Il portale Booking.com ha analizzato le ricerche effettuate tra l’1 gennaio e il 31 maggio per soggiorni previsti tra in tutto il mese di agosto prossimo. E le intenzioni di viaggio dei turisti internazionali si sono indirizzate maggiormente verso l’Italia, con particolare predilezione per la Puglia che primeggia in vetta e per Vieste, ovviamente. I viaggiatori scelgono la regione non soltanto per il patrimonio paesaggistico e culturale, ma anche per vivere esperienze capaci di raccontarne l’identità più profonda. Ed è in questo solco e con questa convinzione che l’Oleificio Cericola – che ha sede a Borgo Incoronata – si sta muovendo: offrendo un’accoglienza che ha fulcro nel frantoio, estendendosi ben oltre. L’azienda, fondata nel 1998, è oggi una delle realtà più riconosciute dell’eccellenza olearia pugliese. Non soltanto per la qualità dell’olio, ma anche per la capacità di trasformare la produzione in un racconto che avviene in un insolito luogo di incontro: il nuovo frantoio inaugurato nel 2025, che è il simbolo di questa visione. Veronica Leone è la responsabile amministrativa e commerciale e descrive con naturalezza tutti i dettagli come se fossero ovvi, lasciando percepire anche a distanza un lavoro che ha richiesto anni di studio, investimenti e ostinazione. La famiglia è parte integrante di questa storia: il papà Pietro e la madre Emilia, i fratelli Luigi e Michele, le cognate Mariangela e Annarita. Una dimensione familiare che permea la cultura aziendale e la capacità di innovare senza perdere il legame con la tradizione. “Abbiamo un solo frantoio, con due linee di lavorazione”, spiega a l’Attacco. Si avvalgono della macchina brevettata dal padre Pietro e dai fratelli - il Moliden -, che è un dispositivo che elimina il nocciolo prima della lavorazione della pasta delle olive. Non è una denocciolatrice tradizionale - sottolinea Veronica -, ma un sistema integrato che permette di ottenere un nocciolino già frantumato, pronto per essere utilizzato come combustibile. “Lo usiamo per la caldaia del frantoio e lo vendiamo per le stufe a pellet”, racconta. È un esempio concreto di sostenibilità circolare: niente sprechi o, peggio ancora, rifiuti pericolosi. Tutto ciò che esce dal processo produttivo trova una nuova vita. La sansa va alle centrali di biogas, le foglie agli allevatori. Questa attenzione alla sostenibilità non pare essere un vezzo, quanto piuttosto uno degli elementi che concorrono ad un modello più ampio che unisce produzione, cultura e territorio. La visita al frantoio è un percorso “immersivo”, capace di raccontare l’olio come elemento identitario della Puglia. Non è un caso che la regione, nel 2025, abbia registrato oltre 6,7 milioni di arrivi e 22,7 milioni di presenze, con una crescita del turismo internazionale del 25%. L’olio extravergine diventa così una chiave di lettura del territorio, un modo per comprenderne la sua storia, insieme alla cultura.