Oltre 4,5 milioni di euro per la protezione costiera del porto turistico di Rodi Garganico: questo il costo dell’intervento a finanziamento regionale che prevede la realizzazione di sistemi di protezione a mare lungo circa 800 metri di costa, con l’obiettivo di contrastare l’erosione e riequilibrare le dinamiche sedimentarie dell’area portuale. Accanto alla soddisfazione istituzionale, il progetto riapre però interrogativi sulle reali ricadute dell’opera e sulla necessità di una pianificazione più ampia del sistema costiero garganico, dove il fenomeno erosivo continua a intensificarsi nonostante gli interventi - costosi con risultati limitati nel tempo - che si sono susseguiti negli anni. A delineare il quadro generale è la geologa Giovanna Amedei, che, sentita da l’Attacco, richiama l’attenzione su una condizione ormai strutturale: “Tutta la Puglia, con i suoi circa 900 chilometri di costa, è interessata da processi erosivi significativi e il Gargano, per la sua particolare geomorfologia, rappresenta una delle aree più esposte. Le coste sabbiose mostrano arretramenti medi della linea di riva compresi tra mezzo metro e un metro, mentre lungo le falesie calcaree si registrano percentuali molto elevate di pericolosità da crollo”. Secondo Amedei, il fenomeno è legato sia a cause naturali, come l’innalzamento del livello del mare e l’intensificazione delle mareggiate provenienti da nord e nord-est, sia a fattori antropici, tra cui urbanizzazione costiera, riduzione dell’apporto sedimentario dei corsi d’acqua e realizzazione di infrastrutture rigide che alterano l’equilibrio delle correnti marine.
“Porti, moli e opere di difesa non sono necessariamente la causa dell’erosione, ma rappresentano elementi che si inseriscono in un sistema geomorfologico naturale e che, almeno in una prima fase, possono generare squilibri tra erosione e sedimentazione fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio. Il problema è che spesso si agisce in emergenza e non con una programmazione di lungo periodo”.
L’esperta insiste sulla necessità di operazioni integrate e multidisciplinari: “Non bastano soluzioni tampone o interventi localizzati: servono pianificazione complessiva delle coste, monitoraggi continui e strategie preventive. Se si interviene su un singolo tratto senza affrontare le cause dell’erosione, il problema semplicemente si sposta più avanti”.
Osservazioni che si intrecciano con le perplessità del consigliere Michele Azzellino, che parla di “un’opera pubblica a difesa di un’altra opera pubblica”, sottolineando come l’operazione sia rilevante ma richieda verifiche approfondite: “Il punto non è solo la protezione del porto, ma capire cosa succederà nei tratti immediatamente successivi, verso San Menaio e lungo l’intera litoranea, dove restano interrogativi sugli effetti nel medio e lungo periodo”.
Azzellino ricorda inoltre come negli ultimi anni siano stati effettuati diverse operazioni di ripascimento costiero con investimenti milionari, i cui risultati si sono rivelati temporanei. “Solo l’ultimo ripascimento è costato circa cinque milioni di euro e dopo pochi mesi gran parte della sabbia è stata nuovamente erosa. Questo dimostra che il problema non può essere affrontato con azioni episodiche: serve uno studio complessivo delle dinamiche costiere e una valutazione più ampia degli effetti delle infrastrutture esistenti, a partire dalla configurazione del porto e del suo braccio di sopraflutto”.
Le analisi tecniche indicano che gli interventi previsti puntano al riequilibrio morfodinamico del tratto costiero attraverso sistemi di pennelli e barriere sommerse progettati per favorire la stabilizzazione dei sedimenti e ridurre l’erosione. Gli stessi studi evidenziano tuttavia la necessità di monitoraggi successivi e di ulteriori approfondimenti idraulici e sedimentologici per valutarne l’efficacia delle opere nel tempo e il loro impatto sugli altri tratti di litorale.
Abbiamo provato a contattare il vicesindaco Arturo Fabiani per un commento sulle criticità sollevate, senza ricevere risposta al momento della pubblicazione.
Il finanziamento rappresenta di sicuro un’opportunità importante per la difesa del litorale, ma la questione non riguarda solo Rodi Garganico. L’erosione costiera, aggravata dai cambiamenti climatici e dall’aumento degli eventi meteo-marini estremi, impone scelte infrastrutturali sempre più complesse, che richiedono coordinamento e una visione strategica di lungo periodo. Solo con una strategia continuativa sarà possibile evitare che interventi assai rilevanti dal punto di vista economico producano benefici limitati nel tempo, ammesso che ve ne siano.
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