Si sbagliava chi pensava che, finita la stagione di Maurizio Valiante alla Prefettura di Foggia, col più moderato e serafico successore Paolo Giovanni Grieco si sarebbe respirata un’aria diversa. L’interdittiva antimafia adottata nuovamente nei confronti dell’imprenditore sipontino Gianni Rotice (che dopo la fine anticipata dell’esperienza da sindaco di Manfredonia, nel 2023, è presidente del Manfredonia Calcio ed è attivo politicamente nella Noi Moderati dell’ex ministro Maurizio Lupi) è pesantissima, vista la maniera netta in cui a novembre scorso il precedente provvedimento di Valiante fu annullato dal TAR Puglia. Un incubo che è tornato, per Rotice, mentre presso il Tribunale di Foggia va avanti il processo penale sui fatti dell’inchiesta “Giù le mani”, in cui è imputato insieme a Michele Romito, fratello dell’ex boss Mario Luciano, ucciso il 9 agosto 2017 nella strage di San Marco in Lamis.
Se fu clamorosa l’interdittiva antimafia adottata nel 2024 dall’allora prefetto di Foggia Maurizio Valiante nei confronti dell’impresa edile di Manfredonia Gianni Rotice srl dell’ex sindaco e presidente di Confindustria, non meno clamoroso appare il nuovo, analogo provvedimento assunto il 16 gennaio scorso dall’attuale vertice dell’Ufficio territoriale del Governo, Paolo Giovanni Grieco. La notizia finora non era trapelata in alcun modo, complice il riserbo totale tenuto dalla Prefettura. E’ così ricominciato il contenzioso giudiziario davanti al giudice amministrativo, sola via possibile rispetto alla amplissima discrezionalità e al carattere preventivo (rispetto ai rischi di infiltrazioni e condizionamenti mafiosi) che caratterizza le interdittive prefettizie.
Il TAR Puglia il 13 marzo ha pubblicato l’ordinanza sul ricorso proposto da Rotice, difeso dagli avvocati Saverio Sticchi Damiani e Gianluca Ursitti per l’annullamento, previa sospensione dell'efficacia, della nuova interdittiva e di tutti gli atti collegati. L’avvio del procedimento fu comunicato dalla Prefettura il 27 maggio 2025 sulla base di numerosi atti di polizia: note del Comando provinciale dei Carabinieri di Foggia di maggio 2024 e dicembre 2025, note del Comando provinciale della Guardia di finanza trasmesse tra l’agosto 2024 e l’ottobre 2025, note della DIA sezione di Foggia del periodo compreso tra novembre 2024 e maggio 2025, note della Questura di Foggia da novembre 2024 a gennaio 2026, nonché di tutti i verbali delle riunioni del Gruppo Interforze.
Ovviamente la difesa ha chiesto la sospensione dell'esecuzione dell’interdittiva e quanto dice il TAR nell’accogliere tale domanda appare significativo: “Considerato che – ad una delibazione sommaria propria della presente fase e salvi i dovuti approfondimenti da svolgere nella elettiva sede di merito – i fatti posti a sostegno del provvedimento gravato paiono essere i medesimi già vagliati con la recente sentenza di questa Sezione n. 1255/2025 del 3 novembre 2025”, “considerato in particolare che, con la predetta pronuncia, il Collegio ha già avuto modo di esprimersi nel senso dell’inidoneità e dell’insufficienza del quadro fattuale emergente dall’istruttoria ai fini della sussistenza di un pericolo di condizionamento mafioso”, “considerato, altresì, che risultano favorevolmente apprezzabili i caratteri della gravità e della irreparabilità del pregiudizio lamentato dalla ricorrente, anche in termini di attualità e concretezza”, “ritenuto che, nel bilanciamento dei contrapposti interessi coinvolti, debba accordarsi prevalenza all’interesse di natura imprenditoriale della ricorrente”, il TAR ha sospeso gli effetti dell’interdittiva antimafia e fissato, per la trattazione di merito del ricorso, l'udienza pubblica del 17 novembre prossimo, compensando le spese. Poche frasi dalle quali pare di intuire che a sostegno della nuova interdittiva contro Rotice ci siano essenzialmente le stesse motivazioni del primo provvedimento prefettizio.
Per reggere di fronte al giudice amministrativo, quando sarà discusso il merito della questione, però, l’atto adottato da Grieco dovrà necessariamente dimostrare di avere, alla propria base, fatti ulteriori e nuovi rispetto alla prima interdittiva del 2024, pena l’annullamento come peraltro già avvenne a novembre 2025. Allora fu infatti dichiarata illegittima dal TAR Puglia l’interdittiva di Valiante, ultimo atto del prefetto prima di lasciare il capoluogo daunio.
In precedenza il TAR ne aveva sospeso l’efficacia, decisione confermata in appello; mentre ad aprile c’era stata la decisione di ammettere l’impresa al controllo giudiziario da parte del Tribunale delle imprese di Bari, in funzione di giudice della prevenzione, con la nomina dell’avvocata barese Silvia Maggio quale amministratrice giudiziaria chiamata ad occuparsi per due anni del recupero e della bonifica della Gianni Rotice srl.
Ma l’attesa maggiore era per la decisione di merito. L’interdittiva di Valiante si fondava su due elementi portanti: da un lato la parentela tra la compagna di Rotice, Libera Scirpoli, e suo fratello Francesco, nome di punta del clan ex Romito; dall’altro gli atti dell’indagine penale, coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia e denominata “Giù le mani”, dall’esame dei quali per l’accusa sarebbe emerso tra l’ingegnere (detentore dell’80% delle quote della omonima società) e l’imprenditore Michele Romito, gestore di fatto dell’ex ristorante Guarda che luna (già sorvegliato speciale ed elemento di spicco della gens mafiosa Romito) un rapporto che integrerebbe “la contiguità compiacente nel momento in cui l’imprenditore interferisce, in qualità di sindaco, in vicende amministrative che coinvolgono gli interessi imprenditoriali della famiglia Romito, con evidente strumentalizzazione del munus pubblico al servizio di quest’ultima” (come si legge nel provvedimento prefettizio). La misura interdittiva si basava dunque sul coinvolgimento del socio di maggioranza della stessa società in tale operazione di polizia, il cui processo in corso di svolgimento presso il Tribunale di Foggia vede oggi Rotice e Romito tra gli imputati. Per la Prefettura ci sarebbero stati vari indici fattuali di contiguità: i rapporti intercorrenti tra Rotice e Romito, quest’ultimo quale esponente dell’omonimo clan; la vicinanza familiare tra Rotice e il fratello della sua compagna, Francesco Scirpoli, anche quest’ultimo esponente del clan ex Romito.
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