“Il settore vitivinicolo pugliese è a un bivio drammatico, stritolato da una crisi congiunturale che impone interventi immediati e non più rinviabili. Al centro della ricetta c'è innanzitutto l’aggiornamento dello schedario viticolo, necessario per individuare eventuali vigneti non regolari. Il nodo cruciale resta tuttavia quello del posizionamento di mercato della produzione pugliese, ancora troppo sbilanciata verso il prodotto generico e poco certificato. I numeri descrivono una forbice impietosa rispetto alle altre realtà produttive nazionali: mentre in diversi contesti italiani la quota di vigneti destinati a produzioni certificate DOP sfiora il 99%, la Puglia resta incagliata ad appena il 13%.
“Un divario strutturale che va colmato riorientando la programmazione delle risorse pubbliche. La strategia indicata prevede l'impiego sinergico dei bandi regionali e dei fondi OCM Vino per introdurre criteri di premialità economica, destinati esclusivamente alle aziende che scelgono di scommettere sul valore aggiunto della qualità e delle denominazioni d'origine.
"È necessario richiedere contributi Ue per l'estirpazione di vigneti, misura prevista nelle aree con gravi difficoltà di mercato. Bisogna, inoltre, prevedere aiuti allo stoccaggio privato e provvedere all'immediata revoca della deroga regionale, con la riduzione delle rese da 400 qli/ha a 300 qli/ha per vini generici. Nei nuovi bandi OCM devono essere previste maggiori premialità per stimolare la qualità, con maggiori punteggi alle produzione vitivinicole IGP/Dop. La valorizzazione e la tenuta economica delle nostre eccellenze passano inevitabilmente attraverso la tracciabilità e l'innalzamento degli standard qualitativi. La Regione ha il dovere politico e programmatico di fare la propria parte, accompagnando i produttori in un percorso di ristrutturazione ormai non più differibile".
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