Non finiscono mai i guai della sipontina Grazia Romito. Il TAR Puglia nei giorni scorsi ha respinto l’istanza cautelare presentata dai suoi legali Pasquale Rinaldi e Pietro Schiavone, nell’ambito del ricorso contro Viminale e Prefettura di Foggia per l'annullamento dell’interdittiva antimafia del 16 gennaio scorso e degli atti connessi. Un provvedimento, quello del prefetto Grieco, che cita le annotazioni mandate dalle forze di polizia (Carabinieri, Direzione Investigativa Antimafia - Sezione di Foggia, Guardia di Finanza di Foggia e Questura di Foggia) tra marzo 2024 e gennaio 2026.
La questione è stata discussa lo scorso 10 marzo, quando il giudice amministrativo di primo grado ha ritenuto che il ricorso non sia assistito da fumus di fondatezza dal momento che il provvedimento impugnato si basa su elementi che persuadono circa la sussistenza attuale di un pericolo di condizionamento mafioso dell’impresa” e che “più in dettaglio, ad un sommario esame tipico della presente fase incidentale cautelare, l’amministrazione resistente abbia legittimamente dato rilievo alle seguenti circostanze: la sussistenza di due interdittive antimafia adottate nei riguardi della signora nella qualità di amministratrice unica dell’omonima impresa di onoranze funebri; la gestione, da parte della signora Romito, dell’impresa Santa Lucia srls agenzia onoranze funebri, nonostante la perdurante validità ed efficacia dei due provvedimenti interdittivi; la preoccupazione che la signora manifesta ad omissis, identificato quale boss di uno dei più temibili clan della mafia garganica, strutturato con caratteristiche assimilabili al modello di cui all’articolo 416-bis del codice penale, di evitare che l’amministrazione comunale si avvedesse della sua presenza quale legale rappresentante dell’impresa ricorrente; il pagamento di due omissis di altrettanti personaggi appartenenti a organizzazioni di tipo mafioso”.
Secondo il TAR, “il quadro di riferimento delineato evidenzia la consapevole adesione della ricorrente alle dinamiche illecite che il legislatore antimafia intende arginare, indipendentemente dal rapporto di omissis con il omissis”. La decisione è stata nel senso del rigetto della domanda cautelare e di condanna della signora Romito alle spese. Un’ordinanza che non fa prevedere nulla di buono rispetto alla successiva trattazione di merito, attesa tra alcuni mesi. Come avviene oggi, fu proprio l’Attacco a svelare nel 2019 come l’agenzia di onoranze funebri di Grazia Romito – dominante a Manfredonia nel settore - fosse stata colpita da interdittiva antimafia del prefetto di Foggia. Da quel momento la sipontina, attiva da quattro decenni nel settore e sorella del boss Mario Luciano Romito (assassinato nel quadruplice omicidio del 9 agosto 2017) e di Michele Romito (ex ristorante Guarda che luna), non è più riuscita ad esercitare, in maniera indenne, l’attività come titolare di un’impresa di pompe funebri.
Inutile il tentativo di lavorare tramite un’altra impresa, l’agenzia Santa Lucia, costituita ad aprile 2022 e di cui è da febbraio 2024 titolare e socia unica, al posto di Luigi Rotolo, amico e parrucchiere foggiano, considerato dagli inquirenti e dall’UTG il suo prestanome negli anni precedenti. Dapprima, a gennaio 2025, fu il TAR Puglia a rigettare il ricorso della donna contro il diniego di autorizzazione; una decisione confermata anche in appello, a settembre 2025 (“Quando la stessa persona fisica, già sottoposta a verifica antimafia, tuttora “in corso di validità” (come attestato nel caso di specie dalla nota prefettizia dell’11 marzo 2024), riveste - nell’arco temporale di validità del provvedimento interdittivo antimafia già adottato - più ruoli rilevanti, i limiti e divieti che sono effetto dell’interdittiva operano nei confronti di tutte le imprese nelle quali la medesima persona fisica è coinvolta”).
L’operazione “Giù le mani” della Procura di Foggia – con vari arresti tra cui quelli di Michele Romito e dell’avvocato ed ex assessore comunale Angelo Salvemini – riguardò anche Grazia Romito: stando all’impianto accusatorio, a ottobre 2022, inducendo in errore la dirigente comunale del settore attività produttive, Tina Ciuffreda, sulla veridicità delle circostanze a lei riferite e rappresentate, Grazia Romito, Luigi Rotolo e Angelo Salvemini avrebbero formato un atto pubblico, costituito dall'autorizzazione allo svolgimento del servizio attività funebre rilasciata in favore della Santa Lucia srls agenzia onoranze funebri, ideologicamente falso nella parte in cui attestava che Rotolo era unico amministratore della società e in possesso dei previsti requisiti normativi” e “responsabile della conduzione dell’attività funebre”.
Romito e Rotolo, rispettivamente amministratrice di fatto e prestanome dell’impresa, richiesero al Comune il rilascio dell’autorizzazione, mentre l’assessore ai lavori pubblici Salvemini sollecitò la struttura amministrativa comunale, deputata all’istruttoria della pratica - nelle persone della funzionaria Michelina Stipulante e della dirigente Ciuffreda -, al rilascio della stessa autorizzazione, “in tal modo inducendo in errore la dirigente, nonché i funzionari addetti al controllo della banca dati nazionale antimafia, rispettivamente sulla effettiva conduzione dell'attività funebre e quindi sull'assenza di motivi ostativi al rilascio della autorizzazione allo svolgimento dell'attività, segnatamente quelli previsti dalla normativa antimafia , atteso che l'impresa era di fatto gestita da Grazia Romito, già titolare di impresa funebre e raggiunta da precedenti provvedimenti di interdittiva antimafia e, pertanto, all'epoca dei fatti, inabilitata alla svolgimento di attività di impresa funebre”. Tutti sono stati rinviati a giudizio e il processo è in corso di svolgimento presso il Tribunale di Foggia.
Lo scorso autunno la donna salì agli onori delle cronache anche per un’altra vicenda, quella riguardante l’assunzione in Sanitaservice, società in house dell’ASL Foggia, tramite agenzia interinale, come soccorritrice per tre mesi. Romito, che stava svolgendo i propri turni di lavoro, inquadrata nel personale del 118 di Mattinata, poi rinunciò per le polemiche scatenatesi.
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