Foggia, ora serve la scossa: rossoneri ancora alla ricerca di gioco, gol ed identità. Ma la squadra cresce

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Il tempo delle attenuanti non è ancora finito, ma quello delle prime risposte è già arrivato. Il Foggia è una squadra in costruzione, e sarebbe sbagliato pretendere dopo poche giornate un prodotto già compiuto. Ma il pareggio con il Savoia ha confermato una serie di interrogativi che non possono essere ignorati. Soprattutto perché, oltre al risultato, è il modo di stare in campo a sollevare qualche legittimo dubbio. Due gol realizzati sono il dato più immediato: il Foggia ha il peggior attacco del girone al pari dell’Altamura. Ma dietro il numero c’è un problema più profondo. La squadra produce ancora troppo poco negli ultimi trenta metri, fatica a cambiare ritmo e raramente riesce a sorprendere l’avversario. Il possesso, quando c’è, non sempre si traduce in pericolosità. E quando la partita si chiude, mancano quelle giocate individuali capaci di aprire una breccia. Anche perché più di qualche interprete è indietro nella tabella di marcia.

Qualcosa di diverso, invece, si è visto in difesa. Il reparto sembra aver trovato maggiore compattezza e, soprattutto, Seck sta diventando una presenza sempre più affidabile. Il suo rendimento è una delle indicazioni positive di questo avvio: personalità, attenzione e una crescita evidente nella gestione delle situazioni difensive. Non è poco. Una squadra ambiziosa deve necessariamente avere una base solida sulla quale costruire. Poi è ovvio che per vincere le partite, prima o poi bisogna anche fare gol. Ed è qui che il Foggia deve cambiare passo. A centrocampo Gallo e Zuccon stanno crescendo, ma il reparto non ha ancora trovato quella scintilla che può trasformare una squadra ordinata in una squadra capace di fare male. Si avverte l’assenza di un elemento in grado di rompere gli equilibri: uno strappo, un inserimento, una giocata verticale, una conclusione da fuori. Qualcuno che sappia portare il pallone avanti e, soprattutto, che abbia la capacità di farsi sentire in zona-tiro. Houdi non ha ancora convinto e il centrocampo, di conseguenza, rischia di rimanere troppo lineare. Ordinato, forse, ma poco incisivo. E una squadra che non riesce a portare uomini oltre la linea della palla finisce inevitabilmente per affidarsi alle iniziative dei singoli. Davanti, poi, c’è un altro capitolo da affrontare. Petito ha mostrato maggiore vivacità e rappresenta una delle poche note offensive positive. Ravasio è invece apparso ancora lontano dalla condizione migliore: il suo ritardo è evidente e il Foggia ha bisogno che ritrovi rapidamente ritmo e fiducia. Panico, infine, è rimasto troppo spesso ai margini del gioco, senza quella presenza offensiva che dovrebbe garantirgli un ruolo più centrale. Non è soltanto un problema degli attaccanti. Se il pallone arriva male, se il centrocampo non accompagna e se la squadra non attacca la profondità, anche chi gioca davanti finisce per pagare il conto. Ma proprio per questo Auteri è  chiamato a trovare soluzioni rapidamente. Anche se la cosa sembra preoccuparlo poco: “Questione di tempo, ma siamo sulla buona strada”, continua a ripetere fino alla noia il tecnico di Floridia. Il Foggia, però, non ha ancora un’identità precisa. Si intravedono alcune caratteristiche, ma non sono ancora diventate un sistema riconoscibile. La squadra deve sapere come vuole attaccare, come vuole difendere, dove vuole recuperare palla e come vuole reagire quando la perde. Deve diventare, insomma, una squadra che si riconosce. E Sesto San Giovanni domenica prossima sarà un passaggio importante. L’Inter U23 è un avversario che per caratteristiche può mettere in difficoltà il Foggia. Giovane, brillante, frizzante, con giocatori capaci di correre e attaccare gli spazi, la formazione nerazzurra può imporre ritmi alti e rendere la partita molto aperta. Per i rossoneri sarà fondamentale non concedere campo alle ripartenze e non farsi trascinare in una gara giocata soltanto sulla velocità. Ma difendersi non basterà. Il Foggia dovrà avere il coraggio di proporre. Dovrà provare a togliere iniziativa all’Inter U23, alzare il baricentro quando sarà possibile e sfruttare ogni occasione per portare uomini negli ultimi metri. Serviranno più intensità, più verticalità e una maggiore partecipazione degli uomini di centrocampo alla fase offensiva. Sarà una partita utile soprattutto per misurare i progressi. Non per dare sentenze definitive, ma per capire se il lavoro di Auteri comincia finalmente a produrre una squadra più riconoscibile. Il campionato è lungo e ci sono margini per correggere ciò che non funziona. Ma proprio perché la stagione è appena cominciata, è questo il momento nel quale bisogna cominciare a costruire certezze. Il Foggia, oggi, ne ha ancora poche. A Sesto San Giovanni servirà dunque qualcosa in più del semplice risultato. Servirà una risposta sul piano del gioco, dell’atteggiamento e della personalità. Perché il Foggia può ancora essere una squadra da costruire. Ma deve cominciare, partita dopo partita, a diventare una squadra riconoscibile. Come lo sono state sempre le formazioni di Auteri.

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