in maniera indiscutibile e quotidiana.

Appaiono pochissimi, finora, i casi di uso della prevenzione collaborativa da parte della Prefettura di Foggia.

Altre Prefetture italiane hanno iniziato a usare ampiamente la prevenzione collaborativa. Secondo me la forma di equilibrio è proprio questa che ho detto.

Cosa pensa del dibattito nazionale sulla opportunità di riformare la legislazione antimafia rispetto agli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose?

Indubbiamente quando il ricorso post scioglimento di un consiglio comunale per mafia viene accolto dal giudice amministrativo ormai è tardi, nel senso che il danno è ormai irreversibile per quel Comune. Sono favorevole ad una riforma. Si travolgono consessi eletti dal popolo, azzerando la volontà popolare, quindi prima di arrivare a questo azzeramento bisogna essere pienamente certi. Sono sempre dell'idea che sia preferibile trovare strumenti più graduali, anche rispetto al rischio di infiltrazione nei consigli comunali prima di adottare la misura dello scioglimento.

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