Il “grido” degli scienziati è quello di chi avverte che si sta correndo un pericolo molto serio, per l’umanità. Le loro ricerche e le loro pubblicazioni sui cambiamenti climatici, trovano i riscontri oggettivi ma c’è chi non vuol vedere, come diversi decisori politici anche di casa nostra – come le tempeste cicloniche, la siccità, la salizzazione delle lagune, l’apparizione di specie ittiche aliene (granchio blu, alga verde aliena-Caulerpa cylindrace, pesce pappagallo-Sparisoma cretense, il barracuda mediterraneo-Sphyraena viridensis, la donzella pavonina-Thalassoma pavo) nel Mar Mediterraneo e sulla terra ferma (formiche rosse, cimice asiatica, cinipide del castagno, Xylella, calabroni e zanzare). Il Mare Nostrum, il Mar Mediterraneo è caldo come non lo è mai stato, con una media di circa 1,5°C ma con punte registrate localmente, anche di 5 °C. “Il Mediterraneo è diventato un mare caldo, insieme agli oceani, però – ha detto a l’Attacco il professor Donato Giovannelli, un nome importante, a livello nazionale, nel campo della microbiologia -. Il Mediterraneo, come l’Atlantico, sono i “motori” del nostro clima e che siano sempre più caldi dà tante implicazioni negative, non solo per l’arrivo di specie aliene nei nostri mari. Ho letto report marini che danno temperature di 20°C anche oltre i 40 metri di profondità, cosa impensabile prima. L’Adriatico sarà quello che risentirà di più di quest’effetto, della grande quantità d’energia che accumula. Siamo quasi al punto di non ritorno e la politica pensa ad altro: l’Italia è uno dei pochi paesi europei a non essersi dotato di un Piano d’emergenza climatica. Da noi, quindi, farà sempre più caldo e le tempeste saranno sempre meno catalogabili come i ‘vecchi’ temporali estivi, scaricando grandine e pioggia in modo più violento. Le nostre lagune soffrono, il fiume Po è sotto di otto metri rispetto alla media, l’agricoltura soffre, le Alpi sono verdi perché senza neve e ghiaccio. Attualmente stiamo conducendo studi approfonditi nella calotta artica, che consente valutazioni globali, perché l’Artico controlla anche il clima dell’Europa e quindi del Mediterraneo dal punto di vista degli effetti climatici”.
Le temperature ben al di sopra della norma che continuano a interessare l’Italia mantengono anche il Mar Mediterraneo e, quindi, l’Adriatico su valori termici eccezionalmente elevati. Un mare così caldo rappresenta una consistente riserva di calore e di vapore acqueo che, in presenza di condizioni atmosferiche favorevoli, può contribuire ad alimentare fenomeni meteo intensi.
“Lo scenario potrebbe cambiare con l’arrivo delle prime irruzioni di aria più fresca e instabile dai quadranti settentrionali. Il contrasto tra masse d’aria differenti e la grande quantità di energia accumulata dal mare potrebbe favorire lo sviluppo di sistemi temporaleschi organizzati e precipitazioni particolarmente intense, riproponendo dinamiche già osservate in Puglia tra la fine di agosto e l’inizio dell’autunno. In un clima che cambia, l’adattamento diventa quindi una necessità – ha detto a l’Attacco Arturo Cannito, Meteorologo Met Evolution -. Rafforzare la resilienza del territorio significa investire nella manutenzione e nella pianificazione delle infrastrutture, nella gestione delle acque, nella riduzione del consumo di suolo e in una pianificazione territoriale capace di considerare scenari climatici sempre più estremi e variabili. Resta fondamentale seguire costantemente le previsioni meteorologiche e, soprattutto, le comunicazioni e gli avvisi ufficiali delle autorità competenti”.
I mari caldi, come l’Adriatico, quasi una laguna, stanno consentendo l’ingresso di specie aliene tipo il barracuda che, da almeno dieci anni è pescato alle Isole Tremiti e consumato in cucina. Dai mari caraibici alle Tremiti, in generale, i barracuda apprezzano acque temperate e tropicali, con una predilezione per ambienti dov’è presente una combinazione di protezione, cibo abbondante e buona visibilità.
“Il Mediterraneo si sta riscaldando velocemente e ciò porta all’antropizzazione, che vuol dire anche un cambio della biodiversità marina, come quella l’Adriatico, che va in sofferenza e lascia il posto ad altre specie più tenaci che sopportano gli sbalzi di temperatura e, quindi, hanno la meglio su quella che noi definiamo biodiversità autoctona. Simbolo di questi cambiamenti è la specie opportunista e vorace del granchio blu, diventato una specie simbolo ma non è l’unica. – ha detto a l’Attacco, Lucrezia Cilenti, Biologa marina, ricercatrice presso il CNR ISPA di Foggia, divulgatrice scientifica, impegnata nel trasmettere l’importanza della conservazione marina, studia le specie aliene e gli ecosistemi costieri e lagunari -. Abbiamo altre specie che sono da attenzionare che ritroviamo nelle nostre lagune, nei nostri mari, come quella che banalmente viene definita “noce di mare”, Mnemiopsis leidyi, uno ctenoforo appartenente alla famiglia Bolinopsidae. Si tratta di un piccolo organismo simile a una medusa ma è molto vorace perché incide sugli organismi dello zooplancton, che racchiude anche molte larve di pesci. Tant’è vero che qualche anno fa – ha continuato la studiosa a l’Attacco - questa specie, presente nel Mar Nero, portò al collasso popolazioni di alici mettendo in ginocchio l’economia di quell’area. Perché ci accorgiamo della presenza di queste specie solo quando portano danni alla nostra economia”.
Così la dottoressa Cilenti nel merito: “Ma la successione delle popolazioni che stanno colonizzando il Mediterraneo e il Mar Adriatico in primis, è più facile da osservare perché, diciamo, trattasi di un bacino più chiuso, più piccolo, come se fosse una grande laguna. Ci sono, ormai, tante specie aliene, tra cui molte meduse, ma possiamo andare oltre, trovare i gasteropodi (sono una classe di molluschi caratterizzati da un corpo asimmetrico e da un robusto “piede” muscoloso usato per strisciare sul fondo, ndr) – ha precisato Lucrezia Cilenti -. Veramente abbiamo una biodiversità molto complessa che in questo momento non riusciamo a fermare, anche perché la natura deve fare il suo corso e bisogna, in qualche modo, assecondarla e a volte contenerla. Ma non possiamo di certo stravolgerla, anche perché contro il cambiamento climatico, attualmente, possiamo fare ben poco”.
Tropicalizzazione del mare, arrivo di specie aliene attraverso gli stretti di Gibilterra e di Suez, ma anche dalle acque di zavorra delle grandi navi da trasporto, per quello che è il commercio globalizzato. Leitmotiv ripreso da Gianfranco Pazienza, ricercatore ed esperto ambientale: “L’uomo ne prende consapevolezza solo quando va in stress l’economia, quando non si può tamponare nemmeno l’emergenza. Certo che siamo quasi ad un punto di non ritorno per quello che sono i cambiamenti climatici. L’anno scorso si studiava un progetto dell’Università sugli impianti di acquacoltura e, ovviamente, le temperature del mare nella fascia del nord Gargano verso le Tremiti, avevano superato i 30°C, quando, normalmente, si mantenevano intorno ai 27/28°C, partendo da giugno, per protrarsi per poche settimane e non per oltre settembre. La questione – ha sottolineato il ricercatore – è proprio l’acqua: non solo quella di mare, ma anche l’acqua dolce, quella delle falde costiere che permette di mettere al riparo il retroterra e l’agricoltura. L’altro problema è quello della fusione dei ghiacciai e quindi dell’aumenta delle acque del mare e, quindi, dei tratti lagunari”.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).