L’ennesima tragedia della strada riaccende il dibattito politico tra eletti e sul modello Bologna dei 30 km/h

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Foggia si è svegliata ieri con l’ennesima tragedia stradale, l’incidente in pieno centro – all'incrocio tra viale Di Vittorio, corso del Mezzogiorno, viale Ofanto e viale Fortore - costato la vita ad una donna. Si tratta della 77enne Generosa Guerrieri, che guidava la Panda che si è scontrata con un furgone. L’anziana signora è morta sul colpo, dopo esser stata scaraventata all'esterno del veicolo, mentre è ferita la nipote che si trovava in auto con lei. E’ avvenuto a pochi giorni dalla fiaccolata per la sicurezza stradale organizzata per domani pomeriggio dopo il decesso del 25enne Simone Raucea, pedone travolto in via Scillitani. Dieci le vittime della strada nell’ultimo anno nel capoluogo daunio, numeri che riaccendono il dibattito politico. E’ di nuovo confronto acceso tra consiglieri comunali dopo che il TAR dell'Emilia-Romagna ha accolto il ricorso presentato da due tassisti bloccando Bologna Città 30, il provvedimento del Comune che due anni fa estese a tutta la città (ad eccezione delle strade ad alto scorrimento) il limite di velocità di 30 chilometri orari. Un’ordinanza illegittima a detta del giudice amministrativo di primo grado, perché i divieti vanno dettagliati strada per strada. Il Comune, però, intende andare avanti con Bologna Città 30, perché come detto dal sindaco Matteo Lepore “serve a salvare vite”. 

“La sentenza”, ha dichiarato Lepore, “pone questioni burocratiche sugli atti alle quali siamo pronti a rispondere, ma conferma una cosa importante: la funzione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità. La Città 30 quindi andrà avanti. Le vittime della strada e i loro familiari ce lo chiedono e noi siamo con loro, con l'obiettivo che abbiamo sempre avuto e rivendicato: salvare vite sulla strada, ridurre e prevenire gli incidenti e in questi due anni abbiamo dimostrato che è possibile”.

Il provvedimento, dopo sei mesi di sperimentazione, entrò in vigore a gennaio 2024. Nel primo anno Bologna è stata l'unica Città metropolitana italiana senza pedoni morti in strada, in calo del 50%. In calo anche tutti gli altri indicatori, come il numero complessivo degli incidenti e quello dei feriti. L'idea alla base della Città 30 è ribaltare il principio del codice della strada che prevede che nei centri urbani il limite è di 50, ad eccezione delle strade dove si prevede espressamente il divieto di 30. A Bologna da due anni il limite è ovunque di 30, ad eccezione di alcune strade (tipo i viali di circonvallazione) dove rimane a 50. È proprio su questo che si è fondato il ricorso di due tassisti che hanno accusato la Città 30 di aver fatto diminuire le loro corse e guadagni. Il TAR ha accolto l'interpretazione del Ministero dei trasporti, secondo il quale non si può applicare un divieto generalizzato, ma bisogna dettagliarlo strada per strada, sulla base di parametri oggettivi: un alto passaggio pedonale, la vicinanza alle scuole, marciapiedi non adeguati.

“Ad inizio consiliatura in aula spiegai il mio voto contrario a Foggia Città 30 elencando tutte le incongruenze normative e codicistiche del caso”, è stato il commento del consigliere comunale M5S foggiano Francesco Strippoli. “Spiegai che il nuovo codice della strada rende impossibile procedere verso la misura in questione e che gli autovelox li può installare solo il prefetto per una serie di specifiche ragioni e che comunque non possono essere tarati per limiti inferiori ai 50kmh. Senza considerare che non sarà certo un cartello con scritto 30 a determinare che qualche scemo ignorante, magari ubriaco, pirata della strada, non si metta a correre in città. Eppure c'è chi un giorno sì e l'altro pure rilascia comunicati stampa per buttarla in caciara e populismo”, è stato il riferimento al collega di minoranza Nunzio Angiola.

“Oggi il TAR dà la sentenza finale. La mannaia anti chiacchieroni. Che sia un monito. Si torni a parlare seriamente di cosa davvero si può fare e cosa davvero serve. Servono controllo del territorio, posti di blocco, dissuasori (possibilmente berlinesi) e semafori T-red (presto i primi modelli in via Lucera - via Candelaro e in via Ofanto - corso Roma)”.

Ma Angiola è netto nel replicare al contiano. “La decisione del TAR su Città 30 a Bologna non archivia affatto il tema della sicurezza stradale. Al contrario, richiama tutti – amministratori e cittadini – a distinguere tra questioni procedurali e il merito di una scelta che resta giusta, necessaria e fondata sui dati”, dice a l’Attacco l’ex candidato sindaco e docente Unifg. “Le zone 30, soprattutto se applicate in modo selettivo e intelligente nelle aree più delicate della città, non sono un’ideologia ma uno strumento di prevenzione riconosciuto in tutta Europa. Servono a rallentare dove c’è più rischio, a proteggere pedoni, ciclisti, bambini, anziani. Servono, soprattutto, a salvare vite. Lo diciamo oggi con particolare amarezza, nel giorno in cui all’alba Foggia piange il secondo morto dell’anno sulle sue strade, dopo la tragedia che ha portato via il giovane Simone Raucea. Due vite spezzate in poche settimane. E ogni volta continuiamo a chiamarle “fatalità”, quando invece sappiamo che dietro ci sono velocità eccessiva, mancanza di controlli, infrastrutture inadeguate, scelte politiche rinviate. I dati di Bologna parlano chiaro: meno incidenti, meno feriti, meno morti, meno inquinamento. Questo è il punto politico vero. Non difendere un’etichetta, ma difendere un obiettivo: ridurre e prevenire gli incidenti, tutelare la vita, rendere le città più sicure e più civili. A Foggia non serve copiare modelli in modo ideologico, ma serve avere il coraggio di partire almeno dalla zonizzazione delle zone 30 nei quartieri residenziali, vicino alle scuole, negli assi più pericolosi. Accompagnando i limiti con controlli seri, educazione stradale, illuminazione, manutenzione. Perché una cosa è certa: continuare così non è più accettabile”, conclude Angiola. “Una città moderna non si misura dalla velocità delle auto, ma dalla capacità di proteggere i suoi cittadini. E oggi, davanti all’ennesima vittima, questa non è una battaglia politica. È una battaglia di civiltà”.

Dello stesso avviso è l’ex coportavoce provinciale di Europa Verde ed avvocato Fabrizio Cangelli: “Stamattina l'ennesimo incidente mortale sulle strade comunali. Il limite orario di 30kmh non è più rinviabile. Si faccia presto e bene in modo da non incorrere nelle medesime obiezioni di carattere amministrativo che ha sollevato il TAR Emilia Romagna per Bologna. Le parole del sindaco Lepore a margine della sentenza devono essere un incoraggiamento per gli amministratori locali. Non si perda altro tempo”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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