Giuseppe Nobiletti non ci sta, e imbroncia il muso dinnanzi alla domanda posta da l’Attacco circa i dati che già lo avevano disturbato:
“Abbiamo diversificato rispetto alla Vieste en Rose, che apre la stagione, è una manifestazione che punta alla valorizzazione del vino bianco e che già nell’anno scorso ha dato degli ottimi risultati in un periodo dell’anno più complicato e che va nel solco della destagionalizzazione, sperando che abbia lo stesso successo dell’anno scorso. Prima di parlare di calo di turisti, aspetterei, guardando prima i dati definitivi per poi compararli con quelli dell’anno scorso. Ho già visto che con l’aggiunta dei dati di luglio il calo si è ridotto dal 7 al 4 %. I dati che sono in nostro possesso ci dicono che per agosto siamo andati meglio, rispetto all’anno scorso. Credo quindi che forse si arriverà ad un pareggio. Bisogna vedere settembre se dal punto di vista meteorologico regge o meno, poi come ho detto centinaia e migliaia di volte, il problema del Gargano come quello del resto della provincia di Foggia è originato da un gap infrastrutturale. Date anche a noi un aeroporto internazionale e poi vediamo se Bari rimane prima”, ha dichiarato ai giornalisti.

Rabbia e angoscia per il totale stato di abbandono in cui è stata lasciata una famiglia dopo l’assalto esplosivo al bancomat BdM di corso Vittorio Emanuele, a Lesina, venerdì scorso. Sono questi i sentimenti che si fanno strada nel cuore della signora Maria Antonietta Restani, residente al civico 65A del corso centrale del paese lagunare. “Abbiamo ancora il portone danneggiato”, esordisce la donna a l’Attacco. “Quando abbiamo chiesto all’istituto di intervenire per riparare il danno e garantirci un minimo di protezione, la risposta è stata raggelante: ci è stato detto che “non era cosa loro””. La signora Restani racconta poi nel dettaglio quella notte di terrore, quando tre esplosioni hanno squarciato il silenzio nel cuore di Lesina: “Quella sera mio marito si era addormentato sul divano. Quando ha sentito delle voci, si è affacciato e ha visto i malviventi proprio sotto il balcone di casa nostra. È rientrato subito e, fortunatamente, aveva lasciato aperta la porta del balcone, altrimenti si sarebbero rotti anche i vetri. L’allarme aveva iniziato a suonare già dalle 3.05, quando hanno iniziato a manomettere il bancomat. Abbiamo chiamato subito il 112, intorno alle 3.15, dopo lo scoppio della prima bomba, perché avevamo sentito tutto. Mi hanno richiamato e ho spiegato loro che eravamo intrappolati in casa e che non potevamo scendere, anche perché ho una figlia disabile e con problemi di cuore. Poi hanno fatto esplodere la seconda bomba, dopo circa sette-otto minuti. In quel momento i carabinieri ancora non erano arrivati. È seguita la terza esplosione, quando ormai era troppo tardi per poter portare a termine il colpo al bancomat. I carabinieri sono arrivati da San Severo dopo che i malviventi si erano già dileguati, intorno alle 4. Quando sono arrivati, hanno pensato soltanto a mettere l’auto in mezzo alla strada per gestire il “traffico” e non si sono preoccupati di noi. Dopo altri venti minuti sono arrivati i vigili del fuoco. Nel frattempo, l’auto che era stata data alle fiamme si era spenta da sola. I vigili hanno messo in sicurezza quel tratto di strada e poi si sono occupati soltanto della banca. Noi non potevamo scendere. A un certo punto mio marito mi ha detto: “Dobbiamo scendere da qui, anche perché si soffoca”.

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