Restare non significa arrendersi: dal Gargano parte la sfida per fermare lo spopolamento delle città

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Appuntamento importante, venerdì 25 settembre, a San Nicandro Garganico, per il festival “Gargano Vivo”, radici in cammino, con il convegno: “Restanza e resistenza: analisi e strategie per il contrasto allo spopolamento”. Nella sala consiliare di Palazzo Zaccagnino, dopo i saluti istituzionali del commissario straordinario del Parco Nazionale del Gargano, Raffaele Di Mauro, parlamentari e consiglieri regionali del territorio, interverranno prestigiosi relatori: Barbara Cafarelli, docente dell’università di Foggia; Nicola Di Bari, manager d’azienda; Giuseppe Palladino, presidente della BCC di San Giovanni Rotondo; Matteo Rinaldi, analista finanziario; Matteo Vocale, Sindaco di San Nicandro; Piero Paciello, direttore del l’Attacco. Una visione ma anche possibili soluzioni concrete per arrestare l’emorragia delle aree interne e lo spopolamento delle città di Capitanata. Argomenti che questa testata tratta da oltre quindici anni, oltre ad essere parte attiva con iniziative che fanno incontrare domanda e offerta, tra giovani, imprese e mondo della scuola. 
Le comunità di Capitanata invecchiano con tutto ciò che ne deriva, iniziando dai servizi e dall’assistenza sanitaria – che si cerca di dirottare verso sanguinose polizze assicurative e tentativi di privatizzazione -. Sindaci che vedono ridurre la popolazione, con un saldo tra nascite e decessi sempre negativo, ma che devono garantire servizi, manutenzione delle strade, delle scuole, stipendi dell’ente, sicurezza, pubblica illuminazione e politiche sociali. Restanza, parola riemersa in italiano da qualche anno in una nuova accezione che fa riferimento “all’atteggiamento di chi, nonostante le difficoltà e sulla spinta del desiderio, resta nella propria terra d’origine, con intenti propositivi e iniziative di rinnovamento”, un insieme di resistenza e resilienza di tenacia e flessibilità nell’affrontare le difficoltà. Utilizzata, per la prima volta, dall’antropologo calabrese Vito Teti nel suo libro Pietre di pane. Un’antropologia del restare. “La prima questione da affrontare e cambiare è quella culturale, la più difficile in assoluto – ha detto a l’Attacco, il Sindaco della cittadina garganica, Matteo Vocale -. Nelle nostre comunità, ormai, abbiamo la cultura radicata che porta ad esortare all’emigrazione – a prescindere – i nostri figli con la classica frase: “Qui non c’è niente. Andatevene via”. Manca quell’elemento civico, quel senso di appartenenza a far vivere il territorio, a farlo amare, a non disprezzarlo. Devo dire, però, che il post pandemia ha invertito la tendenza e ci sono molti ritorni, per via di chiare motivazioni, come la vita troppo cara nelle grandi-medie città del Nord e la negatività di sentirsi estranei”. 

Città metropolitane, vuol dire lavorare, certo, ma vuol dire affitti onerosi, fluidità sociale, uscire di casa-lavorare-tornare a casa, quasi nulli i momenti aggreganti. Ritonare o restare a casa, quando c’è il lavoro, in primis, non fa sentire numeri, dà una vita sociale superiore alla media, famiglia-parenti-amici, si è attivi. Tutto inizia con la ricerca spasmodica del lavoro: “Porto la mia esperienza personale: dopo gli studi, a 27 anni sono andato via da San Nicandro, per lavorare a Padova una città in cui non manca niente. Dello stipendio non mi restava quasi nulla a fine mese, vivevo in un’abitazione dignitosa, ero un numero, mi vedevo con qualcuno solo nel fine settimana, passavo troppo tempo nel traffico o nei mezzi pubblici. Ho resistito otto anni e appena ho potuto, grazie ad un’attività che m’ha permesso il trasferimento, sono rientrato senza rimpianti, anche perché ho amato e continuo ad amare le bellezze della mia terra. Certamente, un sindaco, un amministratore comunale deve consentire l’arrivo di investitori per creare attività produttive e posti di lavoro. I comuni non sono uffici di collocamento e nemmeno si può essere tutti impiegati nella pubblica amministrazione. C’è da favorire l’impresa e l’imprenditorialità – ha continuato il Sindaco Vocale -. Diceva in mio ex sindaco: “I giovani non vanno alla ricerca del lavoro ma del posto di lavoro”. Tutto ciò richiede tempo e, ribadisco, una nuova mentalità, una cultura che sia resiliente”.

Per fare ciò occorre garantire i servizi, la sicurezza, la trasparenza degli atti”. Ma anche lo Stato, deve assumersi le proprie responsabilità e non scaricarle sui cittadini. “Certamente - ha confermato il giovane ma esperto Sindaco -. Ed è per questo che occorre cambiare e iniziare una nuova narrazione dei territori, perché si tratta di processi lunghi. Dobbiamo andare avanti e non voltarci indietro. Sulla questione sicurezza, posso dire che, oggi, una ragazza è più tranquilla a San Nicandro che a Milano. Ma anche un imprenditore - le nostre sono praterie ancora tutte da esplorare- può contare sul sostengo e l’accompagnamento del sindaco, per quelle che sono le azioni amministrative che deve porre in essere. L’imprenditore deve sapere che può fidarsi. Un giovane che vuole aprire qualsiasi attività a San Nicandro, può farlo: basta che dia qualità e professionalità. Resta fermo il punto in cui, ultimamente, l’attuale governo ha trascurato la Capitanata, partendo dal presidio del governo su un territorio, che è la Prefettura. Dal 30 giugno si sapeva che il prefetto sarebbe andato via il 31 agosto. Siamo al 16 settembre e ancora non c’è il Prefetto di Foggia: è normale tutto ciò? Com’è normale, terra di mafia, avere un solo tribunale e una sola questura, come sta scrivendo l’Attacco da tempo? Questo è un governo che trascurato la Capitanata”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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