Il business milionario del mercato nero dei ricambi di auto: a Cerignola la base della filiera del riciclaggio
L’ennesima operazione contro il traffico di autovetture rubate conferma come il fenomeno rappresenti ormai una pratica criminale consolidata e reiterata, capace di rigenerarsi nonostante le continue attività investigative e i numerosi arresti eseguiti negli ultimi mesi. L’ultima operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Foggia si inserisce infatti in una lunga sequenza di interventi che, da marzo a oggi, hanno documentato l’esistenza di gruppi organizzati dediti al furto di veicoli, al riciclaggio dei componenti e alla loro commercializzazione sul mercato nero. Ieri, i finanzieri del Comando Provinciale di Foggia hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali coercitive, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di 13 persone indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato di autovetture, ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio. Il provvedimento dispone gli arresti domiciliari per dieci indagati, il divieto di dimora nei confronti di un undicesimo soggetto e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altri due. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Foggia, il sodalizio criminale operava attraverso una precisa suddivisione dei compiti tra un gruppo attivo nel territorio di Bitonto e uno con base a Cerignola. I primi si sarebbero occupati dell’esecuzione materiale dei furti di autovetture nel Barese, utilizzando il consolidato sistema della cosiddetta “spintarella”, effettuata con veicoli di grossa cilindrata appositamente modificati. Le auto rubate venivano poi trasferite rapidamente in aree rurali isolate, dove erano smontate e “cannibalizzate”. Alla componente cerignolana sarebbe invece spettata la gestione dell’intera filiera successiva: trasporto dei pezzi, deposito in siti ritenuti sicuri e consegna ad autodemolitori compiacenti, incaricati di reimmettere i ricambi nel redditizio mercato clandestino. Le indagini hanno inoltre evidenziato come parte dei profitti illeciti venisse reinvestita dal presunto promotore dell’associazione attraverso l’acquisto di nuove autovetture formalmente destinate al noleggio, così da ostacolare la ricostruzione dell’origine del denaro e reinserirlo nell’economia legale. Tale operazione rappresenta soltanto l’ultimo tassello di un fenomeno che negli ultimi mesi ha visto una costante successione di indagini e provvedimenti giudiziari.
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