Tra gli interventi più articolati dell’incontro del 14 marzo a Vieste dedicato al referendum sulla giustizia c’è stato quello del procuratore della Repubblica di Foggia, Enrico Infante, che ha spiegato nel dettaglio le ragioni della sua contrarietà alla riforma. Entrando nel merito, il procuratore ha contestato uno degli argomenti più utilizzati nel dibattito pubblico: la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri. “In realtà questa separazione esiste già di fatto - ha spiegato - perché i passaggi tra le due funzioni sono ormai rarissimi. Dal 2006 chi vuole cambiare ruolo deve anche cambiare regione e questo rende il fenomeno praticamente inesistente”. Per Infante il cuore del nuovo assetto non sarebbe dunque la separazione delle carriere ma la modifica del sistema di governo della magistratura: “Il punto vero - ha osservato - riguarda chi decide la carriera dei magistrati. Con i nuovi meccanismi aumenta il peso della politica e questo può avere conseguenze molto serie”.
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Referendum giustizia, il procuratore Infante boccia la riforma: “Si rischia influenza politica sui magistrati”
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