Un ricchissimo apporto di testimonianze sull’eredità dell’agire politico e dell’impegno letterario di Mariateresa Di Lascia è stato raccolto ieri, sabato 7 ottobre, nell’Auditorium Santa Chiara a Foggia. L’assemblea pubblica dal titolo “Trent'anni "senza" Mariateresa Di Lascia, un vuoto dove passa ogni cosa", è stata organizzata dall’Associazione Nessuno tocchi Caino – Spes contra spem e dall’Associazione radicale Mariateresa Di Lascia di Foggia.
L’evento è stato articolato in due sessioni, la prima con interventi sulle iniziative di Nessuno tocchi Caino contro i regimi della pena di morte, della morte per pena e della prevenzione antimafia. Oltre ai dirigenti di Nessuno tocchi Caino Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti hanno preso la parola Presidenti degli ordini degli avvocati e delle Camere penali pugliesi, direttori di istituti penitenziari e rappresentanti delle forze politiche.
La seconda sessione, incentrata sulle origini e la visione di Mariateresa Di Lascia nella sua opera letteraria, civile e politica, ha visto gli interventi di rappresentanti del Comune di Rocchetta Sant’Antonio che a Mariateresa ha dato i natali, parenti e amici di infanzia, intellettuali che della scrittrice hanno studiato e divulgato l'opera.
Particolarmente sentito l’intervento di apertura di Sergio D’Elia “Mariateresa Di Lascia è stata l’angelo custode della mia seconda vita” ha detto commosso in riferimento all’incontro con la politica di Rocchetta Sant’Antonio con la quale è stato sposato e che ha accompagnato il cammino della sua “conversione” alla nonviolenza, grazie all’incontro con Marco Pannella dopo anni di detenzione per la sua adesione all’organizzazione terroristica Prima Linea e alla lotta armata militante.
Straordinario l’excursus di Tullio Padovani, Presidente d’onore di Nessuno tocchi Caino, sulle misure di prevenzione oggetto di una storica battaglia civile dell’associazione fondata da Di Lascia “vero e proprio morbo che intossica la nostra cultura giuridica da 170 anni” ha affermato in un passaggio del suo intervento.
In questo ambito si collocano anche le misure interdittive antimafia con cui il prefetto vieta a un’impresa o a un imprenditore di avere rapporti con la pubblica amministrazione quando sussiste il rischio di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, argomento particolarmente sensibile per il territorio della provincia di Foggia in cui si registra un’applicazione da numeri record di questo tipo di provvedimento.
“Le interdittive devono essere considerate a pieno titolo misure gravemente afflittive e devono essere ascritte al concetto di sanzione, con l’aggravante che la fine della pena è mai, si parla di ergastolo imprenditoriale proprio perchè un’impresa che viene attinta da una misura interdittiva non ha nessuna possibilità di rientrare nel mercato” ha precisato Francesca Cangelli, Professoressa ordinaria di Diritto amministrativo Università di Foggia.
Ulteriori approfondimenti sui contenuti dell’assemblea, cui ha preso parte anche Piero Paciello, seguiranno nelle prossime edizioni de l’Attacco.
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